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Lettere dei lettori
mercoledì 1 dicembre 2021.
LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: nello stadio e fuori dallo stadio
di Teresio Bianchessi

Accade ogni anno e la prima volta rimasi sorpreso nel vedere campioni della serie A scendere in campo con due evidenti tratti rossi sul viso; mohicani mi chiesi?

No, era un encomiabile gesto della federazione per sensibilizzare sulle tante violenze subite quotidianamente dalle donne e così anche quest’anno da Ibrahimovic a Dybala, Mertens etc. tutti sono scesi in campo con quel segno rosso, vistoso sul viso.
Le partite però finiscono, si esce dallo stadio e a Empoli, dopo Empoli Fiorentina, accade che un tifoso non trovi di meglio da fare che dare una pacca sul sedere, in diretta tv, ad una giovane cronista sportiva che stava svolgendo il suo lavoro, altri le rivolgono frasi volgari.
Punto e daccapo.
Negli spogliatoi? Le interviste serali?
Così accese e prevalenti le rivalità del campo che dallo studio devono ricordare agli intervistati di pronunciare la “frase”… quella scritta e preparata che condanna gli abusi sulle donne.
Che tristezza!
Sul drammatico tema dei femminicidi sempre più forte è la protesta delle donne che scendono in piazza, manifestano, urlano, propongono soluzioni, difendono, proteggono quelle malcapitate finite nelle mani di individui che non si possono definire uomini.
Una cosa mi duole, mi addolora ed è di non sentire l’urlo di noi uomini contro quegli “uomini”!
Le due righe rosse messe sul viso di calciatori viziati e strapagati sono troppo lontane dalla realtà! Mi duole perché a questi mostri dovrebbe arrivare il nostro urlo per far capire loro quanto li detestiamo e chissà se, attaccati dall’interno, se il vederci scendere in piazza e gridare più forte delle donne scuota il loro malato ego e che inizino a rivedere i loro sciagurati comportamenti.
I mostri a questo punto li metteremmo in una tenaglia.
Dai, non possiamo sottrarci, non dare voce, sostegno alle tante donne vittime di violenze.

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È conveniente che esistano gli dei, e, siccome è conveniente, lasciateci credere che esistano.

Ovidio (Publio Ovidio Nasone)

 
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