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Cultura
domenica 28 febbraio 2021.
Il bucato di primavera
di Teresio Bianchessi

L’inverno è un ricordo lontano, finalmente oggi è una bella giornata e nonna Rosa ha deciso di fare il bucato, così chiama la nipotina Agnese e le dice di salire con lei per aiutarla a togliere lenzuola e federe dai letti; sotto un cuscino trova anche “’l fasol” la bandana che il nonno usa la notte per ripararsi la testa dal freddo.





“Porta giù anche questa Agnese, da brava”.
La bimba è contenta di aiutare la nonna, mette tutto nella grande cesta insieme a maglie, mutandoni, calze, camice da notte, questa volta è proprio una montagna di roba da lavare, daltronde in casa sono in dodici: i nonni, mamma, papà e otto fra sorelle e fratellini.
Nonna Rosa sa che quello di primavera è “la bugada” il bucato più massacrante dell’anno e con disappunto osserva in che pessimo stato sono le lenzuola, si ripromette di sgridare tutti e ricordare loro di lavarsi di più la sera, soprattutto i piedi, così da non conciare in quel modo i letti.
Non si perde però d’animo, va alla roggia per dare una prima insaponata e strofinata alle macchie più resistenti poi depone i panni nel grande mastello di legno che è posto su un treppiedi.
Ora accende un grande fuoco sotto il pentolone che nonno Pino ha preparato la sera prima e mentre l’acqua bolle va al camino e con uno scopino raccoglie la cenere più soffice, la ripulisce dai piccoli tizzoni rimasti, poi ritorna al mastello, lo ricopre con una robusta tela di canapa e deposita sopra la cenere.
“Cosa fai nonna, perché metti lì la cenere?”.
“Metto la cenere per disinfettare, ma anche per profumare il bucato, vedrai come verranno pulite le lenzuola”.
L’acqua del pentolone ora bolle, la nonna con un capiente mestolo la versa sopra la cenere che filtra lentamente sul bucato sottostante trasformandosi in “lisìa” liscivia che ha poteri detergenti e sgrassanti.
“Come si fa nonna, vedere… vedere!”.
“No Agnese, stai lontana perché ti puoi scottare”.
Pazientemente la nonna continua a travasare fintanto che tutti i panni sono immersi nel liquido, ripete più volte l’operazione fino a che tutta la cenere è filtrata e a quel punto lascia per lungo tempo il bucato in ammollo.
Mentre i panni “riposano” riordina la cucina, torna poi sull’aia per togliere i panni dal mastello e con una spazzola di saggina li sfrega e li sbatte sull’asse e a forza di olio di gomito leva l’ultimo sporco.
Ora li strizza alla meglio e li depone nel grande cesto lì vicino che carica sulla carriola e chiama Agnese che intanto si è allontanata per inseguire i pulcini che correvano dietro la chioccia.
“Vieni Agnese che andiamo alla roggia a risciacquarli”.
Nonna Rosa, con grande abilità, lancia nel fosso le lenzuola trattenendole per un lembo, l’acqua che scorre impetuosa le risciacqua come meglio non si potrebbe e quando vede che anche le ultime impurità sono sparite le ritira a riva.
La nipotina si diverte molto, è incantata dall’abilità della nonna che, per gioco, fa arrivare spruzzi d’acqua sul suo viso.
“Nonna che fresca … brrr … com’è fresca”.
“Aiutami adesso, prendi li in fondo, dai che li strizziamo per bene, peseranno meno e faremo meno fatica a riportarli in cascina”.
Arrivate in cortile vanno dietro casa dove nonno Pino ha tirato una lunga corda sostenuta da pertiche di legno e insieme stendono tutto ad asciugare al sole.
“Passami un’altra molletta Agnese”.
La nipotina corre dietro alla nonna felice, che serenità, che pace trasmettono i panni stesi ad asciugare al sole!
Ora Agnese gioca a nascondino dietro le lenzuola, la nonna è felice, soddisfatta perché lenzuola, federe, ma anche mutande e fazzoletti sono candidi e profumati.
Da ultimo torna al mastello, recupera l’acqua filtrata, la “lisìa” liscivia antesignana del moderno “Vetril” che utilizzerà proprio per far brillare i vetri delle finestre, specchi, mobili e pavimenti.
Quando il bucato è asciutto nonna e nipotina lo levano dalla corda e lo ripiegano in grandi ceste.
“Agnese aiutami con questo lenzuolo”.
“Certo nonna”.
E quando tutto sembra fatto da una strattone più forte così, oltre al lenzuolo, la nonna si ritrova fra le braccia l’amata nipotina.
Il bucato ora è ammonticchiato sul tavolo in cucina, Rosa prende il ferro da stiro, lo riempie di braci e aspetta che il fondo si sia ben arroventato, poi inizia a stirare stando attenta che dai fori laterali non fuoriescano tizzoni che lascerebbero bruciature sui panni; nella bella stagione le piace fare questo lavoro sotto il portico per scambiare qualche parola con le vicine.
Ora ha finito e pensa alla gioia dei suoi cari quando si coricheranno in letti candidi e profumati.
“La bugada” il più faticoso dei bucati è terminato.
Prima di andare a nanna nonna Rosa, pur stremata, troverà ancora energia per far recitare a tutti il rosario.

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"Megghju aviri a chi fari cu centu briganti, ca cu nu stortu gnuranti."

È meglio aver a che fare con cento briganti piuttosto che con uno solo, ma stupido.

Proverbio calabrese

 
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