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Politica
lunedì 13 gennaio 2020.
Chiusura di Interio a Contone: quale spunto per il Gambarogno?
di Amos Speranza

Annunciato a novembre con la vendita di sei filiali ad un gruppo austriaco (che peraltro ha già rilevato anche Mobili Pfister), il piano di ristrutturazione del gruppo Migros prevede la chiusura definitiva della sede gambarognese di Interio.

In vendita lo stabile, mentre da parte della direzione giungono promesse di un piano sociale e colloqui per l’eventuale reinserimento nel gruppo Migros (o quantomeno “soluzioni all’interno o all’esterno del gruppo”) per quella ventina di dipendenti che vedranno disdetti i propri contratti. Una scelta di strategia aziendale che rischia di lasciare senza impiego una ventina di persone, a cui pare sia stato chiesto di non iscriversi in disoccupazione (rassicurante?) e di non contattare i sindacati (meno rassicurante).
Auspichiamo che Migros tenga fede alla promessa e reinserisca i dipendenti in un contesto soddisfacente. Una chiusura di filiale non deve diventare una liquidazione venduta bene alla stampa: le soluzioni siano trovate all’interno del gruppo e siano praticabili e dignitose!
Questo episodio mostra come un comparto industriale di un comune possa trovarsi a cambiare volto nel giro di qualche mese a causa di una scelta di management: quella che fino a pochi anni fa era una zona verde si trova ad essere prima cementificata per poi restare sfitta (anche se c’è ancora tempo per capire chi vorrà eventualmente rilevare lo spazio).
Per il comune questa partenza rappresenta un’occasione per interrogarsi sulla propria visione di medio e lungo periodo: che tessuto economico si vuole imbastire? Quale tipo di industrie ed attività commerciali sostenere o attirare, e usando quali strumenti?
Attirare grandi marchi con sconti o regali fiscali non ha senso, come insegna la cronaca cantonale degli ultimi anni. Occorre stabilire una sinergia tra società civile e istituzioni politiche: comprendere cosa già è presente sul territorio, registrare le necessità espresse dagli attori sociali (cittadini, dipendenti, indipendenti, PMI) ed operare scelte politiche che permettano uno sviluppo armonioso del comune. Andrebbe anzitutto potenziato l’allacciamento ai trasporti pubblici e in particolare ai trasporti su rotaia, per garantire raggiungibilità e sostenibilità su scala locale. I disagi al traffico riscontrati negli ultimi mesi con la chiusura parziale della carreggiata a Luino e con gli ingorghi di Quartino testimoniano un disagio manifesto. In tal senso è interessante la recente iniziativa del trasporto condiviso per gli impiegati delle industrie del Luserte, con il furgoncino-navetta dalla stazione di Cadenazzo, che non è però sufficiente e denota comunque una carenza del servizio di trasporto pubblico!
Invece che guardare tre mobilifici farsi concorrenza a ridosso della stazione di Cadenazzo, sarebbe interessante stabilire un dialogo con quelle aziende più organiche al territorio e al tessuto sociale del comune. Per evitare l’accumulo di capannoni in comparti industriali potenzialmente imprevedibili come quello della zona Pfister a Contone, occorrerebbe ragionare su una distribuzione sul territorio di piccole e medie imprese, a cui offrire delle condizioni logistiche interessanti. Concretamente, il comune potrebbe dotarsi di un Ufficio per lo sviluppo economico, come è prassi in diversi altri comuni del cantone (e non solo nei grandi centri urbani!) che faccia da interfaccia tra potere pubblico, aziende e cittadini.
Le ricadute di uno sviluppo economico strutturale e integrato nel territorio del comune permetterebbero di portare avanti ed ampliare l’offerta nel settore turistico, che pure verrebbe favorito già nell’immediato da un miglioramento dell’offerta di trasporto. Il Gambarogno soffre purtroppo della sua condizione di “estrema periferia centrale”, e per emanciparsi necessita di uno sforzo corale e inclusivo, che coinvolga l’insieme delle sue istanze sociali, economiche e politiche.

Amos Speranza, Responsabile del Partito Comunista per il Gambarogno

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“Una parte di uomini opera senza pensare, una parte pensa senza operare, pochi operano dopo aver pensato.”

Ugo Foscolo

 
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