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Regionale
mercoledì 24 giugno 2020.
Chiusura dell’anno scolastico 2019/2020: riflessioni

Il travagliato anno scolastico 2019/2020 è giunto al termine lo scorso 19 giugno. Ogni scuola ha festeggiato a modo suo, rinunciando necessariamente ai viaggi e ai consueti incontri con le famiglie e ai saggi di chiusura, per privilegiare le semplici passeggiate a piedi o in bicicletta, attraverso le bellezze naturali e le ricchezze culturali del territorio.

Ma anche se il modo di festeggiarne la chiusura ha assunto toni dimessi, questo particolare anno, trascorso tra i banchi di scuola e non solo, merita di essere celebrato per gli insegnamenti che ha saputo dispensare all’intera popolazione moesana nei suoi rapporti culturali, sociali, politici e amministrativi con il resto del Cantone e della Confederazione. Il Direttore delle scuole primarie di Roveredo e granconsigliere Manuel Atanes, propone di seguito alcune importanti riflessioni in proposito:

Insegnamenti per la scuola e la società al tempo del COVID

Quella del confinamento vissuto durante quest’anno scolastico segnato dalla pandemia, non è stata un’esperienza solo negativa: ci sono tante importanti occasioni di riflessione da cui trarre degli insegnamenti.
Innanzitutto la fase dell’insegnamento a distanza ha dimostrato che la scuola e i suoi insegnanti sanno reagire con flessibilità e sono pronti ad affrontare le sfide con grande professionalità. La diversa modalità didattica necessariamente adottata, ha aiutato le allieve e gli allievi a lavorare in modo più indipendente. Gli aiuti tramite mail, telefonate, video lezioni, e chat, hanno sostituito il contatto diretto con gli insegnanti. I diari di bordo stilati dalle alunne e dagli alunni hanno sostituito il controllo diretto da parte dei docenti. I riscontri, alla ripresa della scuola in presenza, in genere sono stati positivi. Di questo dobbiamo ringraziare anche i genitori che hanno seguito con tanta dedizione e pazienza i loro figli. Purtroppo ci sono anche stati delle mamme e dei papà che, a causa di impegni lavorativi, di mancanza di conoscenze linguistiche, di malattia o altro, non hanno potuto seguire adeguatamente i loro figli. Il che ha dimostrato, ancora una volta, l’importante contributo della scuola al livellamento sociale. Alle allieve e agli allievi più deboli è mancato in modo più marcato soprattutto il sostegno degli insegnanti di classe e di quelli di pedagogia specializzata, che durante la scuola in presenza riesce in modo più incisivo a sostenere gli allievi e le allieve. Il fatto che nelle scuole dove si è comunicato bene e in modo continuato con le famiglie, si siano riscontrate meno difficoltà, ha evidenziato l’importanza della comunicazione e della collaborazione tra scuola, famiglie e società, non sempre dato per scontato.

Il ruolo del Cantone nella difesa delle minoranze

La mancanza di comunicazione, o meglio, la limitata comunicazione, ha invece caratterizzato i rapporti tra la nostra Regione e il Governo cantonale di Coira, creando dei grandi malintesi. Sono intervenuto più volte durante la fase più acuta della crisi -e anche in seguito- per sottolineare questo fatto verso le nostre Autorità cantonali. Il nostro Cantone è infatti molto eterogeneo e non bisogna riempirsi la bocca di plurilinguismo e di varietà regionale solo quando fa comodo. Bisogna tenere sempre in considerazione le diversità e le necessità di tutta la popolazione, cosa che tra l’altro è sancita sia dalla Costituzione cantonale che da quella federale. Questa crisi ha avuto il pregio di dimostrare, se fosse ancora necessario, che il Cantone deve assumere un ruolo più profilato nella difesa delle minoranze linguistiche. Cosa, per altro, richiesta a gran voce da più deputati in Gran Consiglio da diversi anni a questa parte.
Adesso finalmente il Governo non potrà più fare orecchie da mercante e dovrà provvedere a istituire l’Ufficio per il plurilinguismo che avrà il compito di intervenire puntualmente tutte le volte che il Cantone non farà il suo dovere.

No al centralismo statale

Il Consiglio federale per la prima fase della gestione di crisi come in quella ancora in corso, ha adottato un sistema centralizzato, che se da una parte permette di intervenire in modo coordinato, dall’altra non permette di tenere conto delle diversità all’interno del nostro paese. Un esempio lampante, in questo senso è dato dalla ripresa delle lezioni in presenza per le singole scuole che, per fortuna, è potuta avvenire con modalità differenziate, a dipendenza della grandezza degli istituti, degli spazi disponibili, del numero di allievi, ecc. Questa strategia si è dimostrata vincente e ha dimostrato ancora una volta che il centralismo statale da noi non funziona. Anche alla luce dell’esperienza vissuta, il Consiglio federale ha previsto che, in futuro, si possa intervenire in modo più decentralizzato. Saluto questa decisione più che positivamente; non vorrei, infatti, mai più dover rivivere i momenti nei quali si stava decidendo se istituire o meno la Finestra di crisi anche nella Regione Moesa. Siamo Grigionesi, ma viviamo a Sud delle Alpi, in caso di necessità dobbiamo poter adottare delle misure differenti da quelle del resto del Cantone. Data la situazione attuale, si potrebbe concludere, comunque, che tra le diverse incomprensioni e le difficoltà legate all’emergenza COVID, la gestione della crisi da parte delle Autorità federali e cantonali, alla fine si è rivelata, abbastanza positiva. Non dimentichiamo però che la crisi è ancora in atto e che le regole di sicurezza vanno mantenute altrimenti arriverà la tanto temuta seconda ondata con tutto ciò che ne potrebbe conseguire a livello sanitario ed economico.

Manuel Atanes

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“I bambini oggi sono dei tiranni. Contraddicono i genitori, ingoiano il loro cibo e tiranneggiano i loro insegnanti.”

Socrate

 
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