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Politica
lunedì 28 marzo 2022.
La neutralità non è negoziabile ed è uno strumento per ristabilire la pace
di Mario Cortesi, consigliere comunale UDC, Coira

Recentemente l’UDC è stata criticata nella stampa svizzera per aver difeso il principio della neutralità e per non aver condiviso la decisione di adottare le sanzioni dell’UE contro la Russia.

Per me la neutralità è uno dei pilastri della politica estera svizzera, che si applica sempre e non è solo un’opzione, ma è la base del diritto costituzionale. La Costituzione federale dà al governo il mandato [art. 185] e all’Assemblea federale il compito [art. 173] di prendere misure per salvaguardare la sicurezza esterna, l’indipendenza e la neutralità della Svizzera. Sono profondamente preoccupato che il Consiglio federale come collegio, così come la maggioranza del Parlamento, abbiano incautamente abbandonato la neutralità svizzera. Inoltre, considero il termine frequentemente usato "neutralità attiva" come una frase vuota che non fa chiarezza. È assurdo e contraddittorio pensare che si possa prendere posizione e rimanere neutrali allo stesso tempo. O se ne sta fuori o ci si schiera e quindi si interferisce in una guerra - come è ora il caso del conflitto in Ucraina. E infatti per la Russia siamo un paese ostile.

La Svizzera è stata risparmiata dalle guerre per oltre 200 anni e, nonostante il suo centro geografico in Europa, e all’epoca circondata da aggressori nazionalsocialisti e fascisti, ha evitato lo spargimento di sangue sul proprio territorio. Non è pensabile che la Svizzera sarebbe uscita indenne dalle due guerre mondiali, se si fosse alleata con una parte o con l’altra.

Quindi, chi punta il dito contro l’UDC, la quale rispetta fermamente la neutralità sancita dalla Costituzione, rivela, a mio avviso, una preoccupante stanchezza nei confronti della sua patria. Naturalmente, la neutralità può essere cancellata dalla costituzione, ma questo richiede una maggioranza del popolo e dei cantoni. Quindi chi vuole cambiare rotta deve raccogliere 100.000 firme e così avremo una votazione popolare. Sarei felice di una tale iniziativa e oso dubitare che la maggioranza voglia rinunciare alla neutralità.

Non si è neutrali secondo la propria discrezione. La neutralità armata permanente è il pilastro più importante della politica di sicurezza della Svizzera e non è negoziabile. E anche per quanto riguarda il tanto ambito processo di pace, sarebbe probabilmente più utile se la Svizzera (la sede della Croce Rossa è a Ginevra), nel suo ruolo di Stato neutrale riconosciuto a livello internazionale, potesse prestare i suoi tradizionali buoni uffici offrendo alle parti la possibilità di risolvere diplomaticamente il conflitto su un terreno neutrale. La Svizzera, volendo allinearsi sul fronte delle sanzioni, ha indebolito molto questa opportunità. Intanto il presidente turco Erdogan si è già messo in gioco come mediatore. Se la Svizzera si fosse limitata alle misure che lei stessa in casi simili decide, come per esempio il blocco dei valori patrimoniali delle persone che si sono arricchite indebitamente, se si fosse limitata a condannare la guerra come violazione del diritto internazionale e a sostenere gli aiuti umanitari, rinunciando ad adottare le sanzioni dell’UE ma impegnandosi per non poterle aggirare, ora avrebbe una migliore opportunità per assumere il ruolo di mediatrice. Con il dialogo a livello diplomatico si troverebbe ancora una volta nella buona situazione di promuovere la pace.

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“In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli.”

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