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Viaggi & Cucina
sabato 23 aprile 2022.
DUBAI / FRAME OF DUBAI - SKY VIEW - BURJ KHALIFA
di Teresio Bianchessi

Siamo giunti all’ultima puntata del viaggio di Teresio and family e, almeno per me, è un peccato perché il racconto è talmente vivo che mi sembra di essere io quello che lascia Dubai!



La notte prima di partire è come la notte prima degli esami, non si dorme.
Eppure, eravamo rientrati stanchi, eravamo assonnati ma il richiamo di Luisa: …abbiamo le valigie da fare… ha rotto l’incanto e allontanato il sonno.
Certo, ributtare dentro tutto è meno impegnativo, ma bisogna tenere conto che l’indomani, domenica, a Dubai troveremo oltre 30 gradi, mentre a Milano ci aspetta una temperatura di sette gradi; quindi, c’è da decidere cosa in valigia e cosa nel bagaglio a mano.
E’ passata mezzanotte quando finalmente ci corichiamo e, anziché prendere sonno, si pensa se la strategia delle valigie è corretta, infine ci si appisola, ma dopo poco ecco il trillo della sveglia.
Ci ritroviamo tutti nella hall, accusiamo qualche minuto di ritardo per traffico alla reception, infine lasciamo i bagagli in custodia e poco dopo le 9 a.m. iniziamo l’ultimo giorno a Dubai, obiettivo della mattinata il “Frame of Dubai”.
E’ un grattacielo insolito, verrebbe da dire inutile, ha la forma di cornice che, anziché contenere una gigantografia, nello spazio volutamente lasciato vuoto mostra il panorama di Dubai.
E’ un’attrazione recente, inaugurata nel 2018, e per raggiungerla dobbiamo arrivare al parco pubblico cittadino, il Zabeel Park, anch’esso sorprendente; è infatti un’oasi verde ampia quanto 45 campi di calcio, ricca di piante, palme, prati verdi, fiori, ben curata, dobbiamo costeggiarla sotto un sole cocente prima di arrivare all’ingresso.



Eccolo, infine, Il Frame of Dubai, è una struttura che vanta il telaio più grande al mondo composto da due torri alte 150 metri collegate da un ponte di 100 metri quadrati e null’altro; questo fa anche dire che è un’area rubata a logici spazi abitativi; non è certo un problema per gli Emirati poiché questa recente attrazione rientra in un progetto turistico che mira a far di Dubai, la Las Vegas del Medio Oriente.
L’ingresso è maestoso, la struttura metallica appare dorata e risalta nel verde e nei colori delle aiole di fiori, propaggini del vicino parco; subito ci attende la visita al museo, una galleria che racconta attraverso immagini e realtà virtuali il pazzesco cinquantennio della città, trasformatasi da semplice villaggio di pescatori, in città modernissima e tuttora caparbiamente proiettata verso il futuro.
Siamo ora al lift che ci porta sul ponte di collegamento fra le due torri e appena fuori l’emozione è forte perché il pavimento è trasparente e la sensazione è di camminare nel vuoto, di precipitare, ma dopo il primo smarrimento tutti i visitatori, noi compresi, prendiamo confidenza e ognuno, a quel punto, vuole immortalare l’esperienza con selfie in tutte le posizioni; prevale uno spirito goliardico, si fa casino.



Sfogati ci accorgiamo invece della meravigliosa vista panoramica che offre questo skyline che consente di fotografare nuovo e vecchio, di osservare e ancora comprendere questa metropoli.
Gabriele mi concede la pausa caffè, sì naturalmente qui sopra c’è anche un’area ristoro e vendita di souvenir; Silvia, sempre un po’ prudente, si fa fotografare sospesa nel vuoto e stavolta sembra divertirsi.
Ammirato il paesaggio un’ultima volta ritorniamo a terra, è quasi mezzogiorno e abbiamo giusto il tempo per la pausa pranzo perché il primo appuntamento al Burj Khalifa è previsto per le 14,30 p.m.
Lasciato il fresco del Frame of Dubai troviamo una temperatura di 33 gradi, si boccheggia e il nostro capo si dimostra anche saggio perché intuisce che, soprattutto i nonni, soffrirebbero quel lungo tratto a piedi che costeggia parco e viabilità, per cui deroga dallo schema che prevedeva il viaggio in metro e autorizza il taxi; l’indice di gradimento mio e di Luisa verso la nostra guida cresce ancora.



Il taxi ci lascia nella piazza del grattacielo dove si affaccia il Dubai Mall, modernissimo, elegantissimo centro commerciale che ospita al suo interno, oltre a un gigantesco acquario che visiteremo a fine giornata, il must delle firme più esclusive e, mentre fiatiamo su un divano, notiamo con stupore che all’ingresso di Cartier …c’è la coda, d’altronde siamo o no a Dubai?
Non manca nessuna eccellenza internazionale e quando intravediamo l’insegna di “Eataly” avvertiamo orgoglio nazionale che, misto ad un senso di saturazione da cibi etnici, ci convince a sederci lì, al ristorante per una pausa pranzo a base di pizza, pastasciutta, prosciutto, grana padano ed è d’accordo anche l’inconscio che ci ricorda che a mezzanotte, anziché coricarci, saliremo sull’aereo per il ritorno, necessario quindi essere tonici.



