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Regionale
giovedì 25 febbraio 2021.
RSI e l’autocoscienza di essere service public per tutti gli svizzeri italiani
di Davide Pesenti

La diretta Facebook promossa dalla CORSI lo scorso 23 febbraio ha avuto il pregio di riporre al centro dell’attenzione una questione (almeno parzialmente) irrisolta in seno al servizio pubblico multimediale per la Svizzera di lingua italiana: la difficoltà a scrollarsi di dosso quella “ticinocentricità” – figlia anche del passato – a volte ancora diffusa. Infatti, nonostante gli innegabili passi compiuti nell’offerta mediatica RSI, il traguardo verso un approccio giornalistico e una conduzione dei programmi che prendano in considerazione l’intera Svizzera di lingua italiana non è ancora stato pienamente raggiunto.

È innegabile che la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) negli scorsi anni abbia intrapreso un percorso virtuoso nei confronti della realtà grigione, in particolare per quanto concerne l’informazione. Tuttavia, l’adempimento del mandato multimediale del servizio pubblico elvetico in lingua italiana non si può certo limitare a un “occhio di riguardo” sull’attualità locale/regionale, o all’impegno verso la tutela della lingua italiana e la valorizzazione delle minoranze come quella grigionitaliana – aspetti peraltro essenziali per un service public nazionale di prossimità e di qualità.

Autocoscienza

Oggigiorno, si tratta piuttosto d’inserire questi “cavalli di battaglia” in un approccio di fondo a 360 gradi. Questo significa proseguire nello sviluppare una vera e propria sensibilità svizzeroitaliana, ossia rafforzare tale autocoscienza in tutti gli attori coinvolti – giornalisti.e e animatori.trici in primis. Ciò, affinché espressioni come “il nostro cantone” (riferito al Ticino) oppure “il governo” / “le nostre squadre” (sottintendendo quelle ticinesi) possano in futuro essere evitate, oppure informazioni grigioni importanti non siano relegate (o subordinate) a quelle ticinesi – si pensi anche al numero e alla durata dei servizi, o al peso dato a elezioni e votazioni nei rispettivi due cantoni. In questo senso, il ruolo e la postura della consorella RTS (in ottica romanda) potrebbe rappresentare un interessante esempio al quale ispirarsi, come catalizzatore di un “sentir regionale”, di un viversi quali svizzeri italiani. L’emittente pubblica svizzera di lingua francese, nei decenni, ha infatti fortemente contribuito a costruire e consolidare “l’essere svizzeri romandi”. La situazione è un po’ diversa e peculiare al Sud delle Alpi, ma rivelatrice di quanto oggi il sentirsi davvero svizzeri italiani non sia poi così sempre scontato.

Il ruolo della politica

Il cantiere verso un reale approccio svizzeroitaliano alla RSI è dunque tuttora aperto. È quanto è stato pure riconosciuto dai tre consiglieri nazionali grigioni, Martin Candinas (PPDC), Anna Giacometti (PLD) e Jon Pult (PS), intervenuti nel dibattito online proposto dalla Società cooperativa per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (CORSI), in collaborazione con l’Associazione ticinese dei giornalisti (ATG). In ottica grigionitaliana, il dibattito ha messo nuovamente in luce tutta l’importanza di coltivare non soltanto una piena “svizzeroitalianità” alla RSI, ma pure uno sguardo italofono per/su tutta la Svizzera.

