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Lettere dei lettori
sabato 4 gennaio 2020.
Martin Bundi: un politico nel quale mi riconosco
di Nicoletta Noi-Togni

Francamente: non sono molti i politici nei quali, in tanti anni di carriera, mi sono potuta riconoscere. Ma anche se pochi ce ne sono!

Sono quelli sinceri ed onesti, capaci di principio e di coraggio civile; quelli che non fanno politica per interessi personali o di partito. Uno di questi era Martin Bundi. Era, perché proprio il giorno di Capodanno, nel suo 87esimo anno di età, Martin Bundi ci ha lasciato. Lasciando però nel contempo anche un patrimonio di ricerche storiche sul nostro Cantone dei Grigioni e sull’arco alpino. Cantone e regione che lui ha molto amato e per le quali ha dato molta della sua conoscenza e molto del suo lavoro. Tradotte conoscenza e lavoro in quell’impegno politico che aveva visto Martin Bundi per ben vent’anni (dal 1975 al 1995) al Consiglio Nazionale, da lui presieduto nel 1986. Politico di morale, di concetti, capace di fare quelle differenze che oggi i politici fanno fatica a fare poiché sapeva distinguere tra generale e particolare (aggregazioni ma non isteria di fusioni comunali) tra tradizione e moderno (rispetto di ciò che è stato costruito nel tempo ma anche apertura al nuovo del presente). E che soprattutto sapeva cosa era giusto per i Grigioni. Prova ne è stata la sua continua difesa delle lingue minoritarie, segnatamente del romancio, ma anche di tutto quanto è cultura e bellezza in questo cantone. A lui si devono, oltre a passaggi nel preambolo della Costituzione Federale del 1999, la difesa del principio di territorialità per quanto riguarda la lingua e la riuscita degli sforzi per l’introduzione dell’articolo costituzionale sulle lingue a livello federale. Natura, istituzioni, socialità sono state il corollario di un’attività politica sfociata in mandati e incarichi che Martin Bundi ha ricoperto con la tenacia e la coscienza che la politica tutta gli ha negli anni riconosciuto. Persino il Governo dei Grigioni, abbastanza in ritardo ma pur sempre, attribuendogli nel 2013 il Premio Grigioni per la cultura.
A me, oltre al ricordo per l’opera politica come tale, resta quello dell’uomo Martin Bundi. Che ho conosciuto nei miei primi passi in politica a Coira.
Quando assieme abbiamo lottato per non lasciare radere al suolo il vecchio ospedale psichiatrico Waldhaus, per mantenerne la facciata storica e non lasciar isolare maggiormente i degenti. Era il 1986 e la fermezza del nostro intervento provocava una seria frattura nel partito socialista grigionese, addirittura una scissione. Ammirai in quel momento moltissimo il coraggio di Martin Bundi che, lungi dall’abdicare alla sua convinzione e ai suoi principi, teneva testa al partito. Ben sapendo che stava facendo la cosa giusta anche se il prezzo da pagare sarebbe potuto essere per lui alto. Qualità che avevo avuto occasione di apprezzare anche nella campagna, condotta con lui, nel 1991 per un seggio al Consiglio Nazionale. Vicino ai ricordi restano – come sempre - anche i rimpianti. Uno brucia particolarmente: quello di un ringraziamento scritto ma mai inviato. A Martin Bundi che mi aveva inviato una sua pubblicazione su di una figura di uomo attivo in Val Calanca 400 anni fa - di grande capacità scriveva lui - che era andato “quasi dimenticato”.
Anche questa una grande prova di giustizia e sensibilità, mi dico, guardando tristemente il cartoncino di ringraziamento mai inviato. E rimproverandomi!

Nicoletta Noi-Togni

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