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Lettere dei lettori
sabato 22 maggio 2021.
TeleFuturo: un successo indimenticabile

È difficile non sapere che cosa il movimento Sciopero per il clima abbia organizzato. La prima diretta televisiva di TeleFuturo è stata un vero successo, con diverse migliaia di telespettatori e spettatrici, e un’incredibile visibilità mediatica.

Venerdì 21 maggio 2021, ha avuto luogo la prima mobilitazione dello Sciopero per il Futuro nelle piazze e nelle strade di tutta la Svizzera, con quasi duecento azioni decentralizzate su tutto il territorio nazionale rispettando le norme sanitarie vigenti. Sul territorio ticinese si sono verificate più di trenta azioni che andavano da Intragna a Morbio Inferiore, da Locarno a Lugano! Sappiamo – e oggi questo è stato ampiamente dimostrato dagli innumerevoli messaggi di supporto ricevuti – che nella Svizzera italiana vi sono decine e forse addirittura centinaia di migliaia di persone preoccupate dalla crisi climatica.

Durante le sue 12 ore di diretta, dalle 12:00 alle 00:00, TeleFuturo ha riportato tutte le azioni delocalizzate che hanno avuto luogo sul territorio ticinese dando l’opportunità a tutta la popolazione di essere partecipe allo Sciopero per il Futuro.

Alcune delle azioni di maggiore portata che sono avvenute sono state:

• Il Rogo della Terra di Locarno: gli attivisti e le attiviste hanno installato un vero e proprio rogo medievale, di quelli sui quali si bruciavano le streghe. L’unica differenza? Al posto di una strega sul rogo in legno era presente il pianeta Terra stesso, a cui 7 “incendiari” minacciosi disposti attorno al rogo e portanti fiaccole fiammanti in mano, stavano per dare fuoco. Questi ultimi erano vestiti con una giacca elegante su cui era stampato il logo delle grandi banche e multinazionali inquinanti della Svizzera.

Lo scopo era quello di denunciare l’immensa responsabilità che grava su banche come UBS e Credit Suisse e su multinazionali come Glencore, Syngenta e Nestlé dal punto di vista ambientale: se infatti tra il 1988 e il 2017 l’umanità ha emesso 833 miliardi di tonnellate di gas a effetto serra, ben il 71% di questa quantità è imputabile a solo 100 aziende, di cui fanno parte anche le suddette.

Nella parte attiva dell’azione, infine, passanti e clienti dei ristoranti di Piazza Grande hanno assistito alla vera e propria condanna di queste multinazionali: due persone, rappresentanti il popolo e la politica, si sono tolte la benda dell’indifferenza, aprendo gli occhi alla verità del mondo. Hanno liberato la Terra dal rogo, mettendo poi in fila, una dietro l’altra, le multinazionali e banche, in modo che una ad una salissero sul rogo oramai patibolo, mentre una voce in un megafono sentenziava: “UBS! Condannata per i suoi miliardi di dollari di investimenti nel fossile. Credit Suisse! Condannata per i suoi miliardi di dollari di investimenti nel fossile. Glencore! Condannata per catastrofi ambientali e violazione dei diritti umani. Syngenta! Condannata per vendita di pesticidi all’estero che in Svizzera sono vietati. Nestlè! Condannata per la sua gestione disastrosa della plastica. Questo è come il rogo del nostro pianeta dovrebbe apparire.”

Gli attivisti e le attiviste si sono chiaramente basati su dati confermati da fonti rinomate per formulare le loro condanne: dal 2015 UBS e Credit Suisse hanno investito 1900 miliardi di dollari in fonti di energia fossile. Nestlè nel 2020 ha utilizzato 1’300’000 tonnellate di imballaggi in plastica monouso.

• Lo Striscione Gigante di Castelgrande: dalla Torre Bianca di Castelgrande è stato calato uno striscione alto 20 metri riportante l’emblematica scritta “AGIRE”.

Il risultato visivo è stato davvero spettacolare, ed è stato ripreso anche da droni. Lo striscione, che copriva l’intera altezza della torre, era visibile da ogni punto della città.

