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Lettere dei lettori
domenica 22 novembre 2020.
Pandemia: indecisione e paura
di Teresio Bianchessi

In Italia la suddivisione in zone gialle, arancione, rosse che identificano i diversi livelli di lockdown, ha fatto e continua a fare molto discutere; molti governatori delle regioni sono insorti e insorgono per protestare vuoi per la chiusura, vuoi per un mancato inserimento nella zona rossa.

Opinioni, visioni diverse certamente influenzate da una certa politica che, pur con meno ingerenza, pensa di più a interessi di partito che al bene del paese. La situazione continua ad essere grave, venerdì 699 morti che spinge il totale dei decessi verso i 50.000 e i contagi attorno a 1.400.000; numeri che sembra non bastino a sciocchi negazionisti.
La ferita è grave come si può “medicare”?
La saggezza contadina col proverbio “tajà e medegà (taglia e medica)” là dove il “medegà” non sottintende una pratica medica seria, bensì il mettere delle pezze, metteva in guardia suggerendo che l’indecisione di fronte ad una grave ferita è colpevole perché il tergiversare finisce con l’incancrenire la ferita.
Un taglio secco, quindi, deciso, certamente non indolore, è preferibile a mille tentennamenti, ad interventi superficiali che provocano, nella migliore delle ipotesi, convalescenze lunghe e dolorose.
Forse il suggerimento è valido anche oggi per questa nostra società ferita.
Che fretta c’è di aprire negozi, le attività? Non è forse meglio attendere, beneficiare dei ristori che lo Stato ha messo in campo?
Anche perché a botteghe aperte si pensa davvero che sull’uscio si formino code?
Taluni l’han capito e, anche se ne avevano la possibilità, han preferito tenere chiusi i loro locali perché i costi fissi non avrebbero retto i miseri ricavi.
Intendiamoci, sono solidale con loro, soffro per loro, ma credo che non ci sarà ripresa senza il ritorno della salute, quella in primis dobbiamo difendere perché solo così torneremo a nuova vita.
La paura.
La paura di essere contagiati dal Covid-19, la paura della morte attanaglia di più che il rimanere carcerati in casa.
Il virus ci ha fatto capire, meglio, ci ha solo ricordato con una spessa sottolineatura in rosso, quello che sappiamo da sempre, dall’inizio, ovvero quell’ “Alfa & Omega” che è un tutt’uno col nostro esistere.
Questo dovrebbe farci riflettere, eterni non lo eravamo nemmeno prima e se è vero che non tutto il male vien per nuocere spero che la brutalità di questa pandemia riporti alla ragione, sconfigga, rimodelli i comportamenti più prepotenti, tracotanti e autoritari della società.

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“La vita è breve, l’arte vasta, l’occasione fuggevole, l’esperimento malcerto, il giudizio difficile.”

Ippocrate

 
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