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Fuori regione
giovedì 10 giugno 2021.
Disponibili i risultati delle due indagini amministrative esterne

Il Governo ha preso atto dei rapporti del Prof. Dr. Martin Beyeler nonché del Prof. Dr. Andreas Stöckli concernenti le accuse mosse nei confronti delle autorità cantonali in relazione ai risultati dell’inchiesta della Commissione della concorrenza (COMCO) relativa agli accordi in materia di appalti. I professori non hanno accertato carenze o errori sistematici commessi nel periodo oggetto delle indagini, compreso tra il 2004 e il 2012, tuttavia hanno identificato delle condotte irregolari in relazione a singoli processi presi in esame. Essi valutano in termini positivi il pacchetto di misure volte a individuare accordi in materia di appalti introdotto nel 2013 e suggeriscono miglioramenti puntuali.

In relazione ai risultati delle inchieste della COMCO relative agli accordi in materia di appalti tra le imprese di costruzioni in Engadina Bassa e nel settore delle pavimentazioni stradali nel Grigioni settentrionale e meridionale, a partire da aprile 2018 (decisione della COMCO "Engadin I") sono anche state mosse accuse pubbliche nei confronti del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste (DCTF, oggi Dipartimento infrastrutture, energia e mobilità [DIEM]) e dell’Ufficio tecnico cantonale (UT).

Ingaggiati diversi esperti indipendenti
Ciò considerato, il Governo ha ritenuto opportuno far sottoporre all’esame di esperti indipendenti i processi di aggiudicazione dell’UT nel periodo oggetto dell’inchiesta della COMCO, compreso tra il 2004 e il 2012, nonché le accuse mosse a questo riguardo nei confronti del DCTF e dell’UT. Nel mese di maggio 2018 il Governo ha perciò disposto un’indagine esterna e ha incaricato il Prof. Dr. Martin Beyeler, professore di diritto dell’edilizia e degli appalti presso l’Università di Friburgo, e il Prof. Dr. Andreas Stöckli, professore di diritto costituzionale e amministrativo presso l’Università di Friburgo, di esaminare le basi giuridiche, i processi e le prassi del DCTF nonché dell’UT in relazione all’aggiudicazione di lavori (mandato d’indagine 1). Inoltre il Prof. Dr. Andreas Stöckli e il Prof. em. Dr. Peter Hänni sono stati ingaggiati in qualità di esperti indipendenti per condurre l’indagine amministrativa relativa a singoli processi in seno all’UT che avrebbero potuto trovarsi in correlazione con gli accordi sui prezzi (mandato d’indagine 2).

Metodo e procedura delle indagini
I due professori hanno avuto accesso a tutta la documentazione necessaria per chiarire la fattispecie. Per il mandato d’indagine 2, diverse persone sono inoltre state interrogate in merito a singole fattispecie. Vi è anche stato uno scambio di informazioni con la Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) istituita dal Gran Consiglio parallelamente all’indagine amministrativa e i cui compiti riguardavano anch’essi gli accordi in materia di appalti nei Grigioni.

Risultati delle indagini
Il Governo ha preso atto del fatto che gli esperti non hanno accertato deficit o errori sistematici nel periodo oggetto delle indagini, compreso tra il 2004 e il 2012. Sarebbe però emerso che le cognizioni di allora in relazione agli accordi in materia di appalti sarebbero state caratterizzate soprattutto dal grande peso attribuito al confronto dei prezzi tra preventivo e prezzi offerti nel singolo caso concreto di un’aggiudicazione e che questa prassi si sarebbe basata anche sulla giurisprudenza di allora del Tribunale amministrativo. Ciò avrebbe condotto a una percezione ridotta riguardo a possibili limitazioni inammissibili della concorrenza. Inoltre non si sarebbe proceduto a una verifica generalizzata e a lungo termine dell’evoluzione dei prezzi al fine di poter individuare indizi relativi ad accordi in materia di appalti. Tuttavia, nel periodo preso in esame una tale verifica non sarebbe stata svolta nemmeno negli altri Cantoni.

