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Regionale
giovedì 18 febbraio 2021.
Un medico del corpo e dell’anima per sanare le ferite nella diocesi di Coira
di Davide Pesenti

Joseph Maria Bonnemain sarà dunque il nuovo vescovo diocesano. Fra i compiti più urgenti che lo attendono vi è certamente quello di curare le fratture interne alla diocesi che negli ultimi anni si è dimostrata sempre più divisa. Una sfida esigente, ma alla portata di questo medico e cappellano d’ospedale navigato, che con la sua nomina episcopale diventa l’emblema della riconciliazione, verso quell’unità intra-diocesana da ricostruire.

Il dado è (finalmente) tratto. Dopo 20 mesi sotto la guida dell’amministratore apostolico Mons. Peter Bürcher, e soprattutto lo storico rifiuto dei 22 canonici del Capitolo cattedrale di scegliere il successore di Mons. Vitus Huonder tra i nomi della Terna romana, Papa Francesco ha dunque affidato al canonico Joseph Maria Bonnemain, 72 anni, le future redini della Diocesi di Coira. Una scelta chiara, saggia ed equilibrata, testimonianza della volontà del pontefice di dare alla diocesi una certa continuità e, al contempo, pure delle nuove prospettive per l’avvenire. Su Mons. Bonnemain si ripongono così le molte speranze per un nuovo inizio che possa portare a un rinnovato spirito di dialogo e a quell’unità tanto auspicata.

Fine di un’attesa estenuante
I fedeli della diocesi di Coira hanno dovuto fare prova di molta pazienza e di grande perseveranza prima di conoscere (finalmente) il nome del loro prossimo vescovo. 635 giorni di attesa e speranze, speculazioni e pure qualche malinteso. Più di due anni e mezzo, dunque, per giungere alla nomina episcopale – molto più tempo dei tre mesi tradizionalmente previsti per l’elezione di un nuovo vescovo dopo la partenza del suo predecessore. Ma cosa attende il nuovo pastore – che sarà ordinato molto verosimilmente il prossimo lunedì di Pasqua nella cattedrale di Coira – nei prossimi anni a capo dell’unica diocesi trilingue elvetica? Tre, i cantieri principali (e più urgenti): riconciliazione, comunione diocesana e prosecuzione del cammino sinodale promosso dall’amministratore apostolico lo scorso anno.

L’urgenza condivisa di un pontifex
Il compito del nuovo vescovo promette di essere assai impegnativo sotto molti punti di vita; ma non proibitivo. Ciò in particolare date le capacità e la caratura personale-spirituale del prescelto. Ricco della sua esperienza accumulata grazie ai vari incarichi e responsabilità che ha assunto nei decenni scorsi a livello diocesano, Joseph Maria Bonnemain è ben consapevole che i suoi primi sforzi dovranno essere al servizio dell’unità nella diversità delle espressioni della fede che costituiscono la vita ecclesiale di Coira. E il suo breve messaggio ai fedeli diffuso poco dopo l’annuncio della sua nomina sta tutto lì a dimostrarlo.
Il canonico Bonnemain eredita sì una diocesi frammentata e polarizzata, in cui (ahimè) le profonde divergenze su vari ambiti della vita ecclesiale non sono un segreto. Una diocesi che negli ultimi anni è stata spesso sotto i riflettori a causa di tali disaccordi interni, tanto su visioni ecclesiologiche e teologiche, quanto su questioni etiche e sociali. Una diocesi per di più geograficamente molto estesa (da alcuni considerata anche troppo), in cui le sensibilità metropolitane e “riformiste” presenti nel Canton Zurigo si confrontano, e a volte si scontrano, con modi più tradizionali e classici di vivere il cattolicesimo nelle zone rurali del Grigioni e della Svizzera centrale – approcci che a volte sono erroneamente considerati “tradizionalisti”. Una diocesi nella quale queste diverse realtà sono tuttavia chiamate a coabitare e soprattutto ad arricchirsi reciprocamente, alla perenne ricerca di un cammino ecclesiale comune.

