• 14531 Chi fu quel desso!
Regionale
martedì 7 aprile 2020.
Difendiamo il Moesano!

Come cittadino del Moesano ed essendo attivo professionalmente in ambito sanitario in questo momento non posso dire di sentirmi al sicuro da questa pandemia. Chi lavora in questo campo viene spesso definito “eroe”.

Io non sono molto d’accordo con questa definizione; sicuramente la nostra quotidianità è stata stravolta, i rischi sono aumentati in modo esponenziale e non sempre controllabile, per taluni i turni di lavoro e il carico emotivo è al limite del sopportabile, ma per noi operatori sanitari quello che conta sono i nostri pazienti, farli sentire accuditi, dare loro forza e aiuto e laddove possibile sostenere tutta la cerchia famigliare. Ognuno di noi dà il massimo, perché crede in quello che fa e vuole fare la differenza. In questo momento vedo come “eroe” chiunque faccia un sacrificio per contenere questa situazione. I lavoratori che devono comunque far quadrare i bilanci, le famiglie che hanno modificato le proprie abitudini, i nostri nonni e i nostri genitori che non possono abbracciarci e sostenerci come desiderano. Se ne usciremo bene e perché tutti i cittadini hanno in questo momento unito le forze, e siamo diventati tutti un po’ “eroi”. La situazione attuale è ancora ben lontana dall’esser risolta. Si stanno facendo molti sforzi a livello del vicino Ticino per far fronte al problema. Il Cantone che confina con la nostra Regione Moesa ha saputo ben ponderare le proprie scelte e mettere al primo posto la salute dei suoi abitanti e lavoratori. Lavoratori che considerati diversamente rispetto a come lo siamo noi di Mesolcina e Calanca. Essi, ricordo, possono e devono ringraziare il Cantone Ticino di questa scelta che ha consentito e sta tutt’ora consentendo di contenere il contagio. La scelta che il Moesano ha difeso in prima battuta davanti alle autorità cantonali era quella giusta: chiedere la cosiddetta “finestra di crisi” che consentirebbe il blocco totale di tutte le attività non primarie, scelta che poi nei giorni successivi è stata malauguratamente smentita, e per di più da personaggi che all’inizio si erano esposti ergendosi a paladini della Regione Moesa. Ancora una volta abbiamo avuto la riprova di chi veramente tiene alla propria valle, ai propri concittadini, e soprattutto alle famiglie. È perciò doveroso ringraziare i Comuni di Castaneda, Roveredo e San Vittore e quelle persone che fuori dagli enti pubblici si sono fatti portavoce del sentimento popolare, persone che tuttavia sono una minoranza dei politici e dei deputati al Granconsiglio Retico. Lavorando a stretto contatto con i pazienti, gli specialisti e tutte le figure in ambito sanitario, pongo senza se e senza ma l’attenzione agli aspetti sanitari. Come operatore sanitario pur tuttavia, sono ben conscio che bisogna anche prendere in considerazione altre sfaccettature: la crisi in essere avrà dei risvolti purtroppo negativi anche per le varie aziende, ditte, artigiani per il mancato guadagno.
Quello però che più fa rabbia è che chi ci rimetterà maggiormente saranno i piccoli imprenditori e le ditte a conduzione famigliare. Ancora una volta queste persone dovranno pagare sulla loro pelle l’inadeguatezza di molti politici attivi a livello regionale. I rappresentanti del popolo che non hanno sostenuto la richiesta di una “finestra di crisi” non sono palesemente all’altezza della situazione, e sono bravi solo a parole e per nulla con i fatti. La strategia del blocco totale di ogni attività da subito, indipendentemente da quanto ribadito a livello federale (poi smentito) e a livello cantonale, era la soluzione che andava presa. Sono fiero di tanti piccoli imprenditori, anche giovani, che hanno messo gli interessi dei propri lavoratori al primo posto e hanno chiuso le proprie ditte senza che ci fossero imposizioni dall’alto. Questi imprenditori vanno premiati, non le ditte che pensano esclusivamente all’incasso. Il canton Ticino è stato pioniere in questo; da subito ha definito le priorità:
1. Diminuire il rischio di contagio con la messa in sicurezza dei suoi cittadini;
2. Garantire una sicurezza economica per i lavoratori.
E il Grigioni in tutto questo dove si situa ... tutto lo sappiamo benissimo. Ma chi doveva far qualcosa in tal senso era perlomeno il Moesano!
Aveva tutte le carte in regola per poterlo fare ma taluni politici “i nostri teoretici difensori” hanno dimostrato che la priorità è un’altra: il proprio interesse e di chi li ha sostenuti. La finestra avrebbe permesso di garantire una sicurezza per tutte le attività commerciali e non, ponendoci in una condizione privilegiata. Alcuni affermano che si potrà chiedere ancora in futuro, se vi sarà un’evoluzione negativa in tutta la Svizzera. Cari signori, non aspettiamoci che questo accada, perché allora quando saranno 23 cantoni a richiedere l’attenzione della Confederazione, il Moesano (che avrà quasi probabilmente superato la condizione critica)” non avrà alcuna chance di procedere autonomamente come invece il Ticino.

Son convinto che la maggior parte dei cittadini del Moesano sia d’accordo con il mio esposto, cittadini che hanno potuto con i loro occhi notare l’inversione a U eseguita da alcuni politici. Ora tuttavia non bisogna guardare cosa hanno fatto o meglio “non fatto” queste persone, che hanno posto il proprio benessere a scapito della comunità, ma bisogna uscire da questa situazione e far sentire la voce di noi tutti!
Ricordatevi bene in futuro, quando sarete chiamati a eleggere o rieleggere chi vi rappresenta, chi ha saputo dimostrare amore per tutti noi.

Simon Bernhard, Infermiere anestesista e docente - Mesocco

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Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.
A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro.

Epicuro

 
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