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Cultura
lunedì 21 settembre 2020.
PANDEMIA: DOMENICA FATICOSA
di Teresio Bianchessi

La domenica andando alla messa… quella delle 10.
Si va sereni incontro a quest’ora settimanale che attenua, per chi crede, la frenesia della nostra vita, che aiuta a stemperare le ansie con la preghiera, che avvicina al Padre di tutti.
Con questo spirito sono arrivato sul sagrato dove però ad attendere i fedeli, oltre al solito dispenser per disinfettare le mani, c’erano anche volontari della protezione civile riconoscibili dai gilet arancioni.
Non c’erano domenica scorsa.
Ci accompagnano ai posti a sedere ancora disponibili, sui banchi noto vistosi cartelli di divieto di seduta.
Non c’erano domenica scorsa.
Il Parroco, da poche settimane arrivato nella nostra Parrocchia, c’informa delle nuove disposizioni della Curia milanese e ci chiede di avere pazienza perché dobbiamo aiutare il Paese e proteggerlo da un nuovo rischio di ritorno della pandemia.
Non era così preoccupato domenica scorsa.
La messa inizia, siamo alle letture, chi legge tiene la mascherina sul viso.
Non lo faceva domenica scorsa.
Il segno di pace, quello sì, ce lo scambiamo con uno sguardo, come domenica scorsa.
Al momento delle offerte, però, veniamo informati che non passerà nessuno fra i banchi, i cestini li troveremo all’uscita e lì potremo lasciare la nostra oblazione.
Non era così domenica scorsa.
Altra novità alla comunione, il sacerdote ci avverte di stare seduti al nostro posto, passerà lui e chi vorrà comunicarsi si alzerà in piedi.
Non era così domenica scorsa.
L’ultima novità all’ “Ite missa est”, dobbiamo uscire in ordine a partire dai fedeli seduti all’ingresso, ultimi quelli davanti all’altare.
Confesso che il tutto mi ha impensierito, mi ha fatto riflettere soprattutto il fatto che le direttive siano arrivate dalla Curia, e questo lascia presagire che la Chiesa cerchi di evitare un nuovo lockdown.
Non so cosa farò domenica, certamente prenderò in considerazione, visto che per età sono nella fascia più a rischio e che oltre tutto andiamo incontro alla cattiva stagione, l’ipotesi di ascoltare la messa trasmessa in tv così come fatto in precedenza, riassaporando quella particolare atmosfera di “casa/chiesa”.
Evidente che attualissimo resta l’ “estote parati”!
Non si può però lasciare tutto il campo al virus e allora chiudo con altra riflessione: il cambio del Parroco.
L’abbiamo scoperto rientrando dalle vacanze, la nostra parrocchia era sonnolenta, il precedente Sacerdote, brava persona, aveva faticato a creare comunità: non un chierichetto, non un organista, non un coro, celebrazioni grigie; il nuovo, giovane, ex ingegnere, vocazione tardiva, arriva da Baggio, una delle periferie più difficili di Milano dove sovraintendeva ad otto oratori.
Alla messa, già questa domenica, c’erano chierichetti ma soprattutto ragazzi che non vedevamo da molto, insomma, nonostante la situazione, si respirava un’aria nuova.
Che dire, ricordo che ai miei figli dicevo sempre che non si va in chiesa per simpatia del prete, ma per convinzione e questo vale ancora.
Certo è che la qualità del “Seminatore” fa comunque differenza e mai come di questi tempi la Chiesa ha bisogno di Sacerdoti capaci; sorprende infatti, ed è l’ultima considerazione, che come accade spesso e in tutte le situazioni, basti UNO per capovolgere una situazione stagnante e riaccendere la fiamma della speranza.
La nostra è che le limitazioni domenicali siano solo precauzioni per evitare il peggio.

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Se il tuo lume brilla più degli altri siine felice ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.

Proverbio cinese

 
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