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Lettere dei lettori
sabato 25 gennaio 2020.
Strada forestale San Vittore-Giova piccolo istoriato
di Paolo Annoni

Oggigiorno San Vittore e Giova sono collegati con una comoda strada forestale, ma in passato non è sempre stato così.
Fino al 1898 Giova faceva parte di San Vittore, passò in seguito, sembrerebbe per motivi futili e postali sotto il Comune di Buseno e quindi della Calanca. Buseno per comodità e per la vicinanza al paese rivolgeva le sue mire verso San Carlo e meno a Giova, la quale è geograficamente collegata a San Vittore e Roveredo. Le vie di comunicazione per Giova, da qualsiasi parte si guardavano erano dei sentieri o mulattiere a tratti anche molto impervie.

Nel 1958, Tamò Giuseppe (Pin de la Lena, capotreno delle FFS), persona colta e molto legata al paese, si fece promotore del progetto per la costruzione di una strada o di una funivia che partiva da San Vittore e raggiungeva Giova.
Erano i tempi in cui si progettavano le funivie Arvigo-Braggio e Selma-Landarenca.

Domenica 20 aprile 1958 ore 1600, presso il ristorante Rezia di San Vittore, Pin organizzò una riunione per discutere i progetti. Non sono noti ma forse spiegabili, i motivi perché tale riunione non si tenne nella canonica sala comunale ma in un esercizio pubblico.
Il Tamò nella sua lunga e ben dettagliata missiva alla popolazione scriveva tra l’altro:
“Per il Comune di San Vittore e di Buseno vi è un obbligo morale di venire in aiuto a Giova! Fino a tanto che esiste Giova San Vittore può risolvere gli interessi propri montani, se si attende, Giova sarà scomparsa e San Vittore da solo non risolverà più nulla”. San Vittore si avvia a diventare un piccolo centro industriale (con l’arrivo della Valmoesa) ma col tempo potrebbe rimpiangere la ricchezza montana”.

Nonostante la buona volontà e l’impegno del Tamò, egli non fu poeta in patria ma a suo modo precorreva già il futuro. A causa dei costi la strada non fu costruita e l’idea della funivia naufragò ed ebbe pochi aderenti e molti più detrattori, quindi il capitolo si chiuse.
Mi sembra ancora oggi di leggere nelle parole del Pin, cugino di mia madre, la delusione e il rammarico per l’insuccesso della sua iniziativa poiché in Calanca nel frattempo erano state costruite ben due funivie.
San Vittore per trasportare il legname, tagliato nei suoi vasti boschi a forza di Troncon, Sigù e fatto scivolare a braccia giù per i Tracioo con i Zapin, doveva per forza transitare con il suo filo a freno da Giova-Mot de Sciaret- con arrivo alla Vigna di Borr. Il legname dei nostri boschi, per i nostri comuni, in quegli anni, rappresentava ancora un cospicuo e indispensabile introito finanziario.
Il filo a freno era usato per il trasporto a valle del legname ma nel ritorno trasportava alimentari e materiale per gli abitanti di Giova, i quali non disdegnavano nemmeno qualche bottiglione di rosso dei Fratelli Laghi.
Alla Vigna di Borr il resinoso arrivava in batùda ed erano fatte cadere dalla portante e poi accatastate a forza di braccia con grande professionalità e precisione da parte dei Boratt nostrani, e da tanti boscaioli provenienti dalla vicina Italia, in special modo della Valtellina, bergamasca, bresciana ecc.
Negli anni ottanta l’EGL (ora Axpo) diede avvio alla costruzione della linea ad alta tensione sulla fascia montana destra della valle, la sua costruzione non permetteva quindi più il trasporto di legname a valle con fili a freno e a sbalzo, i Comuni toccati dovevano perciò essere indennizzati.
San Vittore, grazie all’interesse e al grande impegno di Remo Storni e dell’allora ingegner Gabriele Delcò, come pure di altri intraprendenti, che non cito per non dimenticare nessuno, non si fecero sfuggire l’occasione. La cordata mise con le spalle al muro i baroni dell’elettrico i quali in compensazione della mancata possibilità di trasporto del legname con i fili a freno e a sbalzo, dovettero finanziare le strade di montagna quali arterie forestali. Si diede quindi avvio alle strade forestali di Monticello-Dro Alt/Ruera e parallelamente alla strada San Vittore-Garbett-Giova. Strada che il II Raggruppamento Terreni sviluppò inserendola nella frazione di Giova e raggiungendo poi la parte alta.
Manco a dire, come da usanza da noi, anche la costruzione di queste strade non ebbe vita facile, specialmente per le delibere dei lavori di costruzione, a quel tempo ancora di competenza dell’assemblea comunale, non mancarono accese discussioni, intrallazzi, le solite beghe e ricorsi ma tutto si risolse per il meglio.
Chi oggi percorre la strada forestale che da San Vittore porta a Giova e sui monti, sia in automobile, che in bicicletta o a piedi per motivi di lavoro o di svago dovrebbe poterne conoscere l’istoriato.
La strada proseguì poi sia grazie all’indiscutibile perizia e interesse dell’ing. forestale Davide Lurati sia dei vari Municipi succedutisi negli anni 90 inizi 2000, raggiungendo i monti di San Vittore, Palazzi e nell’ultimo tratto di Fontana Frègia ancora nel territorio dei vicini di Buseno, quindi gioco forza, San Vittore come scriveva il buon Tamò, è legato in modo indissolubile a Buseno e in particolare a Giova.
Inutile dire, e nessuno potrà smentirmi, che la costruzione della strada ha portato degli indiscutibili benefici ai proprietari di Giova, dei monti di San Vittore, all’agricoltura, all’economia forestale alpestre e al turismo, ha contribuito alla rinascita di Martum, ne godono pure i nostri vicini di Lumino e non da ultimo valido baluardo contro gli incendi boschivi, non rari da noi.
Senza una strada per il trasporto, i nostri boschi, già in parte vetusti non sarebbero più realizzati e quindi ringiovaniti, la loro funzione di protezione verrebbe a mancare, i costi degli interventi a salvaguardia del territorio ora più che mai minacciato dai cambiamenti del clima sarebbero insopportabili per i nostri enti.
Assisteremmo allo spettacolo di monti diroccati, di rovine, di pascoli abbandonati e ricoperti da boschi e l’unico alpe di San Vittore in decadenza. Mi scuso per possibili involontarie inesattezze e in particolar modo se ho dimenticato qualcuno che avrei dovuto citare.

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Ognuno desidera che la vita sia semplice, sicura e senza ostacoli; ecco perché i problemi sono tabù. L’uomo vuole certezze e non dubbi, risultati e non esperienze, senza accorgersi che le certezze non possono provenire che dai dubbi e i risultati dalle esperienze.

(Carl Gustav Jung)

 
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