• Il Teatro di Bellinzona: piazza del Sole è stata divisa in due da un lungo rosso sipario. Da una parte è stata rappresentata una scena del nostro quotidiano e dall’altra tutto ciò che tale situazione implica a livello ecologico e sociale, tutto quello che “c’è dietro”. In particolare da un lato si poteva osservare la scena di un acquisto di vestiti in un qualsiasi negozio di fast-fashion (per esempio H&M, Zara, New Yorker, Terranova, … ) e dall’altro erano presenti lavoratori e lavoratrici sottopagati intenti a raccogliere cotone, a tessere, a cucire, e a colorare panni in liquidi fortemente tossici, il tutto in condizioni estreme e disumane come quelle che purtroppo caratterizzano le fabbriche di tali marchi.

Lo scopo era quello di mostrare l’impatto di semplici azioni che a noi troppo spesso appaiono banali e insignificanti, nel caso specifico dell’azione, quello del fast fashion. Anche in questo caso la rappresentazione è supportata da solidi e sconcertanti dati: secondo uno studio del House of Common Environmental Audit Committee (2019) la produzione tessile contribuisce alle emissioni di gas a effetto serra più che il settore dell’aviazione internazionale dello “shipping” insieme. Per non parlare del fatto che il fast-fashion è responsabile del 20-35% delle microplastiche dell’oceano (The State of Fashion, McKinsey, 2020).

• Il Cimitero delle vittime della crisi climatica di Lugano: è stato installato un grande cimitero in piazza Manzoni, in cui sono collocate 70 tombe allineate in modo ordinato sotto forma di striscioni, tutti uguali, riportanti la scritta “ucciso/a dalla crisi climatica”.

L’atmosfera prodotta dal cimitero del clima era piena di tensione, grave e molti passanti sono rimasti seriamente colpiti e toccati dalla rappresentazione. Mentre una musica di morte riempiva l’aria, una lenta, suggestiva voce recitava al megafono: “Fermatevi. Fermatevi un secondo. Fermatevi sul posto. Siete davanti a un cimitero. Fate silenzio. Portate rispetto. È così che ci si comporta in un cimitero. E osservate un secondo le vittime. Sono adulti, bambini, uomini e donne, ma tutte persone accomunate da uno stesso fatto: sono tutte state uccise dalla crisi climatica. Una crisi che oggi siamo ancora in tempo a fermare. Se non vogliamo che domani tutti questi teli si trasformino in cadaveri veri. Fermatevi. Riflettete. Ripartite. Agite.”

L’obiettivo era questa volta non quello di rappresentare la minaccia incombente della crisi climatica, bensì la conseguenza estrema di tale crisi, che inizia a farsi sentire in molte parti del mondo: della crisi climatica si muore. Della crisi climatica moriranno molte persone. E della crisi climatica moriranno moltissime persone, se non si agisce adesso per mitigarla. Lo striscione esplicativo era emblematico: “Ogni anno +250’000 morti”.

Il movimento intende quindi riportare la tematica climatica e ambientale sulla bocca di tutte e tutti, ritrovando la sensibilità della popolazione che si stava sviluppando prima che la pandemia spostasse (giustamente) l’attenzione della popolazione mondiale su un altro problema.

Popolo e politica devono finalmente capire che la crisi climatica deve essere affrontata con urgenza. E per farlo bisogna condannare i grandi responsabili di emissioni di gas a effetto serra. E non bisogna dimenticare che questa crisi è molto più incombente di quanto ci si possa immaginare: migliaia di persone muoiono già ogni anno a causa di essa.

Oltre a riportare azioni in diretta e registrate, TeleFuturo ha proposto momenti informativi e di svago: con interviste locali, nazionali e internazionali, le telespettatrici e i telespettatori hanno potuto vivere in prima persona altre realtà.

Approfondimenti con esperte ed esperti e dibattiti con esponenti della politica ticinese hanno dato la possibilità di conoscere la crisi climatica in ogni suo aspetto, mentre con concerti live, giochi e quiz – senza dimenticare un episodio di cucina eco-friendly – abbiamo offerto una prospettiva fresca e intergenerazionale della lotta alla crisi climatica.

Per il movimento Sciopero per il clima,

Daniel Barta (076 504 33 05) Tessa Viglezio (079 893 90 89)

Dalia Elshalter (076 530 64 31) Siro Pedrozzi (076 331 37 94)

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“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni: la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”

CATONE IL CENSORE

 
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