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Cultura
giovedì 23 aprile 2020.
BOMBE SU MILANO
di Teresio Bianchessi



Milano, Agosto 1943

Invano cerchi tra la polvere, / povera mano, la città è morta. È morta: s’è udito l’ultimo rombo / sul cuore del Naviglio. E l’usignolo è caduto dall’antenna, alta sul convento, / dove cantava prima del tramonto. Non scavate pozzi nei cortili: / i vivi non hanno più sete. Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:/ lasciateli nella terra delle loro case: la città è morta, è morta.

Questo è il pianto di Salvatore Quasimodo, piange Milano dopo il terribile bombardamento dell’agosto del ’43.

Anni di guerra evocati ieri anche dal commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri che, dopo la lettura del triste bollettino giornaliero di contagiati, decessi, guariti, ha sorpreso tutti, osservando che tra l’11 giugno 1940 e il primo maggio 1945 a Milano, sotto i bombardamenti anglo americani sono morte circa 2000 persone; nulla in confronto a ciò che è successo in Lombardia dove il COVID-19, in soli due mesi ha causato la morte di 11.851 civili.

Ma erano prevalentemente anziani, con patologie pregresse, erano ospiti in case di riposo, tanti al Pio Albergo Trivulzio, la “Baggina” per i milanesi.

Il poeta suggeriva di lasciare i morti nella terra delle loro case, oggi alle famiglie viene riconsegnato, a volte, un sacco nero con i pochi indumenti della vittima, il congiunto, spedito a chissà quale lontano inceneritore, prima o poi tornerà.

Come allora al poeta, anche a me questa città di nuovo bombardata spezza il cuore.

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Il Maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo.

(Proverbio cinese)

 
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