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Cultura
giovedì 3 febbraio 2022.
Quali strategie per assicurare un roseo futuro ai villaggi “periferici”?
di Davide Pesenti

L’aumento progressivo dell’età media della popolazione residente e il rischio di spopolamento sono realtà tangibili che toccano da vicino anche i villaggi del Grigionitaliano. Per far fronte alla sfida demografica contemporanea, le autorità sono sempre più chiamate a mettere in campo delle politiche proattive in questo ambito specifico. Il programma annuale 2022 del Governo retico potrebbe essere d’ispirazione anche a livello locale.

La questione ritorna d’attualità con una certa regolarità e non può lasciare indifferenti coloro ai quali sta a cuore il futuro delle piccole comunità di montagna – com’è il caso del Grigionitaliano: come rendere maggiormente “attrattivo” vivere e lavorare nelle regioni geograficamente più distanti dagli agglomerati urbani? Il progressivo invecchiamento della popolazione residente e le difficoltà nel permettere un certo “ricambio generazionale” è un dato di fatto per numerose realtà montane grigioni (e non solo). Incoraggiare consapevolmente il ritorno dei giovani al termine della loro formazione professionale, agevolando l’insediamento di nuove famiglie anche nelle regioni cosiddette “periferiche”, sta diventando negli anni un elemento chiave dell’azione politica comunale e cantonale.

Obbiettivi condivisi
Senza entrare nei dettagli dell’approccio presentato recentemente, il programma annuale del Governo retico potrebbe ispirare strategie mirate pure a livello comunale/regionale verso risposte innovatrici, cercando di contrastare il rischio di “un’emorragia demografica”, presente e futura. Le autorità comunali e regionali sono così incoraggiate a osservare da vicino e a vegliare sull’implementazione dei 98 obiettivi proposti dal Consiglio di Stato retico per l’anno in corso. Ciò, al fine di poter cogliere (almeno) alcuni frutti di tale “strategia” anche nelle regioni dette “periferiche” – si pensi, ad esempio, al settore energetico. Un compito rilevante che equivale a prendere concretamente le misure delle sfide che pure le autorità comunali e regionali sono giocoforza chiamate ad affrontare, al fine di migliorare l’attrattività sociale ed economica delle loro rispettive regioni.

Il coraggio di scelte lungimiranti
Come favorire ulteriormente, quindi, uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle piccole, ma vitali comunità montane, villaggi che meritano un occhio di riguardo e necessitano di sostegni specifici data la loro collocazione? E quali sono le strategie che le autorità locali desiderano perseguire, al fine di incentivare l’insediamento di nuove famiglie anche in questi nuclei, contrastando attivamente l’aumento dell’età media della popolazione e le relative conseguenze? Che approccio politico prediligere in questo ambito? Nel contesto attuale, tali interrogativi sono tutt’altro che retorici. Infatti, un approccio che implichi una riflessione (ad ampio raggio) tra i vari attori istituzionali coinvolti è diventato vieppiù di fondamentale importanza. Una strategia che miri, certo, a un miglioramento della conciliabilità lavoro-famiglia, dei trasporti pubblici o dei servizi dati alla popolazione, come evidenza il Governo grigione; ma che al contempo sia pure orientata a sostenere e incentivare un’economia il più locale possibile, un’offerta turistica di qualità e prossimità, come pure ad agevolare la ristrutturazione di edifici ereditati dal passato, favorendo nella fattispecie l’accessibilità veicolare privata a quelle abitazioni – restaurate o meno – site nei nuclei dei villaggi dove non esistono (ancora) accessi diretti carrozzabili.
Occorre, dunque, un certo pragmatismo misto a lungimiranza; nella consapevolezza che i bisogni e le comodità del XXI° secolo non possono essere esclusivamente ad appannaggio dei principali agglomerati; la loro realizzazione dovrebbe poter essere autorizzata ed implementata, evidentemente a determinate condizioni, anche nei villaggi più discosti. Un diritto a un “equo trattamento” anche per i villaggi di montagna che dovrebbe essere essenzialmente tutelato dall’approccio federalista che contraddistingue il nostro Paese, rispettoso delle peculiarità locali e dei bisogni specifici. In caso contrario, le autorità corrono un doppio rischio: quello di contribuire – anche se involontariamente – al “travaso” di popolazione dalle regioni più “periferiche” ai centri medio-grandi, nonché quello (inaccettabile) di forgiare una società a più velocità.

