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lunedì 20 maggio 2019.
Meno armi pericolose, più sicurezza per la Svizzera

Uniti dal diritto esprime grande soddisfazione per il risultato odierno, specialmente per le famiglie dei poliziotti e delle guardie di frontiera, svizzeri, italiani, francesi, tedeschi: è finito il rischio di finire crivellati dai colpi di armi vendute nei negozi svizzeri. Il popolo svizzero ha accettato a larga maggioranza la revisione della legge sulle armi, sconfessando l’UDC promotore del referendum.

La vittoria del no in Ticino è invece frutto di una campagna di disinformazione. La lobby delle armi ha raccolto ampi mezzi finanziari per tappezzare le strade e i giornali ticinesi di inserzioni. I media sono stati inondati di paure infondate, come quella secondo cui tutti i possessori di un’arma sarebbero stati automaticamente colpiti della legge, come tiratori e cacciatori.

Non da ultimo vogliamo ricordare come il ministro Gobbi sia stato l’unico ministro di polizia di tutta la Svizzera che ha fatto una clamorosa campagna contro la legge federale. Citiamo ad esempio il primo incontro della nuova legislatura con i dirigenti funzionari del suo dipartimento, che è stato organizzato in un poligono di tiro a soli pochi giorni dal voto. Avendo sostenuto una proposta che ha messo a rischio gli accordi di cooperazione delle polizie dei cantoni svizzeri con le polizie dei Paesi dello spazio Schengen/Dublino, riteniamo che il Consigliere di Stato dovrebbe dimissionare come presidente della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS).

L’Associazione Uniti dal Diritto coglie l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto la campagna del SÌ.

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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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