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Cultura
domenica 23 febbraio 2020.
TEMPO DI CORONAVIRUS… SPAVENTA ANCHE LA MESSA
di Teresio Bianchessi

Se viene celebrata, perché in molte parrocchie, soprattutto quelle del Lodigiano, focolaio del coronavirus, le messe sono state sospese e nel migliore dei casi, teletrasmesse là dove c’era un Parroco “digitalizzato”.

La mia parrocchia quella della domenica mattina l’ha celebrata con delle precauzioni che Don Alberto ci ha prontamente comunicato, eccole: acquasantiere vuote, basta il segno di croce / niente stretta di mano per lo scambio della pace ma un semplice sorriso / al momento della comunione l’eucarestia è posata esclusivamente sul palmo della mano. Da tempo in disuso sia il bagnare le dita nell’acqua santa prima del segno della croce sia il ricevere l’ostia direttamente in bocca, la vera novità è stata lo scambio del sorriso.
Meno fedeli del solito presenti alla celebrazione e tutti sulle spine; la decisione di presenziare, in tempi di virus, probabilmente è stata per tutti difficile, ma quello scambio di sorriso ha finito col rasserenare, di più, è stata una piacevole sorpresa perché ci ha obbligati a guardarci negli occhi l’un l’altro e lo sguardo, che può spingersi oltre, ha fatto sì che il segno di amicizia arrivasse fino alle persone, conosciute e non, nei banchi laggiù in fondo.
Sarei tentato di proporre al Parroco di sostituire la stretta di mano con il sorriso.
“Ite missa est” e all’uscita ecco svanire il bel sorriso perché anche qui a Milano, città metropolitana, la tensione è tanta già da ieri, preoccupazione che ha spinto me e mia moglie a cercare di procurarci amuchina e mascherine che però sono risultate esaurite e da più giorni anche nelle più piccole e sperdute farmacie della zona; ora sono reperibili solo in internet a prezzo più che quintuplicato.
E’ del pomeriggio poi la decisione del Sindaco di chiudere scuole, università, cinema, locali, musei, anche la Scala e l’Arcivescovo ha serrato pure i portali del Duomo.
Basterà? Prevedibili a breve altre sorprese, col fiato sospeso staremo a vedere.
Intanto mia figlia ha ricevuto sms dalla società dove lavora con l’invito di rimanere a casa tutta la settimana ed attuare “l’home working” e siccome si dice che non tutto il male viene per nuocere, chissà che questa emergenza convinca le aziende a favorire il lavoro da casa.
Ieri abbiamo fatto la spesa, qualche scorta in più, poca roba, ma oggi, dopo le ultime allarmanti notizie, i supermercati sono stati presi d’assalto e, soprattutto a Codogno e nella zona dei dieci comuni isolati, hanno dovuto regolamentare l’accesso dei clienti che in brevissimo tempo hanno svuotato gli scaffali. La grande distribuzione assicura che saprà tenere il passo.
Certo impressionano le immagini soprattutto dei paesi della bassa ora completamente isolati; sarà così per almeno una quindicina di giorni, la loro quotidianità sconvolta, obbligati ad una comune, forzata inattività che, paradossalmente, rischia di mettere a dura prova la tenuta nervosa delle famiglie.
C’è poi l’incertezza che lascia in bilico: c’è da preoccuparsi davvero? Si sbirciano i dati: l’indice di mortalità totale che comprende i casi in Cina si attesta attorno ad un 3%, non c’è ancora panico ma si sta… come color che son sospesi.
Di sicuro questo frutto della globalità farà riflettere perché ci dice quanto siamo vulnerabili e speriamo almeno che sappia mitigare il nostro egoismo e, a volte, il nostro bacato senso di onnipotenza.

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L’informazione è ciò che si mette nelle teste vuote per tenerle vuote.

(Marty Rubin)

 
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