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Lettere dei lettori
venerdì 1 maggio 2020.
Sicurezza del lavoro e dell’apparato produttivo nazionale
di Massimiliano Ay, segretario politico del Partito Comunista e deputato in Gran Consiglio

E’ un primo maggio particolare: è la prima volta che non siamo in piazza, ma è giusto che i sindacati e i partiti come il nostro (che si rifanno alla tradizione del movimento operaio) si facciano comunque sentire perché il periodo è delicato non solo sul fronte sanitario, ma anche sul fronte dell’occupazione. Fa benissimo quindi l’Unione Sindacale Svizzera (USS) a dedicare questo primo maggio alla sicurezza non solo sul posto di lavoro (e cioè alle condizioni igieniche non sempre rispettate a causa di un padronato irresponsabile che ha voluto continuare a fare profitti a scapito della salute pubblica), ma anche alla sicurezza del lavoro.

Questa crisi sanitaria sta già oggi diventando, infatti, una crisi economica. E allora occorre che lo Stato si prenda le sue responsabilità, poiché il neo-liberismo e il dogma del libero mercato hanno fallito: lo Stato deve intervenire a favore dell’occupazione e dell’apparato produttivo nazionale. La parola «nazionalizzazione» insomma non deve più essere un tabù: basta liberalizzazioni, privatizzazioni e delocalizzazioni! Lo Stato deve pianificare in modo razionale l’economia sulla base dei bisogni della collettività, e non di quelli di una minoranza.

Il Partito Comunista chiede in particolare il divieto di licenziamento in periodo di pandemia, perché casi ignobili come quello recente della Mikron non vanno più tollerati e quando il padronato e il management aziendale si dimostrano incapaci e irresponsabili, lo Stato deve sapersi imporre. E imporre significa anche porre sotto controllo pubblico la produzione e il commercio di materiale sanitario per evitare speculazioni sui prezzi di mascherine e disinfettanti, ma anche garantire - come peraltro ha rivendicato nei giorni scorsi la Federazione Sindacale Mondiale (FSM-WFTU) - il futuro vaccino contro il Coronavirus a tutti e gratuitamente. Il Partito Comunista in tal senso ha già invitato alcune settimane fa il Consiglio federale a far uso della facoltà che la legge gli consente e cioè di espropriare, a favore di tutta la popolazione, il brevetto del futuro vaccino anti-COVID.

Sappiamo che la crisi economica sarà lunga: lo Stato deve quindi allestire fin da ora un piano strategico di gestione della recessione, e per farlo vanno ridiscussi i vincoli di bilancio, in particolare bisogna sospendere il «freno al disavanzo» e vanno rafforzati gli organi di controllo dei prezzi così come l’approvvigionamento del Paese che ha dimostrato di avere varie lacune.

Ma anche noi, e mi rivolgo soprattutto a chi si riconosce nei valori e nella tradizione del movimento operaio, occorre che si sia pronti ad affrontare la crisi e le lotte sociali che a causa di essa emergeranno. Per farlo ci vuole un elemento fondamentale: l’organizzazione! E questo significa rafforzare da un lato il Partito Comunista come partito del lavoro sia sul piano sia quantitativo della militanza, sia qualitativo dell’analisi e della proposta politica la più rigorosa possibile; ma significa anzitutto rafforzare in senso unitario i sindacati: invitiamo esplicitamente quindi tutti i lavoratori a tralasciare sfiducia, rassegnazione e individualismo per raggiungere le federazione sindacali della propria categoria; ma ci appelliamo anche ai più giovani affinché si uniscano nel sindacato studentesco. Nel rinnovato spirito di comunità e di solidarietà che la pandemia ci ha insegnato, occorre ritrovare la voglia di partecipazione per uscire da questa situazione in una società più giusta!

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Il Maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo.

(Proverbio cinese)

 
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