Per quanto riguarda i processi presi in esame all’interno dell’UT, gli esperti hanno accertato che almeno in un caso un elenco di progetti interno sarebbe giunto nelle mani di impresari costruttori secondo modalità non chiarite. Inoltre è emerso che nel periodo oggetto delle indagini compreso tra il 2004 e il 2012 l’UT seguiva una prassi non opportuna: in occasione delle assemblee regionali e delle assemblee sezionali della Società grigionese degli impresari-costruttori (SIC) venivano fornite informazioni relative a cifre di preventivo per progetti di genio civile previsti per l’anno seguente. Questo potrebbe aver favorito gli accordi in materia di appalti. Per contro non è stato trovato alcun indizio secondo il quale collaboratori dell’UT o del DCTF sarebbero stati a conoscenza dell’esistenza di accordi in relazione a procedimenti di aggiudicazione concreti e sarebbero stati collusi con gli impresari costruttori consegnando a questi ultimi elenchi di progetti. Per quanto riguarda il colloquio avuto da A.Q. con membri dell’UT nel 2009, a singoli collaboratori dell’UT andrebbero imputate delle condotte irregolari. Dalla prospettiva attuale non si potrebbe fare a meno di notare che ai collaboratori andrebbe effettivamente imputata una scarsa sensibilità nei confronti del tema degli accordi in materia di appalti in relazione al colloquio avuto con A.Q. Questo errore di valutazione sarebbe stato dovuto non da ultimo a un approccio predominante in seno all’UT, fortemente concentrato sul singolo procedimento di aggiudicazione e sulle misure di diritto in materia di appalti da adottare in esso. In conclusione l’indagine osserva che singoli collaboratori dell’UT sarebbero stati a conoscenza di accordi in materia di appalti, ciò che permetterebbe di concludere che in seno all’UT fosse noto in termini generici che nell’edilizia almeno temporaneamente vi sarebbero stati accordi. Tuttavia non sarebbero emersi indizi relativi al fatto che dei collaboratori sarebbero stati informati riguardo a spartizioni concrete di commesse e ad accordi sui prezzi o che li avrebbero condivisi. Di conseguenza, né ai collaboratori dell’UT, né a quelli del DCTF si potrebbero rimproverare condotte irregolari in relazione all’individuabilità generale di accordi.

Dalle indagini è inoltre risultato che dall’avvio dell’inchiesta della COMCO nel 2012 il Governo ha adottato numerose misure per migliorare la situazione. Complessivamente gli esperti danno merito al DCTF rispettivamente al DIEM e all’UT di aver applicato una procedura molto attenta e accurata nell’adeguamento dei propri processi di aggiudicazione. Ad esempio già a partire dal 2013 le autorità grigionesi avrebbero individuato una necessità di agire e avrebbero adottato misure per ottimizzare i processi di aggiudicazione, che da allora sarebbero stati sviluppati ulteriormente con attenzione. Tra le misure introdotte rientrerebbero in particolare l’impiego sistematico di liste di controllo che permettono di riconoscere meglio indizi relativi ad accordi nonché l’istituzione di un servizio di riferimento presso il DCTF affinché possibili sospetti relativi ad accordi in materia di appalti possano essere segnalati, sentiti e chiariti. Inoltre verrebbero impiegate nuove tecnologie digitali (screening delle offerte) che forniscono indizi di accordi in materia di appalti e impediscono intese illecite.

Raccomandazioni operative
Questa valutazione dei periti viene integrata da singole raccomandazioni operative finalizzate a migliorare ulteriormente le misure già avviate. Ad esempio gli esperti propongono in particolare di precisare o integrare singoli punti della lista di controllo, di svolgere formazioni anche per gli studi di architettura e di ingegneria incaricati nonché di prendere in esame la possibilità di insediare il servizio di riferimento per la segnalazione di accordi in materia di appalti esternamente all’Amministrazione. Il Cantone coglie l’occasione per verificare e migliorare ulteriormente i propri processi e le proprie misure di lotta agli accordi in materia di appalti sulla base delle raccomandazioni.

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“Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni: la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi.”

CATONE IL CENSORE

 
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