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Cultura
giovedì 28 luglio 2022.
PICCOLE DISTRAZIONI
di Teresio Bianchessi

Ricordi di un tempo che fu del nostro amico e collaboratore Teresio.

Piccole distrazioni…quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi, ma è difficile trovarle nel faticoso presente, individuarle nell’incerto futuro, proviamo allora a scovarle nel dolce passato.
Ci sono riuscito dopo una telefonata con un amico rimasto al paese, diversamente da me, tutta la vita.
Le nostre periodiche telefonate sono un magico filo che unisce pensieri, ricordi, vite lontane e Federico, così si chiama l’amico, nell’ultimo contatto mi ha riferito di aver trovato una curiosa poesia nel cassetto della compianta mamma Imogene, che io ricordo con particolare affetto perché più volte si è presa cura di me visto che la mia mamma era volata in cielo.
Mandamela gli dico e l’indomani eccola fra le mail.
Arrivano così due pagine a quadretti piccoli, certamente strappate dal quaderno di scuola, scritte a mano in un faticoso italiano, il dialetto, allora, era la lingua usata, e il titolo mi sorprende, aspettavo altro, invece il tema è insolito, titola infatti: I Restauri della Chiesa.
Il testo non è breve, sono trentacinque versi che raccontano, come in una radiocronaca, una impresa epica, evangelica quanto la moltiplicazione dei pani e dei pesci, narra di giovani che si riuniscono nottetempo: “…di notte così si è parlato / e fu formato un comitato …” con l’intento di raccogliere fondi per il restauro della chiesa parrocchiale, sono determinati sul da farsi: “…chiedendo l’obolo per mezzo di una busta…” e il miracolo avviene, la piccola comunità risponde loro con una generosità inaspettata, sono sorpresi, l’orgoglio traspare nei versi seguenti: ”…abbiamo presto il cambio delle campane / e siccome il popolo ad offrir non trema / abbiam campane simili al duomo di Crema…”.
Evidentemente quei giovani, suggerendo la cura del tempio, han toccato i sentimenti, l’anima della loro comunità che risponde con nuove offerte che consentono, oltre a lavori di restauro delle cappelle, addirittura l’acquisto di un nuovo prestigioso organo: “… quando la cappella fu terminata / da molti fu ammirata / e osservando San Rocco sull’altare / eccita il popolo a pregare / … e quando funzionerà l’organo Tamburini / la nostra gioventù canterà deliziosi inni…”.
Sicuramente infervorati dai risultati raggiunti, sullo slancio, quei ragazzi pensano anche a interventi strutturali: ”…Infine quando i restauri saranno ultimati / tutti saranno pienamente soddisfatti / e molto più il popolo sarà contento / applicare ventilatore d’estate ed in inverno riscaldamento”.
Già, come, infatti, non ricordare quanto si boccheggiava in estate e quanto ci si intirizziva d’inverno durante le funzioni religiose!
La poesia che ho ricevuto mi ha davvero commosso, spontanea, propositiva, coraggiosa per giovani che ai tempi avevano, nella migliore delle ipotesi, completato il ciclo delle sole elementari; la compose Freri Ferrante, merita citazione, era il 15 dicembre 1955!
Ai tempi io avevo nove anni e ricordo quei momenti, quell’eccitazione, quell’aria festosa in paese; tutti si fecero fotografare accanto al “campanone” in bella mostra per giorni sul sagrato.
Che dolce distrazione mi ha offerto questa poesia, vero canto di preghiera, di fratellanza, di comunità laboriosa, di vita religiosa, di speranza e quanto è sorprendente, per i nostri tempi, il compiacimento gioioso di quei giovani che traspare non per agiatezze personali, ma per le “cose belle” conquistate per tutti, benedette e propiziatorie: “…tutti saranno pienamente soddisfatti…”. Versi che nella loro semplicità sono gocce di rugiada capaci, ancora oggi, di lenire l’arsura, ma anche l’aridità di questi nostri faticosi giorni.

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Chi non sa sorridere non apra bottega.

(Proverbio cinese)

 
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