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Cultura
martedì 3 maggio 2022.
300 anni fa: lo spazzacamino Giovanni Antonio Perfetta da Soazza in Boemia meridionale
di Lino Succetti

Grazie alle approfondite ricerche d’archivio dello studioso Cesare Santi, di grata memoria, il “pellegrino-viandante” Jules Perfetta, sabato 30 aprile a Soazza, ha dapprima presentato nel suo stile il variegato viaggio in treno e in parte a piedi verso la Boemia meridionale sulle orme del suo antenato Giovanni Antonio (Antoni) Perfetta, attivo come spazzacamino in quelle contrade oltre tre secoli fa, a partire dal 1700, uno dei primi soazzoni ad esercitare da quelle parti la professione di spazzacamino, che per secoli significava anche essere pompiere per evitare gli incendi a quei tempi assai devastanti.

Ospiti della serata, introdotta da tre bei canti, accompagnati alla fisarmonica, dal coro «i Segriséi» di Soazza, è stata una delegazione boema che ha accompagnato la relatrice della serata, Eva Bažantová, presidentessa dell’Associazione per l’istituzione di un museo dello spazzacamino al momento in fase di completazione dopo 8 anni di lavoro e situato nel centro del pittoresco villaggio di Záříčí u Dírné (Boemia) vicino a Dìrnà, non lontano dal castello statale Červená Lhota . Eva Bažantová da alcuni anni ha dedicato uno studio alla professione e alla storia degli spazzacamini nel suo paese, con uno speciale sguardo alle radici che affondano nelle nostre regioni alpine da dove sono arrivati in Cechia i primi lavoratori stagionali e pure quelli come Giovanni Antonio Perfetta che si sono permanentemente stabiliti nella regione.



Come spiegato nell’introduzione della serata da Luciano Mantovani, Eva Bažantová in contatto con Jules Perfetta è stata più di una volta a Soazza nel Cento culturale di Circolo e a Mesocco nell’Archivio a Marca alla ricerca di documentazione sugli spazzacamini che secoli fa si recavano in Cechia, dove lavoravano per la corte reale, per le sedi nobiliari e nelle città. Ha così potuto ricostruire le vicende di personaggi e famiglie di Soazza: Antonini, Ferrari, Martinolli, Perfetta, Rosa, Zuri e di quelli di Mesocco: Albertini, forse Brocco, Cavallari, Fantoni, Soldato, Toscano, Zecola. Durante la serata ha presentato, tradotto in italiano da una sua amica, il frutto delle sue interessantissime ricerche in Boemia meridionale, prossimamente pubblicate in lingua ceca anche in un volume, a mano di esaustive diapositive. Una conferenza che, per il numeroso ed attento pubblico accorso a Soazza, ha pure valorizzato il grande lavoro di ricerca di Cesare Santi.

Da dove provenivano e dove andavano?

Nella « Cronaca della Confederazione svizzera” (Chronik der Schweizerischen Eidgenossenschaft) pubblicata nel 1547/48, lo zurighese Johann Stumpf descrisse i baliaggi comuni nel Ticino e alcune regioni dell’Italia settentrionale. L’opera contiene anche delle bozze geografiche e in quella del Ticino una valle porta il nome “Valle degli Spazzacamini”. Stumpf scrive che la valle “si nomina Vallis Vegetia (l’attuale Val Vigezzo) dalla quale provengono gran parte degli spazzacamini operanti nei paesi d’Europa.
Già nove anni prima il famoso cronista Aegidius Tschudi aveva constatato che “in val Vigezzo sono tutti spazzacamini e vanno verso Napoli, la Sicilia, la Francia e la Germania”. La Val Vigezzo, che allora faceva parte del Ducato di Milano, si estende, in terra italiana, dalle Centovalli (a ovest di Locarno) fino a Domodossola. La patria degli spazzacamini oltre che in altre regioni a sud delle Alpi, si estendeva infatti da Domodossola alla Val Vigezzo, alle Centovalli, alla valle Onsernone, al Locarnese, all’alta Mesolcina e alla valle San Giacomo.

Perché proprio gli abitanti delle regioni sopraccitate esercitavano questo mestiere?