“Svizzeroitalianità” ancora in divenire

Ad oltre due lustri della congiunzione fra le “vecchie” Televisione e Radio della Svizzera italiana (convergenza multimediale sempre più en vogue), si son fatti degli importanti passi in avanti su quanto accade al di fuori degli stretti confini ticinesi. L’imminente entrata in funzione del nuovo direttore RSI Mario Timbal – in sostituzione dell’uscente Maurizio Canetta – rappresenta inoltre un’occasione propizia per proseguire e accelerare sulla via sin qui tracciata; non soltanto per quanto riguarda l’offerta quotidiana nell’ambito dell’informazione, dell’approfondimento e dell’intrattenimento, ma pure (e forse soprattutto) nell’autocoscienza dei collaboratori di come la RSI sia veramente il servizio pubblico per l’insieme della Svizzera di lingua italiana. Ciò, affinché diventi davvero un riflesso spontaneo, la norma e non l’eccezione.
Si tratta di un lungo processo di sensibilizzazione che deve proseguire ed essere condiviso da tutti gli attori coinvolti. Poiché riesaminare i propri ruoli e gli approcci, superando quei riflessi e meccanismi spesso inconsci, non è facile per nessuno. Anche perché, tali aspetti identitari (personali o collettivi che siano) mutano giocoforza col passare del tempo. E non sempre nobili qualità come la volontà e la buona fede bastano. Ci vuole applicazione, risolutezza e soprattutto (parecchio) tempo per superare certi riflessi e abitudini. Se poi vi si aggiunge una lunga, gloriosa storia e la complessità che caratterizza la Svizzera – e in particolare quella italiana – il compito diventa ancora più esigente, a tratti pure arduo.

La RSI e i suoi due cantoni di riferimento

Proprio al fine di riequilibrare lo storico retaggio della “ticinocentricità” (intesa come realtà sociopolitica principale, di riferimento) nei programmi RSI, in questi anni si sono intrapresi varie lodevoli iniziative, sia a livello gestionale che operativo-giornalistico. Sebbene limitato nei mezzi a disposizione, e con margini di ampliamento soprattutto per quanto attiene l’attualità politica, sociale e culturale grigione, bisogna riconoscere che il “giornalismo di prossimità” che propongono in particolare le trasmissioni “Grigioni sera” e “Voci del Grigioni italiano”, nonché in misura minore le “Cronache della Svizzera italiana” e “Il Quotidiano”, sia essenziale per l’italofonia grigione – e non solo quella residente nel Grigionitaliano (!). Essenziale, sia per quanto riguarda la stretta attualità regionale di giornata, sia (soprattutto) al fine d’offrire degli approfondimenti che possano rafforzare i legami tra le varie regioni della Svizzera italiana. Il tutto, in un vero spirito da service public. Ma la necessità di “normalizzare” la copertura giornalistica della RSI sull’insieme del territorio dei due cantoni svizzeri nei quali l’italiano è lingua ufficiale rimane tuttora d’attualità. Infatti, tale copertura mediatica dei “due cantoni di riferimento” per la RSI va considerata al di là della mera frontiera linguistica – come lo dimostra l’attuale contesto di pandemia. Ciò, poiché il Grigionitaliano è “soltanto” una parte del Canton Grigioni e le tematiche politiche, sociali, economiche … non si fermano sul Passo del San Bernardino, su quello del Maloja o sul Bernina. In quanto questioni a carattere cantonale, travalicano giocoforza i confini regional-linguistici. In quest’ottica, la “verifica dell’accordo dei Grigioni con la RSI” auspicata recentemente dal Presidente della Pgi, Franco Milani, potrebbe contribuire a compiere dei decisivi passi in avanti.

Da appendice a elemento costitutivo

Una piena integrazione della realtà grigione non deve dunque circoscriversi all’ambito dell’informazione, ma integrare vieppiù l’insieme delle trasmissioni RSI: dai dibattiti agli approfondimenti, passando per gli ospiti invitati, offrendo così degli spazi di riflessione concernenti tutto il pubblico svizzeroitaliano. Per molti.e ascoltatori.trici lo squilibrio a volte ancora constatabile fra l’attenzione rivolta al contesto ticinese e a quello grigione (nel suo insieme) appare oggi sempre meno comprensibile: come se quest’ultimo fosse quasi un “elemento annesso”, una sorta d’appendice e non pienamente costituente del mandato dell’emittente pubblica nazionale. In questo senso, la stabile presenza di collaboratori grigioni nelle varie redazioni non può che essere di buon auspicio per una sempre maggior autocoscienza svizzeroitaliana alla RSI, verso il superamento della differenza d’approccio alle varie regioni.

