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martedì 3 settembre 2019.
Internamenti amministrativi: La Riabilitazione delle persone coinvolte è solo all’inizio

Con la pubblicazione della sintesi dei risultati delle sue ricerche la Commissione peritale indipendente (CPI) conclude il suo lavoro. La presente rielaborazione storica contribuisce alla riabilitazione delle persone coinvolte negli internamenti amministrativi in Svizzera. Inoltre, la CPI presenta le sue raccomandazioni al Consiglio federale con cui invita a proseguire il processo di riabilitazione avviato attuando ulteriori provvedimenti. Da un lato, la CPI raccomanda un sostegno finanziario per migliorare le precarie condizioni di vita delle persone che hanno vissuto tali situazioni. Dall’altro, la Commissione peritale propone la fondazione di una "Casa dell’altra Svizzera" che dovrebbe fungere da luogo di scambio e sostegno alle persone interessate e combinare varie misure concrete di riabilitazione.

Dopo oltre quattro anni di lavoro sono ora disponibili i risultati della rielaborazione storica degli internamenti amministrativi in Svizzera. I risultati scientifici dimostrano che, data la lunga durata e l’elevato numero di persone coinvolte, l’internamento amministrativo è stato un fenomeno di grande portata. Durante il Novecento le autorità di tutta la Svizzera hanno rinchiuso senza processo, e senza aver commesso alcun delitto, almeno 60’000 persone in almeno 648 istituti. Le persone interessate provenivano da diversi ambiti sociali e spesso erano giudicate "scansafatiche", "sregolate" o "alcolizzate". Ciò che accomunava tutte loro era una posizione ai margini della società perché stigmatizzate dalle autorità come "non conformi alle norme". Inoltre, dagli studi della CPI emerge che gli internamenti amministrativi in Svizzera erano poco formalizzati nonostante ci fosse una base giuridica. Le decisioni sugli internamenti negli istituti e sui ricorsi sono state spesso prese da singoli individui e nella maggior parte dei casi erano di carattere arbitrario.

La CPI ha inoltre dimostrato che le autorità hanno adottato misure coercitive a scopo assistenziale presso istituti chiusi per far fronte a questioni sociali e politiche. Una serie di problemi sociali è stata "risolta" tramite gli internamenti amministrativi, come ad esempio fornire assistenza ai poveri, combattere l’alcolismo, mantenere l’ordine pubblico e morale, o "rieducare" giovani e giovani adulti considerati "moralmente abbandonati". Le persone internate erano in balia dei responsabili degli istituti in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Sebbene non avessero commesso alcun reato, in molti luoghi venivano imprigionate insieme a chi li aveva commessi. La CPI ha dimostrato varie forme di abuso di potere negli istituti, che vanno da abusi sessuali a punizioni simili alla tortura. Anche il momento del rilascio e le successive condizioni di vita erano nelle mani delle direzioni degli istituti. Molte persone sono rimaste nel mirino delle autorità anche dopo il loro rilascio e hanno dovuto lottare contro la stigmatizzazione sociale per tutta la vita.

Il processo di riabilitazione è solo all’inizio

Con le sue analisi scientifiche, la CPI contribuisce alla riabilitazione delle persone colpite dalle misure coercitive a scopo assistenziale avvenute in Svizzera. Il processo di riabilitazione avviato deve essere approfondito su vari livelli. Il punto di partenza sono le misure in corso, tra cui il versamento dei contributi di solidarietà da parte dell’Ufficio federale di giustizia e l’analisi scientifica di altri aspetti della prassi a scopo assistenziale nell’ambito del programma nazionale di ricerca "Assistenza e coercizione" (PNR 76). La CPI ritiene inoltre che siano necessarie disposizioni supplementari affinché la loro riabilitazione sia possibile. Essa raccomanda i seguenti provvedimenti concreti.

Ulteriori prestazioni finanziarie alle persone coinvolte

La CPI raccomanda il versamento di ulteriori prestazioni finanziarie alle persone colpite, oltre al fondo di aiuto immediato e ai contributi di solidarietà. Molte persone che sono state vittime di misure coercitive a scopo assistenziale vivono ancora oggi in condizioni economiche e di salute precarie. Dal lavoro della CPI emerge che si tratta spesso di conseguenze dirette delle severe misure adottate dalle autorità. L’integrazione sociale e professionale delle persone coinvolte è stata resa ancor più difficile nel corso della loro vita a causa dell’esclusione e della conseguente stigmatizzazione. Molte soffrono ancora oggi di problemi psicologici e fisici a causa delle cattive condizioni di vita e delle esperienze traumatiche vissute. Pertanto, contributi finanziari supplementari e perenni possono aiutare a migliorare la qualità di vita di queste persone.

In concreto, la CPI raccomanda l’attuazione di proposte che non sono ancora state prese in considerazione. Tra queste figurano abbonamenti generali gratuiti delle FFS, esenzioni fiscali cantonali per le persone con debiti fiscali elevati a causa delle condizioni di vita precarie, la costituzione di un fondo di aiuto per la copertura delle spese sanitarie non assicurate e il diritto a una rendita speciale a vita. La Commissione peritale indipendente raccomanda inoltre di abolire completamente la scadenza per la presentazione delle domande di contributi di solidarietà.

La "Casa dell’altra Svizzera" come luogo di riabilitazione

La CPI raccomanda anche l’introduzione di misure a lungo termine che promuovano in varie forme la riabilitazione delle persone coinvolte. A tal fine propone la fondazione di un luogo dedicato alle persone vittime di misure coercitive a scopo assistenziale, la "Casa dell’altra Svizzera", che riunisca sotto lo stesso tetto diverse funzioni. Con mostre ed eventi, chi ha vissuto queste esperienze potrebbe determinare le tematiche da affrontare e presentarle a un vasto pubblico dal proprio punto di vista. Per far sì che tali richieste siano ascoltate, le persone interessate dovrebbero essere assistite nell’esercizio dei loro diritti politici. La "Casa dell’altra Svizzera" fornirebbe l’infrastruttura necessaria e lo spazio per la consultazione e lo scambio. Inoltre, la CPI raccomanda che essa offra a queste persone il libero accesso alle offerte educative e alle attività culturali. La "Casa dell’altra Svizzera" servirebbe anche come luogo di ricordo storico e come punto di partenza per nuove iniziative di ricerca caratterizzate da un approccio partecipativo per colmare le lacune nella conoscenza della storia delle misure coercitive a scopo assistenziale.

CPI – una rielaborazione scientifica degli internamenti amministrativi Dal 2014, la Commissione peritale indipendente (CPI) Internamenti amministrativi, istituita dal Consiglio federale, è incaricata di esaminare e documentare la storia degli internamenti amministrativi in Svizzera. Tale nozione fa riferimento a misure che, fino al 1981, hanno portato alla privazione della libertà e al confinamento in diversi istituti chiusi in Svizzera. L’internamento amministrativo veniva disposto da autorità amministrative in quanto le persone interessate non avevano commesso alcun reato. In particolare, si trattava di persone stigmatizzate, poiché le autorità consideravano il loro comportamento e il loro stile di vita poco conformi alle norme sociali di allora. Durante questi quattro anni, circa 40 ricercatori e ricercatrici hanno collaborato con la CPI, per lo più a tempo parziale. Nel 2019 la Commissione peritale ha pubblicato i suoi risultati in una serie di dieci volumi presso le case editrici Chronos, Alphil e Casagrande.

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