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Cultura
martedì 15 novembre 2022.
NON E’ PIU’ COME PRIMA
di Teresio Bianchessi

Pandemia e guerra, difficile dire cosa maggiormente opprime il cuore. Certo le bombe cadono lontano e sulle nostre tavole arrivano solo racconti di storie disumane, di morti nei palazzi sotto i bombardamenti, di famiglie al freddo, senza corrente, senza acqua; i media sembrano però ignorare i soldati di entrambi i fronti morti sul campo, di sicuro ci sono e credo tanti e si fatica, si fatica a dare connotati precisi a questo conflitto che lascia amaro in bocca, anche paura e incertezza per il rischio di mosse avventate che possano trascinare tutti nella tragedia.

Un peso aggiuntivo a quello della pandemia che ci attanaglia da quasi tre anni; oggi venute meno le dure restrizioni grazie ai vaccini, ci si illude di poter vivere una vita normale ma non è così: si vorrebbe andare a trovare l’amico, ma la moglie ha il Covid, andare dai nipoti ma si temono contagi perché loro vanno a scuola, al cinema è un rischio, fare un viaggio ma se si sta male lontani.
Qualcuno azzarda, festeggia comunque il cinquantesimo di matrimonio, ti invita e allora decidi di accettare, di rischiare, anche perché torni dopo tanto a Crema nella bassa padana, alle tue origini, ai luoghi d’infanzia, ai ricordi, ci sarà la messa, il rinfresco in una cascina appena fuori città, finalmente ci si ritrova, scappa qualche abbraccio, qualcuno si ritrae, la mano no, solo un cenno col capo, lontani gli affettuosi baci di un tempo.
Gli “sposini” sono ancora emozionati, balbettano quando il sacerdote ripete i riti del sacramento, poi tutti al ristorante, cascina riattata, l’aperitivo sotto il grande portico, poi nelle grandi sale con travi irregolari a vista, mi muovo fra i tavoli e a sorpresa, in uno, noto ben quattro Parroci, sacerdoti che gli sposi hanno incrociato nei passi della loro vita, uno lo conosco perché è stato il pastore del mio piccolo paese, ci si saluta si scambiano parole e, vista la circostanza, si parla di matrimonio.
Quale sacramento, quale giorno più bello di quello del sì, dico ai sacerdoti, ma la loro risposta mi gela, quali matrimoni, replicano, da anni nei nostri paesi non se ne celebrano più, ora vanno a convivere e se proprio devono è un matrimonio civile, qualche raro battesimo capita, ma per lo più figli di stranieri.
Incasso un duro colpo e lo stordimento è dovuto al fatto che la mia mente era tornata nel dolce passato, nel ricordo di quella mia terra religiosissima; di certo non sono all’oscuro del fenomeno stigmatizzato dai reverendi, solo confidavo sul ritardo culturale della provincia, pensavo che almeno lì il tempo avesse rallentato.
Vengo così subito rispedito nelle dinamiche della grande città, ritornano concetti oramai oggetto di quotidiane disquisizioni quali “Identità di genere fluida”, “Comunità LGBT+” ma anche “Metaverso” non di facile comprensione e questo ritorno alla cruda realtà dei tempi mi ha ricordato quanto sia difficile vivere “il presente” discuterlo, capirlo, decifrarlo, e quanto invece sia comodo e sbagliato restare ancorati a “certezze” che il tempo sta sgretolando.

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Vista dai giovani, la vita è un avvenire infinitamente lungo. Vista dai vecchi, un passato molto breve.

(Arthur Schopenhauer)

 
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