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venerdì 17 dicembre 2021.
Caso Quadroni - Poliziotto assolto

(ats) Oggi l’agente della Polizia cantonale dei Grigioni, accusato di aver nascosto informazioni in relazione al "denunciante" ("Whistleblower ") del cartello edilizio Adam Quadroni, è stato assolto dal Tribunale Prettigovia/Davos.

La presidente del Tribunale ha motivato la sentenza odierna giustificandola con l’assenza di intenzionalità. L’accusato era fermamente convinto di aver agito in modo corretto. Il Tribunale ha constatato una sua ignoranza in fatto di diritto penale e ha consigliato al poliziotto di approfondire tali conoscenze. Il tribunale ha inoltre respinto la richiesta di risarcimento di 1’000 franchi.

Adam Quadroni era presente al processo. Parlando con i media dopo il verdetto, ha sollevato la questione chiedendosi se l’ignoranza possa giustificare la responsabilità.

Atto non intenzionale

La procura aveva accusato l’agente di aver omesso dei contenuti che sgravavano il comportamento di Quadroni durante l’operazione della polizia in casa sua. Ieri il poliziotto si era giustificato adducendo ad una stesura infelice del suo rapporto penale.

Dopo un’operazione di polizia nel quadro delle misure a protezione dell’unione coniugale di Quadroni e di sua moglie nel novembre 2017, i due agenti avevano accusato il "Whistleblower" di violenza e minacce nei confronti di autorità e funzionari, nonché di insulti verbali all’indirizzo delle forze dell’ordine. L’agente accusato non aveva partecipato all’operazione, ma successivamente aveva scritto il rapporto penale.

Durante la sua indagine, l’imputato aveva interrogato altri tre agenti della polizia di sicurezza presenti all’operazione. Questi avevano dichiarato che, dal loro punto di vista, Quadroni non li aveva né insultati né offesi, e che secondo loro non sussisteva alcuna ipotesi di reato. L’accusato si era annotato questa dichiarazione ma successivamente nel suo rapporto penale aveva scritto che i tre agenti della polizia di sicurezza non potevano rilasciare alcuna dichiarazione sul caso.

La procura pubblica ha quindi incolpato l’agente di aver omesso prove a discarico - e quindi rilevanti. Da parte sua l’accusato ha detto che, in effetti, nel suo rapporto avrebbe voluto scrivere il medesimo contenuto che si era annotato in precedenza.

Prove male interpretate

Nella sua sentenza, oggi la corte ha sottolineato che l’accusato non sapeva come scrivere correttamente un rapporto penale e che si era basato soltanto sulla percezione soggettiva degli agenti di polizia. Siccome i tre poliziotti di sicurezza non si erano sentiti aggrediti, l’accusato aveva ritenuto che non avessero dovuto dichiararlo.

Tuttavia, secondo la presidente del Tribunale in un rapporto penale le percezioni soggettive sono irrilevanti. Per una valutazione oggettiva dei fatti, le dichiarazioni degli agenti della polizia di sicurezza sarebbero state importanti. Partendo dal fatto che l’agente di polizia accusato apparentemente ignorava questo aspetto, la corte non ha potuto imputargli l’intenzione. Le parti possono ricorrere in appello entro 30 giorni.

La corte ha esaminato solo i fatti legati all’intenzione. Non è stato possibile chiarire se l’imputato abbia agito per negligenza, in quanto il fatto è già prescritto. Nel Cantone dei Grigioni, il termine di prescrizione in un caso del genere scade dopo tre anni. Così, il reato di negligenza è già caduto in prescrizione alla fine del 2020.

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Cicerone

 
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