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Regionale
sabato 17 agosto 2019.
Magistri nuova pubblicazione
di Massimo Lardi

Gabriele Schmid, Jacomo Angelini – Jakob Engel. Ein Graubündner als Hofbaumeister in Eichstätt, EOS Druck Sankt Ottilien, 2019

Per la gioia degli appassionati dei Magistri mesolcinesi è apparsa recentemente una monografia a più mani su Giacomo Angelini, per oltre cinquant’ anni primo architetto di corte di quattro principi vescovi di Eichstätt tra la seconda metà del 17. e la seconda decade del 18. secolo (www.eichstaetter-diozesanges...). Giacomo Angelini, originario di Monticello, fu a lungo ritenuto bavarese per essersi sempre firmato con il nome tedeschizzato di Jacob Engel. Un magistro che conosciamo grazie all’opera fondamentale I Magistri Grigioni di Arnoldo M. Zendralli apparsa nel 1958. Ma se il nostro professore gli dedica in tutto sei pagine di testo e di fotografie, citandolo inoltre ripetutamente per la sua importante attività edile e di progettazione architettonica, il libro in parola gliene dedica più di 330 con oltre 100 fotografie, e costituisce il punto di arrivo degli studi compiuti su Angelini fino al giorno d’oggi.
La monografia è edita da Emanuel Braun, Franz Heiler, Klaus Littger, Erich Naab per incarico della Società storica della Diocesi di Eichstätt. È costituita da quattro saggi di varia lunghezza, i cui titoli riassumono egregiamente il contenuto del libro. Autore del primo articolo, di oltre 200 pagine, Jakob Engel (1632 – 1714). Un contributo alla storia dell’architettura della Germania meridionale dopo la Guerra dei Trent’anni, per così dire l’articolo eponimo, è la signora Gabriele Schmid. Il secondo saggio, di 30 pp., è di Peter Leuschner: Sei edifici di Giacomo Angelini e la loro attuale destinazione d’uso. Un contributo alla protezione dei monumenti. Il terzo contributo, Il castello di caccia di Hofstetten – analisi in profondità di una costruzione di Giacomo Angelini. Ricerca architettonica sul castello di Hofstetten di oltre 60 pp. è firmato da Juri-Johannes Leuschner. Il quarto saggio di una decina di pp., intitolato Le costruzioni di Giacomo Angelini dall’attuale punto di vista della tutela dei beni culturali è di Emanuel Braun che della monografia è il direttore editoriale e ne ha stilato la prefazione.
Nelle sue pagine Zendralli fornisce una lista delle opere di Angelini, otto fotografie di opere famose, di cui non tutte di sicura attribuzione, un giudizio sommario sul suo stile e pochissime informazioni sulla sua vita, rimasta avvolta nel mistero. Lascia pertanto senza risposta una lunga serie di domande che trovano finalmente risposta negli articoli citati. Rimangono nell’ombra la sua infanzia, la sua giovinezza in patria e persino la sua formazione, ma è spiegata con dovizia di particolari la sua sfera professionale nonché quella privata ad Eichstätt. Sono messe in luce le caratteristiche dei suoi disegni, progetti, preventivi e commenti originali (in un tedesco non sempre impeccabile ma concreto), della sua morfologia e sintassi architettonica, la solidità del suo lavoro, la scelta dei materiali, il prestigio e la fama acquisiti in tanti anni, per cui fu richiesto come consulente in casi assai difficili in tutta l’area germanica meridionale e svizzera. Da queste informazioni risultano chiari i rapporti con i suoi committenti, i principi vescovi, i canonici della cattedrale, le parrocchie, i conventi e i privati, nonché con i suoi numerosi collaboratori, muratori, carpentieri, stuccatori e altri, tra i quali molti mesolcinesi. Gabriele Schmid corona il suo saggio con un elenco completo in ordine alfabetico delle opere e dei restauri, svelati nel loro percorso creativo grazie a nuove ricerche documentarie, e lo conclude con la riproduzione di un buon numero di documenti originali, con i registri delle persone, dei luoghi e della bibliografia utilizzata.
I contributi di Peter Leuschner, di Juri-Johannes Leuschner e di Emanuel Braun non si fermano al percorso creativo ma ricostruiscono l’intera storia di alcuni monumenti di Angelini ancora oggi più che mai determinanti per l’affascinante aspetto urbanistico di vari centri della Baviera. Il primo approfondisce la genesi di sei importanti edifici profani, analizza le modifiche architettoniche, i passaggi di proprietà, i molteplici cambiamenti d’utilizzo verificatisi attraverso i secoli fino al tempo presente. Il lungo saggio di Juri-Johannes Leuschner mette ulteriormente in luce il metodo di lavoro e la genialità di Angelini sulla scorta di indagini diagnostiche sul castello di caccia di Hofstetten, innestato su una costruzione medievale. Emanuel Braun – tutt’altro che sconosciuto alle nostre latitudini per aver, tra l’altro, realizzato nel 2004 insieme a Silvio Margadant l’edizione bilingue (italiano e tedesco) dell’autobiografia di Giovanni Domenico Barbieri di Roveredo (1704-1764) – considera alcune costruzioni di Giacomo Angelini dall’attuale punto di vista della tutela dei beni culturali, segnalando alcuni interventi modernissimi effettuati su edifici di particolare prestigio, oggi utilizzati dall’Università di Eichstätt.

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Ogni uomo può dire quante oche o quante pecore possiede, ma non quanti amici.

Cicerone

 
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