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Cultura
martedì 29 dicembre 2020.
Le grandi opere della Regione Moesa
di Giorgio Tonella

Recentemente la Fondazione F., M., e G.P. Giudicetti ha pubblicato un nuovo lavoro del Dr. Ing. Franchino Giudicetti dal titolo “Le grandi opere della Regione Moesa”. Si tratta di un libretto di 74 pagine oltre ad altre 20 di tabelle fuori testo con una quantità di dati ed informazioni sulle opere importanti costruite o alcune solamente progettate, specialmente negli ultimi 150 anni in Mesolcina e Calanca. Come nella altre sue pubblicazioni l’autore riesce a dare una visione completa e dettagliata sia per i lettori frettolosi che per i ricercatori più meticolosi.

Per una idea generale è sufficiente leggere le prime 34 pagine, ossia i 5 capitoli che riassumono in un modo descrittivo le grandi opere della regione, ossia le 2 strade cantonali, quella della Mesolcina e quella della Calanca (capitolo 1), la ferrovia Bellinzona-Mesocco con la centrale idroelettrica di Cebbia a Mesocco (capitolo 2), gli altri impianti idroelettrici con gli elettrodi (capitolo 3), la strada nazionale e la galleria del san Bernardino (capitolo 4) e la breve esposizione del costo della moneta durante gli ultimi 50 anni (capitolo 5), necessaria per potere comparare opere fatte in periodi differenti. Il lettore interessato al tema può ottenere dettagli di queste opere e di altre (eseguite o solamente progettate) nelle 4 appendici (altre34 pagine) e nelle 6 tabelle fuori testo. La maggior parte del materiale delle appendici è dedicata ai ponti delle 2 strade cantonali, della strada nazionale e della ex ferrovia (appendice 3). In questa appendice si presentano anche i ponti delle vecchie mulattiere e carraie. I ponti sono suddivisi in 3 gruppi: di pietra, di acciaio e di legno. I ponti di pietra sono poi divisi per tipo di via di comunicazione (mulattiere, cantonale, ferrovia), mentre quelli di acciaio per la tecnica usata e quelli di legno per epoca (prima e dopo il 1900).
La prima appendice mostra alcuni dei progetti che non sono stati realizzati e che si possono raccogliere in 4 gruppi: impianti idroelettrici (specialmente nella prima metà del novecento); il prolungamento della ferrovia fino a Bellinzona-Coira per il congiungimento delle due città; le proposte di collegamento tra la Mesolcina e la Val Chiavenna; ed infine il contestato progetto dell’immagazzinamento delle scorie radioattive sotto il Piz Pian Grand.
L’appendice 2 riassume, dopo aver presentato le storiche alluvioni dal 1500, le varie opere di arginatura eseguite durante gli ultimi 2 secoli nella regione.
L’autore aggiunge a questa appendice anche una sezione sulla depurazione delle acque. Forse avrebbe potuto menzionare altre 2 opere di arginatura: i ripari delle valanghe e la costruzione dei muri a secco, opera che durò secoli e che si trova in tutti i comuni della bassa e media valle Mesolcina e Calanca. I muri a secco sono arginature a doppio fine: da una parte evitare slavine e valanghe e dall’altra aumentare il terreno utile per la produzione agricola o vinicola aumentando la produttività con il nuovo calore che il terreno riceveva attraverso la irradiazione dei muri. Infine l’appendice 4 dal titolo “Excursus, evoluzione e classificazione delle vie di comunicazione” dedica la maggior parte ai ponti, sembrando per questo un appendice alla parte sui ponti dell’appendice 3.
Le tabelle fuori testo allegate alla fine (una ventina di pagine) corrispondono per un 50% a dati complementari per il capitolo 3 (e appendice 1) sugli impianti idroelettrici: tabella 1 sugli impianti idroelettrici , tabella 1.1 sugli impianti locali, tabella 4 sugli impianti idroelettrici non realizzati e tabella 4.1 su altri bacini d’accumulazione esaminati. Invece la tabella 2 raggruppa dati sulla strada nazionale e serve per il capitolo 2 della pubblicazione. Nella tabella 3 si presentano i costi di costruzione delle opere dei primi 4 capitoli (le strade e la ferrovia). Non si dice se sono costi nominali o reali e suppongo che siano costi nominali e quindi non comparabili con opere di periodi differenti.
Le tabelle 6 (specchietto riepilogativo) e 6.1 (efficienza energetica) assieme alla tabella 3 (alcuni investimenti nelle opere) sono menzionate dall’autore nel capitolo 5 (alcuni valori monetari) e nell’appendice 4 rispettivamente (excursus, evoluzione e classificazione delle vie di comunicazione). Peccato che non siano state messe assieme alla conclusione, visto che riassumono bene gli argomenti del volume.
Il testo non comprende un elenco unico delle fonti bibliografiche. Queste si trovano alla fine di ogni capitolo e appendice e sono raggruppate quasi sempre in bibliografia, iconografia, cartografia e documenti. Altre referenze bibliografiche si trovano a volte tra le note come piè di pagina.
Non si può che applaudire per l’immenso lavoro dell’autore nella ricerca di dati sul Moesano. La grande quantità di informazioni racchiuse in poche pagine è da una parte il fattore positivo dell’opera, concisa, corretta e completa; però dall’altra parte è l’aspetto negativo visto che nella lettura a volte si deve navigare tra testo, dati e altre informazioni messe nelle differenti 3 parti del testo. La quantità di dati presentati può generare dubbi su alcune cifre. Per contenere la pubblicazione in un certo numero di pagine a volte l’autore ha dovuto eliminare informazioni che avrebbero sicuramente chiarito meglio questi problemi. L’enfasi iniziale di questo testo sulle opere civili e specialmente su ponti e strade e l’uso indicato di fonti cartografiche si deve sicuramente alla formazione scolastica del Dr. Giudicetti (ingegneria civile) e alla sua passione per gli oggetti del passato che lo ha condotto alla creazione della fondazione e del museo.
Grazie Franchino!

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“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni: la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”

CATONE IL CENSORE

 
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