Cambiamento di paradigma

Come agire dunque per evitare che persista, in futuro, una certa difficoltà a comprendere che la presa in considerazione del Grigioni non sia un “semplice zuccherino” da service public, ma che è nel DNA stesso della RSI, quale emittente SSR SRG? E come superare una certa “giustapposizione” della realtà grigione a quella ticinese che, per varie ragioni, è posta maggiormente al centro dell’attenzione? In altre parole: come evitare che alcune scelte strategiche e redazionali portino a un rischio di “ghettizzazione” della realtà sociopolitica grigione e/o grigionitaliana?
Il dibattito online citato sopra ha rivelato come un cambiamento di paradigma nell’autocomprensione del ruolo della RSI vada portato avanti e consolidato a vari livelli. Ad intra, rendendo pienamente consapevoli i collaboratori del loro prezioso compito nel contribuire al rafforzamento di una vera coscienza svizzeroitaliana. Infatti, grazie a un’informazione mediatica ancor più sensibile a questa pluralità e diversità, si potrà raggiungere un miglioramento della conoscenza reciproca, contribuendo così alla coesione della Svizzera italiana. Ad extra – ossia nell’opzione pubblica d’Oltralpe, nei politici, nei media… – tale sviluppo dell’autocoscienza potrà contribuire al superamento del riflesso (inconscio?) di molti confederati che equiparano (troppo spesso) ancora il Ticino alla Svizzera italiana. In effetti, malgrado il suo “nuovo” nome, la RSI viene tuttora spesso considerata semplicemente la “Tessiner Fernsehen/Radio” – come lo è stata, forse, nel secolo scorso la sua antenata “Radio Monteceneri”.
Quanto detto non vale però solo per il Grigioni. La RSI è infatti chiamata da più parti ad aprirsi maggiormente verso tutta l’italianità in/della Svizzera. Attraverso una tale apertura d’orizzonti, potrà fungere da capofila nel rafforzamento della coesione del nostro Paese. Seguendo le trasmissioni d’informazioni o i dibattiti politici sulle emittenti SSR/SRG, si deve spesso constatare una limitata conoscenza reciproca tra le regioni linguistiche – e in particolare proprio della diversità che compone la Svizzera italiana.

Per un avvenire pienamente svizzeroitaliano

Finalmente, il dibattito online promosso dalla CORSI ha dimostrato – se ce ne fosse ancora bisogno – come la RSI sia chiamata ad essere un vero collante e al contempo una sorta d’ambasciatrice della Svizzera italiana, ma pure di tutta l’italianità svizzera. Ci si può dunque legittimamente augurare che in futuro la direzione dell’azienda possa favorire l’accelerazione di questa fase di “normalizzazione” della copertura dell’informazione politica, sociale, economica… grigione alla RSI. E ciò, prendendo vieppiù in considerazione in modo equo l’insieme del territorio dei due cantoni di riferimento, evitando così che i temi trattati nelle varie emissioni radio-televisive – senza dimenticare la ricca offerta online – si riferiscano essenzialmente (o unilateralmente) alla realtà ticinese, ma all’intero territorio della Svizzera italiana, quale realtà/unità cultural-linguistica, ben coscienti di tutte le sfaccettature che la caratterizzano. In tal modo, il pubblico italofono svizzero si potrà riconoscere e identificare sempre meglio nella ricca offerta RSI. E la RSI potrà così assumere sempre meglio quel suo ruolo di vettore multimediatico pubblico al servizio dell’italofonia elvetica, raccontando il mondo e le vicissitudini contemporanee a quella Svizzera che “pensa, parla, scrive e sogna in italiano”.

Davide Pesenti

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"Megghju aviri a chi fari cu centu briganti, ca cu nu stortu gnuranti."

È meglio aver a che fare con cento briganti piuttosto che con uno solo, ma stupido.

Proverbio calabrese

 
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