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Politica
venerdì 12 novembre 2021.
La RSI non solo non perde il vizio, ma ormai nemmeno più il pelo
Dibattito «Democrazia diretta» dell’8.11.2021 sulla Legge Covid-19

UDC Ticino è indignata della conduzione a dir poco tendenziosa e di parte che i due conduttori - Davide Paggi ma, soprattutto, Reto Ceschi – hanno effettuato a scapito del fronte schierato per il NO alla Legge Covid-19. Se una volta – a seguito dei reiterati reclami che in passato il nostro partito aveva depositato, venendo tacitato con promesse mai mantenute di un futuro maggior rispetto dell’imparzialità nei confronti dei partecipanti ai dibattiti – si poteva ancora dire che «il lupo perde il pelo ma non il vizio », dopo il dibattito dell’altra sera si può concludere che la RSI abbia deciso di fare a meno dell’alibi del vizio, rinunciando tout court a perdere il pelo.

L’ostilità verso il fronte del NO, infatti, è stata più volte (troppe) sottolineata dalle obiezioni e interruzioni che i conduttori hanno opposto ai contrari alla legge, tanto da far dire, a giusta ragione, al Dr. Nussbaumer che si trattava di un dibattito di tre contro cinque.
La smaccata tendenziosità della RSI è poi stata ribadita nel «fact-checking» diffuso dalla stessa il giorno dopo, con il quale l’organo di «informazione di Stato» si è affrettato a sottolineare le inesattezze o presunte falsità dette durante la trasmissione, guarda caso SOLO da parte dei tre sostenitori del referendum. Ci permettiamo di contestare, o quantomeno relativizzare, alcune affermazioni fuorvianti ivi contenute.
Per esempio, si dà grande enfasi che – al contrario di quanto affermato da Nussbaumer – la Svezia è il Paese della regione (Scandinavia) ad avere il più alto numero di morti in assoluto, sottacendo però il fatto che con 100 morti in meno della Svezia, la Svizzera ha solo il 6,3% di decessi in meno nonostante le ben più severe misure prese (mascherina, confinamento, chiusure forzose di attività economiche, vaccini, ecc.).
In merito a un intervento di Pamini, la TV di Stato sottolinea che gli allentamenti previsti non sono stati possibili perché le vaccinazioni sono state sotto le aspettative e perché i contagi hanno ripreso, ma sorvola sull’affermazione centrale del dibattitore, che Berset aveva promesso la soppressione di tutte le misure quando chi voleva si sarebbe vaccinato. Al di là del fatto che, nel contesto di questa pandemia, ci siamo abituati a sentire tutto e il contrario di tutto anche da fonti apparentemente autorevoli, anche noi abbiamo voluto procedere a una nostra verifica di alcuni fatti (termine che preferiamo all’esotico «fact-checking»).
1. Reto Ceschi ha ironizzato sul fatto che Morandi esagerasse nel citare un’immunità raggiunta in Svizzera di oltre l’80% (65% vaccinati + 15% immuni o guariti), sostenendo che la matematica non funzionava. Morandi ha peraltro trasparentemente ripreso la tesi, citandolo in studio, da un recente articolo del consigliere nazionale PLRT Rocco Cattaneo. Orbene, il 9.11.2021 la responsabile della sezione controllo delle infezioni all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Virginie Masserey, ha comunicato ufficialmente che «In Svizzera, l’80-81% della popolazione è immunizzata contro la COVID-19 perché vaccinata oppure perché ha sviluppato gli anticorpi».
2. Jon Pult ha paventato – in caso di un NO alla legge – la saturazione degli ospedali, mentre le cifre attuali della Confederazione indicano un calo, rispettivamente una stabilizzazione del tasso di occupazione, sia totale che dei reparti di cure intense (www.covid19.admin.ch/it/overview).
3. «Chi è vaccinato ha molto meno probabilità di trasmettere il virus, dicono gli studi», ha detto Alex Farinelli, esortando tutta la popolazione a vaccinarsi quanto prima. Ma nessuno dei «conduttori» ha pensato di fargli notare che studi altrettanto autorevoli affermano invece, per esempio, che «…Tuttavia, questa efficacia di riduzione della carica virale diminuisce con il tempo dopo la vaccinazione, diminuendo significativamente a 3 mesi dopo la vaccinazione ed effettivamente svanendo dopo circa 6 mesi»
(www.nature.com/articles/s415...) e che non c’è «alcuna differenza significativa nella carica virale tra gruppi vaccinati e non vaccinati, asintomatici e sintomatici quando infettati dalla variante Delta SARS-CoV-2» (www.medrxiv.org/content/10.1... e www.nature.com/articles/s415...), affermazioni che fanno cadere la logica di un certificato vaccinale a medio/lungo termine. Proprio per questi motivi, documentati, la tesi centrale dell’UDC svizzera è che il certificato Covid19 dia una falsa sensazione di sicurezza, oltre a polarizzare la società e ledere i nostri diritti fondamentali.
Ma al di là dei contenuti di merito di ogni singolo intervento – tutti leciti e da rispettare quando provengono dai dibattitori – questa presa di posizione di UDC Ticino mira a denunciare e stigmatizzare ancora una volta l’atteggiamento parziale e tendenzioso della nostra TV di Stato che, tramite i suoi conduttori - ma anche da chi ufficialmente ne sostiene l’operato con «fact-checking» manifestamente parziali e fuorvianti diffusi a posteriori - si schiera palesemente a favore di uno dei due fronti, ignorando i suoi doveri di informazione neutrale finanziata con l’imposta radiotelevisiva, per indirizzare il voto popolare verso l’esito a lei più gradito.
Dobbiamo ricordare che il (lauto) canone radiotelevisivo lo pagano i vaccinati come i non vaccinati?

UDC Ticino

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“Ai più bassi livelli della politica e al più alto livello della spiritualità il silenzio non aiuta mai la vittima, il silenzio aiuta sempre l’aggressore.”

ELIE WIESEL

 
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