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Editoriale
lunedì 9 agosto 2021.
OLIMPIADI DI TOKYO - Lo sport vince sulla pandemia e sulla diffidenza
di Teresio Bianchessi

In questo lungo sgradevole tempo di pandemia ogni evento parte a rilento salvo poi, così come è accaduto per gli europei di calcio, accendere l’entusiasmo.

E’ accaduto anche per l’Olimpiade alla quale sono arrivato preparato grazie all’iniziativa di una catena di distribuzione che ha ideato un album di figurine dedicato proprio ai giochi olimpici.
A sorpresa i nipoti hanno snobbato l’album, il nonno invece, che mai in vita sua ne aveva avuto uno, si è entusiasmato e ha passato sere aprendo bustine, attaccando volti di sportivi famosi e sconosciuti, arrabbiandosi per le doppie e, una volta rimasto a -9 ha iniziato una accanita operazione di scambi sperando di coprire il piccolo vuoto.
L’album oltre che divertirmi mi ha dato tante preziose notizie: anni e sedi dove si sono svolti i giochi, (la prima ad Atene nel 1896), medagliere, calendario giornaliero delle gare, campioni in gara e l’elenco rigorosamente alfabetico delle discipline ammesse iniziando da “Arrampicata sportiva” per finire con “Vela” passando per ciclismo, golf, lotta, pesi, skateboard, taekwondo, tiro etc.
Con l’entusiasmo di un bambino ho seguito le gare, naturalmente soddisfatto dell’incredibile medagliere italiano, ma ancor più affascinato dalle storie di sport e di vita offerte da campioni noti, ma soprattutto catturato da personaggi minori che praticano discipline minori e trovano, ogni quattro anni, il loro momento di gloria.
Le interviste agli atleti e alle loro famiglie hanno messo in luce valori che si credevano perduti quali abnegazione, fatica, impegno, sacrifici economici e capita che insperati risultati diano lustro e rendano giustizia a piccole palestre capaci di allenare, ma anche di educare e regalare un sogno sia che si tratti di tirare frecce o pugni.
Emerge dalle interviste una sana cocciutaggine che riesce a far macinare, per quattro anni consecutivi, a questi giovani atleti, ore e ore di allenamento, sopportando fatiche, privazioni, rinunce.
Giovani che commuovono come avvenuto nel salto in alto dove l’italiano Tamberi e Barshim del Katar vincono ex aequo l’oro ed emozionati, felici, salgono sul gradino più alto del podio dopo i gravi incidenti da entrambi patiti e superati con chissà quale forza e determinazione.
Anche la Tv non ha potuto far altro che annotare i sani valori offerti da questi sportivi e i cronisti, nei commenti salottieri, questa volta mi sono piaciuti, perché volenti o nolenti, han dovuto dare cappello a questi atleti che hanno dimostrato insieme a grande potenza fisica e morale, anche fratellanza.
E chi non ha vinto medaglie?
Ricordo ancora, quando ero Presidente della sezione di Atletica del Centro Sportivo Cardinal Schuster di Milano, il tifo prima, la festa poi che i ragazzi facevano ai compagni attardati nelle lunghe campestri, li sostenevano, li incitavano più dei primi in testa alla corsa, era spirito di squadra vero, affetto meritato per chi non si era arreso e che con il suo arrivo portava comunque un punto alla squadra.
Squadra come famiglia.
Nella famiglia dove regna armonia i successi non mancano.

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L’uomo superiore comprende la giustizia e la correttezza; l’uomo dappoco comprende l’interesse personale.

(Confucio)

 
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