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Lettere dei lettori
giovedì 9 luglio 2020.
San Vittore - Colpo di grazia a un antico ritrovo.
di Paolo Annoni

Sembra che la proprietà provenga da una vedova madre di un figlio prete e che vi fosse stato insediato il primo deposito postale di San Vittore, ufficio poi trasferitosi nella casa di rimpetto della famiglia Stevenini ora Sadis.

I ricordi del ristorante della Maria del Paulin detta “Kimia“ e del marito Paulin Tamò del Gerb, tra l’altro fratello del popolare Tista, mi sono ancora nitidi. Paulin persona tremolante e gioviale che per insanabili controversie con l’allora Municipio vendette la proprietà di Setala alla famiglia Moser di Vaz Obevaz che avevano eletto il bar della Posta loro “Stammbeiz”.
Maria Storni era una discendente degli Storni del “Bec” che gestirono il ristorante della Posta per anni. Non mancavano gli avventori da ogni angolo della Mesolcina, caricature e personaggi ancora vivi nella mia memoria con le loro storie e vicissitudini. Anche se angusto rimaneva un centro nevralgico dopo le assemblee e votazioni, accese discussioni su temi nazionali e internazionali tenevano banco e riempivano serate e domeniche.
Quanti episodi e storie di paese, dispute sotto la topia (pergolato) della Maria del Paulin, rincorrevo mio padre che diceva “a vo om salt dalla Maria” peraltro sua madrina per bere la gazzosa del Tonna e lui il nostrano del Gerb.
Maria del Paulin era generosa e schietta, dotata di un carattere risoluto che per altro caratterizzava le sorelle Storni, se disturbata dagli schiamazzi notturni dai soliti nottambuli e ragazzini non ci pensava due volte ad annaffiarli dalla finestra della sua camera con il contenuto del suo pitale ed a urlarci ogni sorta di improperi.
Alla morte dei due coniugi, avvenuta alla fine degli anni sessanta, succedette il nipote Vito (Olinto) provetto macellaio della famiglia del “Pep di Gepi” (ferroviere e provetto alpatore in Mem), e la moglie Pierina nata Censi di Norantola, coadiuvati in seguito dalla fedele cameriera Rita. Il ristorante venne ampliato e rimodernato con la costruzione di una nuova ala a nord adibita a bar e ristorante rimase però la curiosa terrazza esterna sempre ben affollata.
Funzionava a gonfie vele, gli avventori non mancavano, era il tempo florido della Valmoesa, e del boom economico, ognuno aveva il suo ruolo e posto a sedere, rivedo ancora i personaggi caratteristici con tutte le loro particolarità.
Cene squisite cucinate con mezzi alle volte di fortuna, furibonde partite alle carte, gare di calcio alla TV, specialmente quelle più agonisticamente vissute della nazionale e dell’ACB, riunioni di società e tombole di tutte le società attive in paese, le tombole paesane in collegamento con l’Edvige riempivano i fine settimana e rallegravano le serate del paese.
Necessita spendere alcune parole per tutte le donne del paese di quel tempo, grandi tutte indistintamente, e ricordando in questo contesto di esercizi pubblici l’Edvige e la Pierina, donne risolute, caparbie sapevano tenere ordine e farsi valere senza scendere in piazza vestite di viola e tirare avanti la baracca senza tante risoluzioni o proclami ma unicamente rimboccandosi le maniche.
Dai Grotti, anzi da Monticello a Cadrobi, San Vittore era disseminato di ristoranti, grotti, negozi, piccole attività e aziende agricole di ogni genere a gestione familiare che in particolare, grazie alle operose donne, funzionavano e tiravano avanti fornendo servizi basilari alla popolazione.
Ritornando al ristorante Posta negli ultimi anni venne gestito dalla figlia degli Storni, Michela, la quale pure prodigandosi in tutto e per tutto non ha potuto far nulla per evitare il declino dei ristoranti paesani massacrati da Internet, canali Tv , dalle multinazionali del commercio e altre abitudini della popolazione ormai lontana da quel contesto sociale che caratterizzava il passato. San Vittore purtroppo ha perso tanto anzi tutto e non basteranno malcelate iniziative a ridargli ciò che gli è stato tolto.



Ora, proprio oggi, le ruspe di uno sconosciuto lavorano alacremente per demolire un cimelio del paese che racchiude nelle sue pareti tanti ricordi e passioni del passato.
Le vecchie mura in pietra sembrano invano combattere fino all’ultimo colpo contro la potenza del poderoso bagger. Si farà posto ad un ennesimo e anonimo scheletro di cemento che non avrà né arte né parte in quel di San Vittore.
Auspico comunque che nei prossimi anni menti più avvezze mettano fine a questi scempi, forse solo speculativi, specialmente nel cuore dell’agglomerato urbano e che i sanvittoresi si riprendano il loro territorio e spazio vitale e di non lasciare decidere all’ultimo venuto le sorti del paese.

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Colpisci te stesso prima, per capire il dolore che daresti.

Proverbio cinese

 
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