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sabato 26 giugno 2021.
Epidemia e ricerca: Ricercatore Usa scova le prime sequenze Covid cancellate

(ats ans) L’indagine sulle origini del Covid-19 riserva un nuovo colpo di scena: un ricercatore americano, il virologo Jesse Bloom, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, ha ritrovato sequenze del virus risalenti all’inizio della pandemia e rimosse dall’archivio ad hoc del National Institute of Health (Nih) americano su richiesta di un ricercatore cinese.

Bloom, come si legge su Biorxiv (che raccoglie gli articoli non ancora vagliati dalla comunità scientifica) e anche sul sito della rivista Science, ha recuperato dopo lunghe ricerche online i file cancellati da Google Cloud e ricostruito le sequenze parziali di 13 campioni di virus raccolti da pazienti ricoverati o sospettati di contagio tra gennaio e febbraio 2020 a Wuhan, la città da cui si ritiene sia partita l’epidemia.

Una scoperta che probabilmente non cambierà il quadro scientifico sulle prime settimane della diffusione del virus ma che secondo molti ricercatori evidenzia la carenza di trasparenza da parte di Pechino e il fatto che agli scienziati potrebbero mancare vari pezzi del puzzle per trarre conclusioni più accurate. Il ritrovamento rafforza inoltra la richiesta di una nuova indagine indipendente sulle origini del Covid, come ha chiesto anche il G20 sollevando le ire del Dragone. Il presidente americano Joe Biden, nel frattempo, ha chiesto a fine maggio all’intelligence Usa di fargli un rapporto entro 90 giorni, ossia entro fine agosto.

Il Nih, uno dei più grandi centri di ricerca del mondo, ha confermato di aver cancellato le sequenze dopo aver ricevuto nel giugno 2020 la richiesta di un ricercatore cinese che le aveva inviate tre mesi prima, spiegando che "gli scienziati detengono i diritti sui loro dati e possono chiederne il ritiro". Il ricercatore sosteneva che le sequenze erano state aggiornate e sarebbero state postate su un altro, non meglio precisato, database.

Era quindi sua intenzione rimuovere la versione vecchia per evitare confusione, secondo la versione dell’istituto americano. Alcune delle informazioni cancellate, ha spiegato Bloom, sono ancora disponibili in uno studio pubblicato su una rivista specializzata ma gli scienziati in genere cercano le sequenze genetiche nei centri dati più importanti, come quello dell’Nih. Secondo Bloom, inoltre, il mercato del pesce di Wuhan potrebbe non essere stato il luogo di inizio dell’epidemia.

Il ricercatore precisa infatti che nei campioni di virus SarsCov2 raccolti in alcuni malati, collegati al quel mercato del pesce, ci sono tre mutazioni che invece sono assenti dalle sequenze di coronavirus da lui ricostruite o nei ’cugini’ del virus più simili al SarsCov2, scoperti dall’Istituto di virologia di Wuhan nei pipistrelli nel 2013. Quindi le sequenze su cui si è concentrato il rapporto congiunto Oms-Cina "non sarebbero completamente rappresentative del virus che si trovava a Wuhan all’inizio dell’epidemia".

La rimozione delle sequenze, a suo avviso, produce "una foto in qualche modo alterata dei virus che circolavano inizialmente a Wuhan" e "suggerisce che una possibile ragione del fatto che non abbiamo visto un maggior numero di sequenze è forse perché c’è stato uno sforzo deliberato di toglierle".

Bloom è co-autore di una lettera, pubblicata in maggio su Science e firmata da decine di colleghi, che ha criticato il rapporto dell’Oms e chiesto ulteriori indagini sulle origini del virus, compresa l’ipotetica fuga dal laboratorio. Se non ci sarà una nuova inchiesta, il ricercatore è deciso a proseguire da solo rintracciando tutti gli studi in fase di revisione non ancora pubblicati per vedere se descrivono dati che non sono nei database.

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CATONE IL CENSORE

 
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