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Lettere dei lettori
venerdì 31 luglio 2020.
Risparmiare Energia – Raffrescamento – Isole di Calore
di Giuseppe Donati

Come ogni macchina termica, anche le apparecchiature oggi utilizzate per il raffrescamento e condizionamento dell’aria negli spazi interni (abitazioni, luoghi di lavoro e di vendita, mezzi di trasporto, …) vanno inevitabilmente ad interagire con l’ambiente esterno. Dunque utilizzarli al meglio, e solo se indispensabili, sarebbe buona pratica.

Risparmio Energetico nei mezzi di raffrescamento estivo degli ambienti e spazi interni

Vista la stagione estiva nella quale siamo immersi potrebbe essere positivo riflettere sui vari modi per raffrescare i locali nelle ore assolate della giornata.

La storia neppure tanto lontana ci porta ai mezzi utilizzabili prima che fossero disponibili apparecchi elettrici di movimentazione (ventilatori) e di condizionamento (climatizzatori) dell’aria negli ambienti chiusi di residenza o lavoro. Si utilizzavano i metodi del buon senso comune che oggi vanno un po’ scomparendo ma che vale sempre la pena di praticare: abbassare le tapparelle e chiudere le persiane (e le tende ed i vetri) almeno dalla parte dei lati soleggiati dell’abitazione.

Queste azioni preventive, qualora non bastassero a persone non in salute od anziane od insofferenti alle temperatura elevate, sono pur sempre utilissime per abbassare il carico energetico impiegato per elettroventilatori ed altri apparecchi di rinfresco o condizionamento dell’aria, dunque a sprecare meno energia (e meno quattrini nella bolletta).

Circa i condizionatori d’aria estivi… teniamo conto che tenere troppo bassi i livelli di temperatura ed umidità contribuisce ad un elevato consumo energetico (oltre a non essere sano per il fisico delle persone!). È consigliabile non impostare gli apparecchi di condizionamento dell’aria sotto il 60% di umidità relativa nell’aria e sotto i 22-24 °C di temperatura, per il miglior benessere fisico.

Razionalizzare l’utilizzo energetico dei locali e degli edifici risulta sempre più importante per non sprecare inutilmente energia e ridurre la nostra “impronta energetica” che interagisce con l’Habitat, contaminandolo. Chiaramente la valenza dell’interazione è molto elevata per il riscaldamento invernale degli immobili, ma la crescita esponenziale dell’utilizzo dei condizionatori d’aria estivi comincia ad essere importante e degna d’attenzione. Così da alcuni anni si stanno sviluppando filosofie e standard costruttivi per la qualità del rendimento energetico degli edifici. La Svizzera è all’avanguardia degli standard tecnici -utilizzati per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni- detti Minergie. In Italia recentemente si è presentato un interessante lavoro che non mancherà di fare scuola:

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-ne...

Città ISOLE di CALORE – Sembra qui interessante far notare che un impianto di condizionamento dell’aria esegue il proprio lavoro “risucchiando” calore ed umidità dai locali chiusi, per trasferirli all’aria esterna agli edifici. Questi calore ed umidità si sommano in particolare a quelli che giungono dal traffico veicolare su strada, prodotti dai motori a combustione ed anche dai climatizzatori a bordo, e vanno ad aggiungersi al calore della radiazione solare che rimane al suolo nelle strade asfaltate e sul lastricato e tra gli edifici. Non è certamente una frazione aggiunta trascurabile se consideriamo le migliaia di edifici climatizzati e di veicoli circolanti in una grande città moderna: forse avrete potuto sentire -magari fermi a piedi ad un semaforo- quanto calore provenga da un singolo veicolo! spiegabile col fatto che un motore automobilistico a combustione ha un rendimento non molto superiore al 30%, dunque disperde sottoforma di calore quasi il 70% dell’energia ricavata dal carburante.

Particolarmente nelle metropoli e nelle città densamente popolate, con edifici alti e molto ravvicinati, con prevalenza di cemento ed asfalto, la temperatura e l’umidità dell’aria si incrementano oltre i valori atmosferici naturali creando alterazioni a volte importanti. Gli spazi stretti e limitati tra gli edifici “intrappolano” il calore dei raggi solari, che fatica ad essere riflesso e smaltito per irradiazione e per ventilazione come viceversa avviene negli spazi aperti delle campagne. A questo surplus di calore “naturale” nelle forme urbane si sommano il calore e l’umidità proveniente dai motori a combustione dei veicoli nel traffico e dagli impianti di condizionamento dell’aria, alimentando ulteriormente il fenomeno delle città che nei mesi estivi diventano “isole di calore”. Ne nascono dei microclimi urbani non più naturali: esistono studi approfonditi degli Istituti meteorologici dell’Aviazione Militare italiana che dimostrano come si stiano verificando aumenti sensibili di temporali anche violenti in molte grandi città; la frequenza è addirittura raddoppiata ed anche quadruplicata… e questo nel corso degli ultimi pochi decenni!

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Il Maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo.

(Proverbio cinese)

 
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