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Fuori regione
domenica 2 agosto 2020.
“Occorre guardare al futuro con fiducia”
Il Consigliere federale Guy Parmelin in visita a Cavaione

Il paesino di Cavaione, sopra Brusio in Valposchiavo, abbarbicato alla montagna a oltre 1200 metri di altitudine, ha avuto l’onore di ospitare sabato Primo agosto, il Consigliere federale Guy Parmelin. Ad accoglierlo, nel punto più panoramico del villaggio e su perfetta organizzazione dell’Unione contadini di Brusio, un numero ristretto di persone (tra autorità di Brusio e Poschiavo e abitanti di Cavaione) in rispetto delle norme sulla sicurezza e il distanziamento sociale in tempo di Covid-19.

Ultimo villaggio a entrare nella Confederazione svizzera, nel 1869, Cavaione ha una storia tutta particolare. L’ha riassunta il sindaco di Brusio Arturo Plozza nel suo discorso accogliendo l’illustre ospite e i suoi accompagnatori. Originariamente un insediamento estivo sfruttato dalle famiglie di Villa di Tirano, Cavaione fu dimenticato da tutti quando i Grigioni abbandonarono il dominio sulla Valtellina. I suoi abitanti non pagavano tasse, non sottostavano ad alcun dovere civile, non prestavano servizio militare, non ricevevano alcun sostegno economico, dichiarandosi - a seconda della situazione - cittadini italiani o cittadini svizzeri. Soltanto nel 1869 i cavaionesi chiesero la cittadinanza del Comune di Brusio che ottennero nel 1874, grazie anche a un credito stanziato dal Parlamento svizzero. A quel tempo a Cavaione abitavano 108 persone. Da allora le cose sono cambiate. Ora Cavaione conta solo 18 persone residenti tutto l’anno. “D’estate però si anima – ha concluso il sindaco di Brusio - grazie al ritorno dei cavaionesi della diaspora”. E che qualcosa si sta muovendo ne sono testimonianza anche i progetti portati avanti dalla Fondazione Cavaione, nata nel 2016, allo scopo di salvaguardare la gestione a lungo termine del territorio di Cavaione e promuovere attività socio-culturali del piccolo borgo di montagna. Ad illustrare al Consigliere federale Parmelin i progetti della Fondazione è stato il suo presidente, Luca Plozza. “Progetti che – ha sottolineato - possono concretizzarsi grazie all’aiuto del Comune, del Cantone e della Confederazione e alla solidarietà di istituzioni e fondazioni private, ciò che è tipicamente svizzero”. Attualmente si stanno ripristinando i muri a secco, elementi che caratterizzano il paesaggio terrazzato di Cavaione, i prati e i pascoli secchi. Si stanno inoltre recuperando i tradizionali “crot” e trasformando la vecchia scuola in ostello per ospitare gruppi di volontari, scolaresche e militi del servizio civile e avere un luogo dove svolgere attività sociali e culturali. La prossima tappa comprenderà, tra l’altro, anche interventi nel caratteristico nucleo di Cavaione. Franco Balsarini, in rappresentanza dei cittadini di Cavaione, ha ricordato al Consigliere federale la dura vita passata degli abitanti di questo borgo, un sopravvivere grazie all’agricoltura (non certo facile considerata la pendenza dei terreni) e al contrabbando. Un esempio di resistenza e resilienza, quella dei cavaionesi nel corso dei secoli. “Mi auguro – ha concluso Balsarini rivolgendosi a Parmelin - che questa breve visita possa essere un bell’esempio di come delle piccole realtà di montagna riescano a sopravvivere grazie alla passione e all’amore dei propri abitanti e discendenti nonostante le grandi difficoltà”. Il momento “clou” della serata è stato ovviamente l’allocuzione del Consigliere federale Guy Parmelin. Pure lui ha voluto iniziare il suo intervento parlando di Cavaione, ricordando un articolo di Riccardo Tognina, apparso sull’Almanacco dei Grigioni nel 1963 intitolato “Cavaione, il paesino dimenticato”. “E così – ha precisato il Consigliere federale - fino al 1874 si poteva sfuggire al servizio militare e al pagamento della tassa di esenzione. Un villaggio da sogno, direte voi, dove ho il piacere di ritrovarmi oggi, a riprova del fatto che il Consiglio federale, lui, non vi dimentica”. Parmelin ha poi incentrato la sua allocuzione sulla fiducia, in questo periodo pieno di incertezze a causa della pandemia e delle sue conseguenze sociali ed economiche. Il nostro Paese, ha detto il Consigliere federale, è riuscito finora a superare questo periodo difficile grazie anche all’autodisciplina svizzera. “Quindi è del tutto legittimo definire patriottici questi sforzi congiunti e anche vedere in essi una manifestazione del motto tradizionale del nostro Paese: uno per tutti, tutti per uno”. Dopo aver ringraziato la popolazione per il proprio comportamento durante la pandemia, Parmelin ha ricordato come queste settimane faticose abbiano rammentato che è impossibile controllare tutto. “Dobbiamo talvolta accettare le raccomandazioni e adeguarci alle circostanze, al di là della responsabilità individuale, delle nostre competenze personali, delle nostre prerogative o libertà”. Ha sottolineato che occorre continuare a dare fiducia alle nostre istituzioni perché “la nostra società poggia su valori solidi, storici, intangibili, collaudati, primo fra tutti - appunto – la fiducia”. Senza la fiducia la Svizzera non potrebbe più rafforzare la libertà e la democrazia, l’indipendenza e la pace in uno spirito di solidarietà e apertura al mondo, come recita la nostra Costituzione. “Dopo questa crisi senza precedenti – ha concluso Parmelin - davanti alle difficoltà che verranno a galla nei prossimi mesi, sono consapevole di quanto i poteri pubblici debbano essere degni di questa fiducia. È il prezzo da pagare per aver un Paese stabile, delle istituzioni affidabili, un’economia serena e dunque imprenditoriale, un clima favorevole per il consumo. La fiducia è uno dei fermenti e dei motori del nostro futuro”. La visita di Parmelin si è conclusa con le parole del podestà di Poschiavo Giovanni Jochum, che ha voluto sottolineare l’importanza della collaborazione e della coesione nonché la gestione del territorio, temi di fondamentale importanza i per comuni di periferia e di montagna.



Flavia Plozza-Martinelli

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Il Maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo.

(Proverbio cinese)

 
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