Risultato virtuoso
Un esempio in controtendenza è quello del Comune di Grono che proprio negli scorsi giorni ha comunicato dati demografici incoraggianti concernenti l’anno appena trascorso; segno di uno slancio positivo e di opportunità geografiche e strutturali da continuare a cogliere e approfondire. L’aumento del 3% della popolazione comunale (con punte del 6% per la frazione di Verdabbio e 11% per quella di Leggia) fa ben sperare per il futuro. Esso dimostra inoltre come la Media/Bassa Mesolcina, negli ultimi anni, stia diventando sempre più attrattiva quale regione residenziale, ma pure ispirante da un punto di vista professionale, culturale e sociale. Certo, la sfida quotidiana che ne consegue non è semplice: coltivare un approccio il più attento possibile a uno sviluppo equilibrato e ragionevole. In questo senso, una condivisione politica – la più ampia possibile – delle decisioni strategiche da prendere, è senza dubbio necessaria. Poiché voler frenare la diminuzione degli abitanti non è certo uno “sfizio”, bensì una priorità per le autorità competenti chiamate a incentivare, con i mezzi a disposizione, sia il ritorno dei giovani nelle rispettive regioni d’origine al termine del loro percorso formativo (ciò che per molti diplomati grigionitaliani rimane tutt’oggi una difficoltà), sia l’insediamento di nuove attività economiche, rispettose dell’ambiente, nonché del quadro giuridico vigente.
Prossimità ai processi decisionali, qualità dei servizi e delle offerte per il tempo libero, incoraggiamento (in vari ambiti) all’insediamento di nuove famiglie e di attività economiche radicate nel territorio sembrano dunque essere le principali “ricette” per assicurare un futuro positivo anche ai piccoli villaggi grigioni.

Gestione del territorio
Nell’ambito dello sviluppo di strategie verso un’attrattività accresciuta delle vallate grigioni più lontane dai centri urbani, la revisione della pianificazione territoriale (in parte tuttora in corso) gioca – e giocherà pure all’avvenire – un ruolo molto importante. Un esercizio che si rivela spesso sinonimo d’equilibrismo, esigente sensibilità e non facili compromessi, tra la salvaguardia del paesaggio e la necessità di nuovi spazi. Un esercizio politico influente che, se non realizzato con pragmatismo e realismo, potrebbe comportare un certo impatto anche sull’invecchiamento della popolazione residente nei piccoli nuclei: salvaguardare sì, il loro valore storico e un certo “stile architettonico” originario, senza tuttavia che essi debbano correre il rischio di trasformarsi in una sorta di “museo a cielo aperto”. Sì, perché trovare l’equilibrio tra la salvaguardia di quanto già esiste e l’imprescindibile adattamento ai modi di vita contemporanei, è la sola via percorribile per dare una reale speranza d’avvenire alle piccole comunità alpine. E come lo dimostrano alcuni progetti realizzati recentemente, se vi è la disponibilità (e la volontà) dei partner coinvolti, i risultati incoraggianti non mancano.

Il futuro si costruisce sin da oggi
Non è certo una novità il fatto che le vallate grigionitaliane (ad eccezione del Bassomoesano) debbano oggigiorno far fronte a un certo rischio di spopolamento e all’invecchiamento della loro popolazione residente – regioni caratterizzate da una profonda storia d’emigrazione plurisecolare. La sfida era infatti già d’attualità nel secolo scorso. Nel 1931, ad esempio, Antonio Marcelliano Zendralli constatava a tal proposito sui Quaderni grigionitaliani: “Lo spopolamento delle Valli si deve anzitutto alle cattive condizioni in cui esse versano ed all’emigrazione che ne consegue e che sottrae le energie più robuste e le menti più volute […]. Se, dunque, le condizioni generano l’emigrazione, l’emigrazione grava sovranamente sulle Valli e rincrudisce lo spopolamento. Ci si dibatte in un circolo vizioso, che non può non condurre allo sfacelo”.
Sebbene a 90 anni di distanza il contesto storico e le condizioni socioeconomiche siano (evidentemente) diverse, nella lucida e in parte cruda analisi esposta dall’indimenticato Professor Zendralli si possono reperire delle costanti tuttora valide. Ecco perché l’impegno in favore dei villaggi “periferici” richiede oggi un approccio politico proattivo e flessibile, attento in particolare a venir incontro ai bisogni delle giovani generazioni che desiderano risiedervisi. Venir meno a tale responsabilità sarebbe un “errore strategico”, un segnale controproduttivo nei loro confronti. Poiché, volenti o nolenti, in gioco vi è l’avvenire di questi villaggi che devono poter continuare a brillare di “luce propria” anche in futuro; per il bene della popolazione residente e di tutta una regione. Il vivo augurio è che i punti contemplati dal programma annuale 2022 del Governo retico, così come la positiva dinamica attestata dal Comune di Grono, possano essere d’ispirazione e di buon auspicio per l’avvenire.

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“In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli.”

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