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Cultura
domenica 15 marzo 2020.
CORONAVIRUS: SI PRENDE SIA LA VITA SIA LA BORSA
di Teresio Bianchessi

Quarta domenica, il virus si porterà via anche i riti pasquali, l’abbiamo sentito dalla voce del Papa.
Nonostante i flash-mob dai balconi, Milano è triste e si interroga ora non solo su quanto durerà questa emergenza, ma e soprattutto su quanto riusciranno ancora a reggere le strutture sanitarie.
La preoccupazione è alta, parlano i numeri, la scorsa settimana questi erano:

Totale positivi: 7375
Totale decessi: 366
Guariti: 622

I dati della protezione civile diffusi oggi, domenica 15 marzo alle 18 sono:

Totale positivi: 27747
Totale decessi: 1809
Guariti: 2335

Il contagio coinvolge anche le altre regioni, pure le squadre di calcio e sembra che talune, sciaguratamente, continuino gli allenamenti.
Quanto può valere oggi Cristiano Ronaldo?
In settimana “l’assalto ai forni” c’è stato con l’estensione della zona protetta a tutta la nazione e questa sofferta decisione del governo italiano ha sbattuto in faccia a tutti l’altro prezzo che il coronavirus ci farà pagare, quello economico, con la borsa che in settimana ha perso a doppia cifra vicina al 20%.
Così, nonostante il dolore delle vittime, il TG1 delle 8 di venerdì, per la prima volta, ha aperto non più parlando di contagi, guariti, decessi, bensì del crollo della borsa e del preoccupante scenario futuro.
Nessuno si muove più, i contatti sono virtuali, ho ricevuto una mail da un mio coetaneo che, diversamente a quanto ho fatto io, è rimasto ancorato al paese d’origine, alla campagna che, preoccupato quanto lo sono io, mi scrive (riporto testualmente):
“…La saggezza contadina insegna che quando il raccolto va perduto si deve avere la forza e il coraggio di salvare le sementi, quelle che ti daranno ancora la speranza di credere nell’indomani…”.
Quanti e che semi sceglieremo di salvare?
Domanda che si deve porre il mondo intero perché è evidente a tutti che è pandemia e se il nostro futuro sarà roseo o cupo dipenderà proprio dalle scelte che i capi di stato, ma anche singolarmente ognuno di noi, sapremo fare, dipenderà dai chicchi che decideremo di seminare e far crescere per combattere e vincere questo e i mali futuri.

Chiudo qui questa mia inedita corrispondenza, mando un abbraccio di amicizia e solidarietà a tutti i lettori de “Ilmoesano” con l’augurio di ritrovarci presto con letture più serene.

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Non mi ha mai detto come vivere; ha vissuto, e mi ha lasciato guardare mentre lo faceva.

 
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