I vaccini della fraternità e della speranza
In un contesto così complesso e diversificato, (ri)trovare una vera coesione interna sarà senz’ombra di dubbio il primo compito che il nuovo Ordinario dovrà affrontare. Ma come raggiungere tale essenziale traguardo per vivere e annunciare il Vangelo?
Sarà innanzitutto proprio la conoscenza profonda di questi vari “mondi” che caratterizzano la diocesi, la grande risorsa, l’atout del futuro vescovo. I suoi 40 anni quale cappellano ospedaliero a Zurigo, come pure i suoi 30 anni negli organi decisionali della diocesi, fanno di Mons. Bonnemain una figura di grande esperienza e capacità, sia a livello pastorale che di gouvernance ecclesiale. Attitudini e qualità più che necessarie (e benvenute) per guidare la diocesi di Coira, un vero e proprio puzzle ecclesiale, dove le diverse realtà sono inevitabilmente (e normalmente) chiamate a convivere e ad arricchirsi a vicenda.
E come ha sottolineato lo stesso Bonnemain nel suo primo messaggio ai fedeli, la sua attenzione è rivolta sin da subito in primis alle “persone che soffrono e che si trovano in difficoltà per vari motivi”, così come alla creazione “di un futuro migliore, in cui la fraternità e la speranza non rimarranno mere utopie”. Priorità che pongono l’accento chiaramente al di là delle diatribe recenti, per riorientare l’azione di tutta la Chiesa diocesana sull’essenza dell’essere cristiano: solidarietà e comunione.

La benedizione di Papa Francesco
Ispirandosi a Papa Francesco, il nuovo vescovo dovrà certo incarnare non solo un approccio il più equilibrato possibile, ma pure uno spiccato spirito di mediazione, innovazione e tenacia. Se la ricerca instancabile di un consenso (spesso non facile da trovare) è nel DNA della sede episcopale che fu di San Lucio, le recenti tensioni cristallizzatesi nel rifiuto del Terna romana non scompariranno certamente dall’oggi al domani.
Con il suo operato e le (difficili) decisioni concernenti i suoi più stretti collaboratori, Mons. Bonnemain sarà chiamato a mostrare tutta la pertinenza di questa oculata scelta del pontefice, come pure a convincere coloro che potrebbero dar da vedere un certo scetticismo di fronte a tale decisione, chiedendosi: com’è possibile che uno dei tre nomi presenti sulla Terna respinta tre mesi orsono dal Capitolo della Cattedrale, nonostante tale rifiuto, sia comunque divenuto il nuovo vescovo?
Una sfida da non poco; una scommessa, probabilmente. Ma la fiducia e il coraggio non gli mancano di certo a Mons. Bonnemain – come l’ha dimostrato in particolare nella sua veste di cappellano ospedaliero proprio in questo periodo di pandemia – così come la sua dichiarata volontà di agire (più che parlare) e la determinazione da affrontare, senza indugi, i molteplici cantieri aperti.

Riparare e ricostruire
Questa coesione desiderata (e più che auspicabile) non può certo essere sinonimo di omogeneizzazione o appiattimento delle differenze. Essa dovrà invece basarsi sul discernimento e sul dialogo multilaterale – un esercizio che il futuro vescovo padroneggia, come hanno testimoniato le numerose reazioni seguite alla sua nomina negli scorsi giorni. Perché dalla capacità di integrare e far dialogare le (legittimi) diverse sensibilità presenti, dipenderà in gran parte il superamento effettivo delle discrepanze che hanno ripetutamente lacerato la diocesi di Coira in questi anni. Gli sforzi dovranno dunque orientarsi al servizio dell’unità della fede, nel rispetto della diversità delle sue concretizzazioni.
La ricerca e il rafforzamento di un denominatore comune tra le varie sensibilità e gli interessi/le aspettative dei fedeli, dei pastori e delle corporazioni ecclesiastiche nelle varie regioni della diocesi faranno dunque da filo conduttore del nuovo episcopato. L’importanza di un tale cammino di condivisione è stata ripetutamente sottolineata pure dall’attuale Amministratore apostolico: “La sfida più grande per Coira è quella di ogni diocesi: rimanere parte integrante della Chiesa universale nonostante tutte le sue diversità. Per mantenere l’unità non solo a livello locale, ma anche con il resto della Chiesa universale”. Ricostruire la fiducia per ritrovare l’unità: ecco il primo, essenziale compito.