Pranzo senza sorprese e nel primo pomeriggio ci si divide, io e Luisa ritorniamo al Dubai Mall dove c’è l’accesso al Burj Khalifa, loro che l’han già visto in un precedente viaggio, allo “Sky view”, grattacielo poco distante e l’accordo è che ci ritroveremo, a fine visite, di nuovo al centro commerciale. Il grattacielo è la location più visitata di Dubai, c’è coda e un servizio d’ordine ci accompagna a gruppi agli ascensori; il Burj Khalifa, intitolato all’emiro Khalifa bin Zayed Al Nahayan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, raggiunge con i suoi 163 piani l’incredibile altezza di 829,80 metri.
Lo volle il lungimirante sceicco Maktum bin Rashid Al Maktum che, agli inizi del 2000, iniziò a diversificare gli investimenti, fin lì incentrati sull’industria del petrolio, indirizzandoli anche verso il mercato immobiliare e turistico, naturalmente un turismo esclusivo, capace di attirare visitatori da ogni parte del mondo.
L’incarico fu affidato nel 2002 allo studio architettonico Skidmore, Owings and Merrill di Chicago, i lavori che occuparono 12000 operai iniziarono a fine 2004 e, dopo aver messo a dimora anche la guglia che determina l’altezza finale dell’edificio, terminarono il 1° ottobre 2009 per aprire poi al pubblico il 4 gennaio del 2010.



Il grattacielo ospita 37 piani di uffici, 900 unità immobiliari private, 160 stanze del prestigioso Hotel Armani, 144 alloggi del Residence sempre targato Armani oltre ad altre famose location di rappresentanza; fra i vari primati che vanta c’è anche quello del più alto getto di calcestruzzo da terra che raggiunse ben 601 metri e quello della più alta installazione di pannelli esterni in vetro che richiedono per il lavaggio, pensate, 4 mesi di lavoro.
Insomma, il Burj Khalifa è, al momento, la più ardita costruzione al mondo. Finalmente davanti all’ascensore, tocca noi, saliamo con trepidazione e anche qui l’emozione è forte, infatti se è normale guardare il susseguirsi del numero dei piani, qui spaventa perché girano ad una velocità tale che è impossibile leggerli e le orecchie soffrono la velocissima salita.
Ora siamo fuori, un attimo per riprenderci ed ecco sotto di noi non solo Dubai, ma anche il deserto che la circonda, là in lontananza, visibile da quest’altezza, come ben visibile è quanto la città sia ancora un cantiere aperto e quanto ancora crescerà; infatti, attorno alla lunga linea retta si intravedono rami che irrobustiranno “il tronco” principale della metropoli. Giriamo attorno alla piattaforma di osservazione, scattiamo foto da ogni lato, ci inebriamo di altezza e scorci, ma il continuo afflusso di visitatori ci spinge verso il ritorno che è fatto a tappe poiché gli ascensori, pur velocissimi, non riescono a smaltire il flusso, infine eccoci di nuovo al piano terra del Dubai Mall; con sorpresa ritroviamo subito i nostri preziosi compagni di viaggio.



Come prima cosa Riccardo mi dice: Nonno vai in bagno, invito che mi stupisce ma visto che insiste capisco che sotto c’è un messaggio, un “pit stop” poi va sempre bene, ed eccola la sorpresa, sono di una straordinaria pulizia ed eleganza che non ti aspetti in un centro commerciale, mi asciugo le mani con salviettine di cotone profumate.
Ringrazio del suggerimento, chiedo com’è andata la visita allo Sky view e dai sorrisi, soprattutto dei due fratelli, capisco che si sono divertiti una cifra. Dal racconto capiamo che non era meta per noi, infatti, la nuova attrazione che si trova a 219,5 metri di altezza è dotata di “Glass Slide”, uno scivolo di vetro, un tunnel esterno che ti fa scendere dal 53° al 52° piano della torre dandoti la sensazione di precipitare nel vuoto, emozione forte per i nostri giovani che han già messo in agenda l’altra nuova esperienza, la “Edge walk” passeggiata esterna lungo i bordi del grattacielo…brr.!



È metà pomeriggio, breve consulto seduti comodi su uno dei tanti salotti e la decisione di dividerci, Gabriele e i ragazzi esploreranno le aree tecnologiche del Dubai Mall, noi con Silvia visiteremo l’acquario, a fine giro ci ritroveremo sulla piazza del Burj Khalifa per lo spettacolo d’acqua, di luci e per la cena. Già, l’acquario; nella periferia di Milano c’è un centro commerciale titolato “L’acquario” proprio perché vanta all’interno una grande vasca; il raffronto è impietoso, quello che stiamo visitando è grande non so quante volte tutto il centro commerciale milanese, la sottolineatura non per denigrare, ma per dare l’idea della visione di questa città dove tutto deve essere…il più al mondo.



