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Cultura
domenica 18 agosto 2019.
Noi e la natura
di Marica Iannuzzi

Seduta in riva alla Calancasca, con il sole che si riflette sul mio taccuino, leggere brezze di vento che alzano i ciuffi ribelli, il mio sguardo si posa sulla vegetazione: piccoli fiori bianchi che cercano di farsi breccia tra gli interstizi dei sassi e verdi chiazze di muschio che cercano di espandersi sulla superficie delle rocce. È così che mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che, ancora oggi, nella Natura ci sono i segni e l’idea di resistenza, poiché – nonostante tutto – essa continua ad esserci e a manifestarsi.
L’idea di resistenza c’è anche nelle parole, io credo, anche nelle riflessioni che ognuno di noi può fare davanti allo scorrere di un fiume, in un luogo genuino e incontaminato come quello della Val Calanca.
La Natura è qualcosa in continuo movimento, onnipresente, che si sviluppa senza le nostre indicazioni. Le stelle, infatti, non hanno bisogno di cartelli stradali per percorrere le strade del cielo e noi non abbiamo bisogno di pagare un biglietto d’entrata per ammirare con il naso all’insù lo spettacolo stellare. La gratuità della Natura è una caratteristica che diamo troppo spesso per scontato e di cui, troppo spesso, vogliamo prenderci il merito. Ma quale ruolo ha effettivamente l’essere umano all’interno della Natura? Ne siamo ospiti o padroni?
Nel bene o nel male, il rapporto tra essere umano e Natura cambia con il tempo, e lo stesso vale per le definizioni o le etichette. Quando si agitano questioni di linguaggio, infatti, c’è qualche sommovimento sociale in atto. Sintonizzandoci sulla frequenza del nostro presente, ci è facile percepire che stiamo vivendo in un’epoca di cambiamenti sociali. E nella nostra società la capacità più difficile ma fondamentale da acquisire è proprio quella di osservare: saper vedere la Natura, o meglio, tutto ciò che ci circonda. Ma non basta solo vedere, bisogna anche saper guardare e, ancora, bisogna saper scegliere dove indirizzare lo sguardo. Abbiamo il diritto di guardare nella direzione che vogliamo, ma senza dimenticarci che un diritto non è mai scontato. Abbiamo anche il dovere di guardare, insieme – in quanto esseri umani – nella stessa direzione. Il dovere che abbiamo oggi, forse più di prima, è di guardare la Natura e di guardare il nostro (mutato) rapporto con essa.
Ma lo sappiamo, l’essere umano è un animale desiderante e la ricerca è parte dell’istinto. Le nostre impronte, oggigiorno, stanno forse oltrepassando i limiti della Natura. Siamo destinati a fare la fine dell’Ulisse dantesco o riusciremo a superare le Colonne d’Ercole? Una delle virtù umane di cui dobbiamo prendere coscienza è la responsabilità che abbiamo di fronte alla Natura e di fronte agli altri esseri umani.
Insomma, davanti allo scroscio di un fiume, allo sbocciare di un fiore, alla luminosità di un cielo stellato potremmo provare a (ri)leggere “Versicoli quasi ecologici”, una bellissima poesia di Giorgio Caproni; in particolare, potremmo provare ad aggiungere un punto interrogativo al verso finale e riflettere sulla possibile risposta:
“Come /potrebbe tornare a essere bella, / scomparso l’uomo, la terra?”

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“Un timoniere di valore continua a navigare anche con la vela a brandelli.”

Seneca

 
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