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Lettere dei lettori
lunedì 13 gennaio 2020.
AI GIOVANI, PIU’ CHE LA MORTE, E’ LA VITA A FAR PAURA
di Teresio Bianchessi

Italia. Gli ultimi dati Istat evidenziano un record negativo delle nascite che rimandano ad un calo demografico pari a quello di un secolo fa (biennio 1917/1918), periodo segnato però da duplice sciagura: la grande guerra e l’epidemia conosciuta come “spagnola”.

L’istituto di statistica ha solo messo nero su bianco un’evidenza; basta, infatti, camminare sulle vie della vita per constatare che è più facile inciampare in anziani spesso traballanti, piuttosto che ricevere una sana e robusta spallata da un giovane.
Si dibatte molto sul calo demografico e sotto inchiesta sono finiti di volta in volta la società che invecchia e quindi decessi superiori alle nascite e questo è inconfutabile (sfogliando il bollettino parrocchiale del mio paese natio che non arriva a 1000 abitanti, nell’anagrafe parrocchiale leggo, per l’anno passato, 12 decessi e li conosco, contro 3 nati che non conosco), poi c’è l’incertezza del futuro, la mancanza di lavoro.
Sembrerebbero proprio i temi socio economici i maggiori responsabili del fenomeno, ma, soprattutto per quanto riguarda il calo delle nascite, non ne sono così sicuro e il dubbio mi è venuto preparando una lezione sul tema: “Amore e matrimonio” che terrò a breve in una università della terza età.
Leggendo testi, documentandomi, ho scoperto che il matrimonio ha avuto il suo periodo d’oro dagli anni ’20 agli anni ’70 e cioè fino a quando il movimento studentesco del ’68, il femminismo, la legge su aborto e divorzio, pur espressioni sacrosante di latenti istanze, han finito col dare una spallata alla famiglia.
Credo proprio che il fenomeno delle culle vuote origini lì.
Separazioni e divorzi hanno creato e continuano a creare lacerazioni nelle famiglie, provocando dissapori e conflitti nella coppia, ma soprattutto ferendo nell’anima figli inermi e incolpevoli.
Gli adulti, in modo più o meno conflittuale, se la sbrigano; più faticoso, invece, risulta per il ragazzo o la ragazza sostituire valori ritenuti certi, solidi, andati viceversa in frantumi.
Proviamo ad immaginare il quotidiano di un ragazzo che si è trovato coinvolto nella separazione dei propri genitori.
Quante sofferenze, incertezze, delusioni che lui, piccolo, fatica a capire e a cui seguiranno, più avanti, spigolosi dubbi prima di decidersi a metter su famiglia, o semplicemente pensare a un impegno serio e duraturo con la sua compagna; tentennamenti, questi, legati di sicuro al fallimento del quale è stato testimone.
Pur tuttavia i giovani ci provano; vanno prima a convivere, a volte va male, a volte va bene e quando decidono di affrontare la vita insieme devono confrontarsi, subito dopo, sulla ancor più impegnativa scelta, quella della maternità/paternità.
Ho conosciuto ragazzi che han ragionato positivo ritenendo il fallimento dei genitori slegato dalle promesse che la vita stava loro offrendo; ho visto tanti tentennare, dubitare, arrivare quando era tardi, tardi per la famiglia, tardi per un figlio.
Mi sento di dare ai giovani fiducia, le stagioni passano, la storia passa, le tendenze, i costumi mutano e, proprio documentandomi per la lezione che dovrò tenere, ho scoperto dai sondaggi che ancora oggi …nell’immaginario di donne e uomini persiste l’aspirazione a un matrimonio unico e irripetibile, coronamento di un sogno d’amore….
Non chiudete la porta all’amore, non perdetevi la gioia di un figlio, spalancate la porta alla vita.
Sarete felici.

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L’informazione è ciò che si mette nelle teste vuote per tenerle vuote.

(Marty Rubin)

 
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