È un contenitore di oltre dieci milioni di litri d’acqua che ospita 33000 animali acquatici e che mostra il più numeroso branco di squali tigre; è possibile con lo Shark Encounter nuotare al loro fianco, vediamo infatti dei coraggiosi muniti di bombole di ossigeno nella vasca, ma si può dar loro anche da mangiare, protetti in questo caso in una gabbia subacquea.
Girovaghiamo con pesci a lato, sulla testa, sopra, sotto, arriviamo sino ai pinguini poi ad uno stagno dove sonnecchia gigantesca sua maestà il coccodrillo, è lì pigro ma è pericoloso e lo spettacolo quotidiano è alle 4 p.m. quando lo cibano, è l’esemplare più grande al mondo presente in un acquario, lungo più di 5 metri e con un peso di 750 kg.
Altra sorpresa: è possibile un giro in barca dentro l’acquario, ha fondale di vetro per avvistare i pesci e non è finita perché svoltando l’angolo ci ritroviamo nell’area zoo dove l’ambientazione muta, ora è foresta popolata da coloratissimi pappagalli e tanti rettili e animali del deserto.
Quanto abbiamo camminato, guardiamo Silvia che è stanca quanto noi, così decidiamo che anche se ci sarebbero altri percorsi preferiamo lasciare l’acquario, trovare un salotto riposo e aspettare l’arrivo di Gabriele and children.



S’è fatta sera quando il gruppo si ricompatta pronto per lo spettacolo delle fontane nella piazza sottostante al Burj Khalifa; precisiamo, ai piedi del grattacielo non c’è una piazza come la intendiamo noi, ma un lago artificiale solcato da barche tradizionali arabe con fili di lampadine che le decorano e che, soprattutto la sera, rendono suggestivo il tutto, nel lago anche fontane dotate di sistema idro-coreografico che, su brani musicali famosi, offrono danze spettacolari con getti d’acqua sparati sino a 150 mt di altezza.
Ci affrettiamo a trovare un posto strategico perché la piazza si sta animando e si respira l’aria di festa, di quando tutti aspettano i fuochi d’artificio… l’acqua inizia a zampillare, poi la musica e la prima colonna sonora che l’accompagna è quella del film “I magnifici sette” che dà carica aggiuntiva a tutti.
Attorno allo specchio d’acqua c’è calca, tutti si sono spostati qui, ma ci si sente tranquilli, la gente è paziente, educata, ordinata.
Gabriele guarda l’orologio e dice a tutti che è ora di cena, ha prenotato un locale vista lago che ha cucina internazionale, sforna piatti tipici di ogni parte del mondo e la qualità è altissima, noi riso e pollo con verdure, creme e spezie, buonissimo, nel tavolo vicino quattro giovani donne dell’emirato, in tradizionale abito nero, sole e serene gustano cibo italiano, vedo pizza, pastasciutta, mozzarelle.
Manca lo show finale del Burj Khalifa che, a buio sopraggiunto, inizia a vestirsi di luci colorate che creano giochi e finzioni stupende, ad ogni cambio di scenografia il grattacielo sembra un altro, uno spettacolo straordinario. A fatica realizziamo che la vacanza sta per finire, è ora di prendere un taxi che ci porti prima in albergo per i bagagli, poi all’aeroporto; il Dubai Mall ha una uscita dedicata ma quando arriviamo troviamo davanti, in attesa, un muro di persone, mi spavento, penso che in una situazione simile a Milano o a Roma staremmo lì una settimana, Gabriele mi tranquillizza, infatti ci sono poliziotti che gestiscono la coda e fanno accedere a gruppi sotto una tettoia simile alla stazione centrale di Milano dove il numero di taxi pronti a ricevere i passeggeri è imbarazzante, in breve siamo a bordo… anche questo è Dubai.



Siamo stanchi, si sonnecchia nel tragitto, le pratiche d’imbarco scivolano via senza intoppi e dopo mezzanotte siamo in volo, mi appisolo ed è notte fonda quando una hostess mi sveglia, mi offre il cestino della cena, no grazie.
Dubai è laggiù, lontana, discuto del viaggio con Riccardo, gli dico che non mi sfiora l’idea di ritornare, è lo stesso pensiero che feci al rientro da New York, gli dico che se dovessi ritornare in un posto potrei tornare a Roma dove ho ancora molto da vedere e la sua reazione mi sorprende: Ma nonno, lì è tutto fermo, se torni invece a Dubai vedrai per primo come cambia il mondo.
Passato… futuro.
Il presente?
Questo bellissimo viaggio per il quale Luisa ed io dobbiamo un grazie enorme a nostro genero in primis, alla figlia e a quei due angeli custodi di nome Tommaso e Riccardo.
La speranza poi, pensando a voi pazienti lettori, che il racconto vi sia piaciuto.

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“In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli.”

ERODOTO

 
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