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Fuori regione
giovedì 7 maggio 2020.
Caccia, Governo e Gran Consiglio di nuovo sconfessati

(ats) I difensori della fauna selvatica nei Grigioni hanno ottenuto per la seconda volta un successo davanti ai giudici. Il Tribunale federale (TF) ha infatti accolto un ricorso contro il parziale annullamento dell’iniziativa popolare "Per una caccia rispettosa della natura ed etica".

Secondo la sentenza pubblicata oggi, la richiesta dei promotori di avere una rappresentanza paritaria di attivisti per la protezione degli animali, di cacciatori e non cacciatori in seno all’Ufficio per la caccia e la pesca non viola il diritto di rango superiore, ossia la Costituzione federale.

Governo e Parlamento retico, così come il Tribunale amministrativo cantonale avevano al contrario considerato questo punto discriminatorio. "La dipendenza di un impiego in una carica amministrativa da convinzioni personali sarebbe problematica - aveva rilevato l’organo di giustizia cantonale - ma soprattutto si intravede un’inammissibile discriminazione nel fatto che una simile misura sarebbe inefficace e inadatta a raggiungere lo scopo perseguito di una politica e di un’amministrazione equilibrata della caccia".

Secondo il TF, il testo presentato va considerato con una certa flessibilità. Essendo l’iniziativa generica, il legislatore, nella legge di applicazione, potrà trovare formulazioni che non contrastino con la Costituzione federale. L’iniziativa va pertanto considerata valida.

Non è la prima volta

Il TF è la seconda istanza che corregge la politica grigionese in relazione a questa iniziativa. Nell’agosto del 2018 il Tribunale amministrativo grigionese aveva già approvato due richieste dei promotori - l’associazione "Wildtierschutz Schweiz" (Protezione animali selvatici svizzera) - che in in un primo tempo erano state dichiarate non valide da Governo e Parlamento. Esse riguardavano il divieto di cacciare femmine di cervo e capriolo gravide e l’abolizione della caccia speciale.

Inizialmente sia l’esecutivo che il legislativo avevano invalidato tre delle nove richieste dell’iniziativa popolare. Dopo che i tribunali hanno preso le loro decisioni, le autorità dovranno sottoporre a votazione il testo così come è stato presentato il 26 agosto 2014.

In seguito alla decisione del TF, l’oggetto torna nelle mani del Parlamento. Mario Cavigelli, consigliere di Stato competente in materia, ha dichiarato oggi di aspettarsi che il Governo presenti un messaggio al Gran Consiglio sui tre punti in discussione entro un anno dalla sentenza scritta del tribunale. Si aspetta una votazione popolare nella seconda metà del 2021.

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