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Politica
giovedì 4 giugno 2020.
Uno stipendio per le mamme
di Luigi Menghini

Si è palesato ancor maggiormente durante questo periodo di confinamento, quanto importante sia il lavoro svolto dalle madri di famiglia, in casa, assumendo ancora maggior rilievo rispetto all’andamento “normale”.

Oltre alla conduzione “abituale” delle faccende domestiche, della cura della casa, della preparazione del cibo per tutta la famiglia, dell’accompagnamento dei figli nello studio e nella gestione dei loro passatempi, si è affiancata la gestione dei figli durante la “scuola in casa”, del loro tempo libero, della casa con tutti i suoi componenti. Sono convinto che questo periodo nelle famiglie sia stato gestito egregiamente, soprattutto grazie alle mamme.
Tutto questo impegno non è retribuito, né finanziariamente, né socialmente e questo non è giusto. Non sostiene in modo equo chi si occupa di mantenere viva la struttura famigliare, rispetto a coloro che, salariati, rientrano in una prospettiva di calcolo su sostegni vari. Benché la società si fondi sulla microstruttura della famiglia, dal punto di vista legislativo e retributivo, la nostra società basa i propri calcoli sull’individuo.
Non vorrei entrare in questioni troppo burocratiche e storiche, rievocando i tentativi, in passato, di trovare un modo legale per sostenere maggiormente il concetto di famiglia, tassello fondamentale, imprescindibile e irrinunciabile per la crescita sociale di uno stato, ma sottolineare come iniziative sorte di recente in alcuni paesi europei potrebbero essere di sprone ad una politica per la famiglia piú attiva anche in Svizzera.
Nel rapporto Unicef sulle politiche famigliari negli stati dell’UE e OSCE del giugno 2019, risulta che i paesi scandinavi (Svezia, Norvegia e Islanda) hanno la migliore politica di sostegno familiare, fanalini di coda invece sono Cipro, Grecia e Svizzera. Non è un risultato che ci fa onore. Nel Quebec nel 2008, in Italia di recente, invece, ha fatto discutere un disegno di legge, definito come reddito di maternità, che prevedeva di destinare delle mensilità alla madre che decide di occuparsi completamente della cura e della crescita del proprio figlio per la durata di otto anni, cumulandosi per ogni ulteriore figlio. Non si tratta, come invece rientra nella politica famigliare in Svizzera, di promuovere la conciliabilità tra famiglia e lavoro e sostenere le famiglie per la custodia dei figli da parte di terzi, ma di retribuire in modo forfettario ciò che una madre casalinga svolge nella crescita e cura dei propri figli.
Le premesse di riflessione che dovrebbero stare a monte di queste decisioni dovreb-bero vertere verso il rafforzamento del concetto di famiglia e non solamente dell’idea, ma della certezza che i migliori attori per l’accudimento dei bambini siano in prima linea i genitori, non figure esterne.
Il periodo che ci stiamo lasciando alle spalle ha tra le altre cose, messo in evidenza quanto sia importante la solidità famigliare per affrontare e superare momenti difficili. Una parte preponderante di questo lavoro, lo hanno svolto le madri. Pensare ad un riconoscimento finanziario, una sorta di stipendio statale, alle donne che scelgono di non lavorare e di restare a casa, nella cura dei figli, significherebbe investire in modo lungimirante per la nostra società del futuro.

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