La risposta non è semplice. L’area di espansione della cappa e del camino sta comunque in stretta relazione con le costruzioni di pietra. In alcune regioni di campagna della Svizzera alemanna e anche della Germania, il focolare senza cappa e camino si mantenne fino nel 18.esimo e qua e là fino alla fine del 19.esimo secolo. Nelle case di queste regioni il fumo trovava la sua via d’uscita attraverso crepe ed aperture nel tetto. Un esempio in Mesolcina sono ancora le vecchie cascine sui nostri monti e alpi e la famosa “Cà del Fum” ancora abitata fino ad alcuni decenni fa a Lostallo- Cabbiolo, dove con maestria Giuseppe (Pepo) Molinari, classe 1912, sapeva affumicare i pregiati prosciutti mesolcinesi per diversi privati e macellai. Nelle città invece il focolare con cappa e col camino di pietra (pur già conosciuto al tempo dei Romani e specialmente nei castelli (esempio quello di Mesocco, ma anche nelle nostre torri) e nei palazzi, si divulgò già nella prima parte dell’era moderna. Molti architetti e muratori anche dalle nostre contrade hanno contribuito in varie regioni alla diffusione di questo tipo di edilizia. Riguardo agli edifici di pietra e alla costruzione di immobili di una certa altezza si imposero sempre più prescrizioni e regolamenti inerenti la polizia del fuoco. La pulitura dei camini, una professione vera e propria con l’apprendistato che durava anni, divenne un’occupazione molto importante. I disastrosi incendi nelle città - si pensi ad esempio quello di Berna nel 1405, di Basilea del 1417 e a quello che distrusse parte di Coira nel 1464 e tanti altri - ne sono una prova chiara.
Il fatto che il mestiere dello spazzacamino si sviluppò specialmente nelle valli del versante meridionale delle Alpi, come ribadito da Luigi Corfu durante la serata a Soazza, lo si può forse spiegare, con speciale riferimento all’Impero austroungarico, considerando la professione nel contesto di tutta la nostra emigrazione e della storia europea, nonché verificando la pertinenza di alcuni fra i vari fattori ipotizzabili: la situazione religiosa nel contesto della Controriforma, la fioritura dei magistri (gli spazzacamini arrivarono in Cechia al servizio della corte reale e di molte corti nobiliari in tutta la Boemia dopo muratori e scultori (la presenza italiana era così densa che si formarono in ogni regione o città vere e proprie colonie, le “Welsch Kolonie”, e forse il fatto che gli stranieri fossero più affidabili in quanto rischiavano facilmente l’espulsione in caso di errori. Il monopolio dei nostri spazzacamini fu sempre più invidiato per cui a un certo punto fu addirittura proibito loro di esercitarlo. I viaggi periodici degli spazzacamini sono in parte documentati almeno dalla seconda metà del 16.esimo secolo. La prima testimonianza scritta in merito all’attività degli spazzacamini in territorio ceco risale però già al 1560 e si riferisce al Castello di Praga. Nel 1568 era attivo nella Kleinstadt di Praga Gabriele Marango / Murrian (detto anche Murrina; di Cannobio) del quale rimane la richiesta inoltrata all’imperatore Rodolfo II d’Asburgo per la concessione dell’esclusiva come spazzacamino nella stessa Kleinstadt.
Di solito la partenza degli spazzacamini avveniva all’inizio di novembre, poco dopo Ognissanti e il Giorno dei morti, spesso pure con i giovani figli o garzoni che venivano avviati alla professione.
Gli spazzacamini mesolcinesi — oriundi specialmente di Mesocco e di Soazza — dal 17.mo secolo si erano creati un vero e proprio monopolio territoriale (presso le corti, i monasteri e nelle città) in Austria (specialmente a Vienna), in Ungheria, Boemia e Moravia.
Uno di questi emigranti fu appunto Giovanni Antonio Perfetta, antenato di Jules, già segnalato dalle ricerche d’archivio di Cesare Santi e poi trovato da Eva Bažantová nelle sue ricerche inerenti gli spazzacamini immigrati a Tàbor nella Boemia meridionale circa 300 anni fa, essendo il primo documento trovato datato 2 giugno 1722. Discendenti di Giovanni Antonio (Antoni) Perfetta sono poi documentati quali spazzacamini in quel di Vienna fino oltre la metà del 1800.

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“In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli.”

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