Condividere un cammino di comunione
Per raggiungere questo obiettivo, tanto importante quanto esigente, il nuovo vescovo dovrà avviare un processo di riconciliazione tra le diverse “anime della diocesi”. Questo è il secondo (essenziale) cantiere sul quale il nuovo vescovo si dovrà rapidamente chinare. Poiché si tratta di una conditio sine qua non per ristabilire la tanto citata fiducia e uno spirito veramente collaborativo tra i principali attori della vita diocesana, ma anche (e soprattutto) tra i fedeli di tutte le regioni e il loro vescovo. Una fiducia che in alcune parti della diocesi si è vieppiù indebolita in questi ultimi anni. Un tale cammino di rinnovamento verso l’“unità nella pluralità” passerà certo anche dal compimento del cammino sinodale – terza “sfida” per il nuovo vescovo. Dopo una prima fase di “preghiera comune” (gennaio-giugno 2020) e una seconda di “ascolto della Parola di Dio e di scambi reciproci” (giugno-novembre 2020), la terza fase di quello che è stato definito un “cammino comune per rinnovare la Chiesa nella Diocesi di Coira”, è ora nelle mani del nuovo pastore diocesano. Il traguardo è ancora lontano, ma quest’importante fase conclusiva potrebbe sfociare in un processo trilingue di riflessione, condivisione e ampia partecipazione che, arrivato a maturazione, potrebbe certamente contribuire a dare un nuovo slancio e un volto rinnovato alla diocesi di Coira – eventualmente quale antipasto di un vero e proprio sinodo diocesano (o nazionale)? Nulla impedisce, infatti, che a immagine dei “pre-sinodi” organizzati nella Chiesa universale, un tale “processo sinodale” possa rappresentare al contempo un percorso d’approfondimento e di preparazione in tal senso. Staremo dunque a vedere come si svilupperà quest’importante terza fase.

Valorizzare le differenze alla sequela di Cristo
Fra gli aspetti legati a questo terzo compito che attende il nuovo vescovo si deve pure annoverare lo sviluppo di una maggiore sensibilità e valorizzazione della diversità culturale e linguistica che da sempre caratterizza i fedeli della diocesi di Coira. Una diversità che è costitutiva del popolo di Dio. La natura poliglotta aiuterà certamente Mons. Bonnemain a portare più attenzione non solo alle componenti italofona e romanciofona, ma pure alle comunità straniere, integrandole così maggiormente nella vita quotidiana della diocesi. Ciò, sia nella comunicazione istituzionale-pubblica (online), che nei rapporti informali. Valorizzare anche questo genere di ricchezza significa infatti poter consolidare la coesione tra i battezzati come pure i vari ministeri (ordinati o laici). Poiché un tale pluralismo è segno di vitalità evangelica e comunitaria.

Nel nome del nuovo vescovo
Nomen omen, dicevano i latini. E in tal senso, un vasto programma attende Joseph Maria Bonnemain a capo della più grande diocesi della Svizzera. Ma ci si sbaglierebbe se si pensasse che potrà realizzarlo da solo. E il diretto interessato ne è pienamente consapevole. Le prossime nomine daranno quindi una prima, importante indicazione sulla direzione che egli desidererà intraprendere e la rotta che vorrà dare alla diocesi.
Ma allo stesso tempo, ogni membro della diocesi sarà chiamato a contribuire, favorendo un’apertura vicendevole e testimoniando la propria volontà a collaborare con il nuovo vescovo. Ognuno dovrà assumersi la propria responsabilità, mostrando un’onesta disponibilità a un dialogo costruttivo, schietto e rispettoso, nonché a una sensibilità verso altri modi di concepire l’essere Chiesa. Dopo la gioia e il sollievo dell’annuncio del nuovo vescovo, ognuno sarà finalmente chiamato a far prova di un’apertura reciproca e, se del caso, anche a fare delle concessioni – in nome dell’unità.

Benvenuto benevolo e costruttivo
Ci si può dunque soltanto augurare che l’allora benevola (e fiduciosa) accoglienza riservata a Mons. Peter Bürcher al suo arrivo a Coira possa ripetersi (e consolidare) nei confronti del nuovo vescovo diocesano, traducendosi in un ampio e condiviso sostegno alle scelte e alle priorità che egli deciderà di porre per il proprio ministero episcopale, fatalmente breve, ma non per questo sinonimo di una semplice “fase di transizione” – per il bene della Chiesa che è a Coira e di tutti i fedeli. In gioco vi è il futuro della diocesi e soprattutto la credibilità della testimonianza cristiana. Benvenuto e migliori auguri per il suo nuovo ministero, Mons. Bonnemain!
Davide Pesenti

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L’uomo superiore comprende la giustizia e la correttezza; l’uomo dappoco comprende l’interesse personale.

(Confucio)

 
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