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Fuori regione
giovedì 29 agosto 2019.
Interventi del CN Marco Chiesa presso il Cardiocentro di Lugano.

Pubblichiamo gli interventi del Presidente della Deputazione alle Camere federali, Consigliere nazionale Marco Chiesa, che ha tenuto presso il Cardiocentro e che terrà a breve a Lugano.

(Cardiocentro)

Care amiche e cari amici,
Quando mi è stato chiesto dove avrei voluto festeggiare la presidenza della deputazione ticinese alle Camere mi è venuto spontaneo chiedere al Prof di ospitarci qui al Cardiocentro.
Temevo tuttavia che questa presenza potesse essere letta come una strumentale preferenza di campo nel dibattito tra EOC e Cardiocentro. Fortunatamente essendosi tutto risolto per il meglio, all’insegna del più classico compromesso svizzero, posso dirvi per quali motivi penso siamo al posto giusto e perché apprezzo questa struttura e chi l’ha fatta diventare grande.
In primo luogo perché queste mura sono il frutto di una visione. E della perseveranza. Ciò ci insegna a mai mollare, e a credere fino in fondo in quello che facciamo.
In secondo luogo perché il Cardiocentro ha reso il Ticino più svizzero. Troppo spesso ci dimentichiamo che questo istituto ha fermato il così detto treno per Zurigo: una migrazione a cui i pazienti cardiopatici ticinesi, e le loro famiglie, erano costretti nel momento di massima sofferenza. Oggi invece, grazie all’intuizione del Prof Moccetti e al lavoro di tutti i collaboratori, abbiamo nel nostro Cantone un centro che non solo regge il confronto nazionale ma anche quello internazionale. Capita di dare per scontati questi servizi a beneficio della popolazione, che invece sono straordinari.
Infine, l’ultimo aspetto che desidero sottolineare, è che il Cardiocentro regala umanità. E proprio su questo ultimo punto vorrei soffermarmi qualche minuto prima di lasciarci condurre dai padroni di casa. La vita non ci offre solo rose e fiori, talvolta ci confronta con delle difficili sfide. E all’improvviso è possibile che ci troviamo confrontati con situazioni inattese e che cambiano tutte le nostre priorità.
Da anni lavoro nel settore sociosanitario e mi trovo a contatto con persone che vivono questi momenti difficili. E per questo che tra tante cose importanti e rappresentative che avremmo potuto visitare a Lugano, penso al centro di calcolo, al LAC, all’USI, ho creduto importante venire qui per riflettere sul fatto che non esiste solo la politica, il confronto e la campagna elettorale. C’è l’essere umano, le sue fragilità, le sue debolezze e, chiaramente, anche le sue forze e la sua vitalità.

(Palazzo Civico)

L’altro ieri ho letto un titolo che ha attirato la mia attenzione e suscitato il sorriso dei miei figli.
Diceva: “Marco Chiesa in visita a Lugano.”.
Mathias e Micol mi hanno guardato stupiti e detto, “noi siamo di Lugano”, “questa è casa nostra!”. Mica ci andiamo in visita.
Hanno ragione la mia famiglia paterna è di Viganello, io stesso sono nato al vecchio Civico ed ho vissuto tutta la città, da Molino Nuovo a Villa Luganese a Pregassona e ora a Ruvigliana. Per non parlare della Valcolla dove mia madre è stata per anni segretaria comunale di Cimadera.
Questa città, che amiamo, è proprio casa nostra.
Sia come cittadini che sportivi, e non potrebbe essere altro con un padre che militava in una squadra mai dimenticata che ha vinto la Coppa svizzera.
Dunque comprenderete l’onore e l’emozione di questa serata a Palazzo civico. Un palazzo che ho frequentato per una decina d’anni in qualità di consigliere comunale.
Beh ne è passata di acqua sotto i ponti. E i ponti non sono più quelli di via Fola o della Madonnetta, tra una sponda e l’altra del Cassarate. Sono quelli di Berna dove tutti noi della deputazione ticinese, che saluto e ringrazio per la presenza, ci impegniamo in favore del nostro Cantone e per la sua popolazione, onorando la fiducia che ci è stata concessa.
Questa sera il mio pensiero non va dunque a ciò che ci divide ma a ciò che ci unisce. Penso in particolare all’importanza della nostra democrazia che ci rende tutti protagonisti.
La Svizzera è un Paese meraviglioso perché non relega il cittadino a semplice elettore ogni quattro anni, ma lo valorizza perché può costantemente correggere le nostre decisioni e proporre soluzioni diverse.
Ma per far sì che questo patto tra elettore ed eletti continui nel tempo, dobbiamo applicare le decisioni del Sovrano e impegnarci per mantenere una Svizzera unita tra le sue parti, cosi come recita il mosaico svizzero con il motto “uno per tutti e tutti per uno” o come aveva consigliato San Nicolao della Flue nella sua lettera ai bernesi.
Il nostro Santo Patrono è un personaggio affascinante.
Nicolao prima di tutto è un marito che senza il consenso di sua moglie Dorotea non avrebbe potuto perseguire la sua missione. Lui stesso ha detto di esserle grato per sempre. Questo a dimostrazione, come se ce ne fosse ancora bisogno, che il ruolo di una donna è determinante. Approfitto dunque per ringraziare mia moglie per tutto ciò che fa per noi e per la nostra famiglia.
Dal Nicolao politico credo che possiamo ricavare ancora molti insegnamenti. L’indipendenza, l’autodeterminazione, la capacità di crescere grazie all’aiuto reciproco, i principi universali insiti nelle nostre radici cristiane, tutti valori che formano il patrimonio collettivo del nostro Paese e del nostro Popolo. E che ritengo si debbano coltivare e preservare.
Concludo ringraziando tutti voi per la presenza, care amiche e cari amici, e dedico un ultimo pensiero al corpo dei volontari luganesi che ho sempre profondamente ammirato. Grazie al loro intervento, alla loro forza e volontà nel respingere i Cisalpini, siamo diventati “liberi e svizzeri”.
Al nostro Paese, e a tutti noi, auguro dunque di poter continuare a coltivare le nostre differenze sulla base di quel denominatore comune che ci accomuna: l’amore per la Svizzera.

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“Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie... lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.”

ORIANA FALLACI

 
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