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Politica
sabato 3 agosto 2019.
Le favole e lo Stato
di Nicoletta Noi-Togni

Ci sono politici – e non solo – che appena si dice “Guglielmo Tell” si affannano a ribadire e a spiegare che il personaggio non e’ mai esistito, che la storia che abbiamo appreso sui banchi di scuola (oggi magari non più) è stata unicamente un parto della mente (e dell’ingegno) del grande Friedrich Schiller tradotto poi in musica dal anch’esso grande Gioachino Rossini nel 1829.

E ogni volta che questo accade, ogni volta che si smentisce un fatto che è diventato credenza ed ha raggiunto l’immaginazione e la memoria collettiva, ci sentiamo defraudati di qualcosa, traditi – in questo caso – dall’annullamento di un pensiero, quasi di un sogno, di bello e di giusto. Si, ci sentiamo derubati e la cosa non è indifferente. Perché i valori che ruotano intorno alla figura del Tell sono molti e vanno ben oltre il sogno. I valori sono quelli del coraggio, della forza che è grandezza, del sacrificio, della giustizia, della fiducia in se’ stessi, della sfida consapevole, dell’onore, della dignità, della speranza, della difesa del territorio e di chi ci abita, dell’altruismo, della solidarietà. Si, la “Realpolitik” può accanirsi contro simboli e miti che portano ad una visione idealistica dello Stato del passato, pur sapendo che da sempre i popoli attingono ad essi, in certi casi addirittura per la loro sopravvivenza. Però sarebbe anche compito della politica del reale occuparsi dei nuovi miti e indagarne la verità. E’ di questi giorni la pubblicazione di uno studio (ce ne sono già stati altri che giungono alle stesse conclusioni) che sfata il mito delle fusioni comunali. Adottata questa modalità come panacea di tutti i mali, propagandata ad oltranza da Governi e partiti si rivela oggi inutile ai fini del risparmio. Non solo: appurato è anche che le fusioni dei Comuni provocano la progressiva perdita di interesse da parte dei cittadini per la cosa pubblica che recepiscono come lontana ed estranea al loro mondo abituale. Il ricercatore Michael Strebel dell’Università di Zurigo afferma che, come dimostrano anche studi fatti all’estero, le fusioni non sono certo il metodo per sanare le finanze dei Comuni in difficoltà; inoltre c’è sfiducia dei cittadini nei confronti di chi li governa, dice lo studioso che accenna comunque alla maggior professionalità di Municipi che, con la fusione, dispongono di esecutivi che lavorano con percentuali di occupazione alti. La domanda è se debba valere di più in un Comune la cosidetta professionalità dell’esecutivo (cosa fa allora l’Amministrazione) o se debbano essere considerati i valori democratici e umani. Nei Grigioni gli ultimi vent’anni hanno visto 40 fusioni di Comuni per le quali il Cantone ha investito 190 milioni. Che, secondo il ricercatore, si potevano investire meglio, per esempio istituendo nelle regioni deboli posti di lavoro. Il Consigliere di Stato interpellato sulla bontà di continuare a fusionare ha risposto che s’ intende scendere ad un totale di 50 Comuni nei Grigioni. Il beneficio sarebbe “la comodità” - per il Governo – di poter trattare con pochi, invece che con tanti, Comuni. Questo è certamente vero ma abbiamo eletto i Consiglieri di Stato, ben stipendiati e con grande pensione , perché abbiano la vita facile?? Che ai tempi di Tell il ragionamento fosse un altro, mito o no, è certamente vero. Se già volete toglierci tutto, lasciateci almeno quel mito.

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„I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria.“

Platone

 
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