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Regionale
domenica 27 novembre 2022.
Soazza - Le monete del Trivulzio
di Lino Succetti

San Giorgio, patrono della cavalleria, raffigurato nell’atto di sconfiggere il drago sul grosso (moneta) d’argento da 6 soldi coniato dalla zecca trivulziana di Roveredo

La vita di Gian Giacomo Trivulzio, detto “il Magno” (nacque a Crema nel 1441 e morì a Chartres nel 1518) e le sue campagne belliche nella sua imponente carriera quale condottiero nei tre periodi, se così si possono riassumere, milanese, napoletano e francese, e un particolare accenno all’importante periodo della Signoria della Mesolcina acquistata dal Trivulzio nel 1480 dai De Sacco e le monete coniate dal Trivulzio nella zecca di Roveredo. Sono stati questi gli storici temi ben riassunti nel Centro culturale di Soazza da Marino Viganò, il noto direttore della Fondazione Trivulzio di Milano e dall’esperto di numismatica Andrea Casoli, curatore del “Münzkabinett” del Museo storico di Basilea. Per la parte riguardante la Signoria della Mesolcina si è parlato del relativo privilegio imperiale di poter batter moneta ottenuto dal Trivulzio a partire dal 1487. L’importante privilegio gli fu poi confermato nel 1504/5 dall’imperatore Massimiliano e nel 1496 la concessione di batter moneta in favore del condottiero milanese è pure contenuta in un atto del duca Luigi d’Orléans, futuro re di Francia. Da notare che oltre alla Signoria in Mesolcina il Triulzio, forte delle fortune accumulate quale valoroso condottiero, compra poi anche il Rheinvald e il Safiental nel 1493 – alleati alla Lega Grigia dal 1496 – e vi unisce pure la Valle San Giacomo e Chiavenna nel 1500 e Musso nel 1508, un caso raro per quei tempi - come ha sottolineato Viganò - di formazione di un vero e proprio Stato in modo pacifico e con il controllo di importanti vie di comunicazione quali il San Bernardino, lo Spluga, il Settimo, il Maloja e la strada per il Trentino. In merito alla zecca di Roveredo da quanto si è sentito a Soazza ed essendo tutte le monete coniate prive di date, non è facile stabilire con esattezza per quanti anni la zecca fu effettivamente in funzione. Esiste però un documento del 1497 che menziona un procuratore del Trivulzio residente nella zecca di Roveredo. Nel 1512 il Trivulzio ottenne dal re di Francia il privilegio di battere moneta a Musso (sul Lago di Como) “come era solito fare prima in Mesolcina”. Come già annotato dallo storico Marco Marcacci proprio sul Moesano online “si può quindi presumere che a questo momento la zecca di Roveredo non fosse più attiva, anche per la situazione difficile della Valle, in seguito alle lotte per il controllo di Bellinzona. All’epoca di Gian Giacomo Trivulzio dalla zecca di Roveredo uscirono circa 90 tipi diversi di monete, d’oro, d’argento e di metalli meno pregiati: scudi, testoni, cavallotti, grossi, parpagliole... Possiamo situare nei primi anni del 1500 )- scrive Marcacci - il periodo di maggior sviluppo della zecca”. Sempre al riguardo della zecca trivulziana di Roveredo nel suo “Vocabolario del dialetto di Roveredo-Grigioni”, Pio Raveglia cita la “Caraa del Zechin”, una strada carreggiabile in seguito ridotta nella sua lunghezza con la costruzione della ferrovia Bellinzona-Mesocco (1907) e poi praticamente scomparsa con la costruzione della strada nazionale N13 (1969). Il nome della strada che un tempo collegava la Riva del Sant con il Ponte di Valle deriva appunto dal fatto che l’edificio che aveva ospitato la zecca, già costruito dai De Sacco nei primi decenni del XIV secolo, era ubicato in capo al vecchio Ponte di Valle, sulla riva sinistra della Moesa, edificio demolito oltre un secolo fa per far posto all’ex casa di Circolo o Palazzo di Giustizia di Roveredo.


A sinistra l’edificio della zecca trivulziana di Roveredo, demolito oltre un secolo fa e a destra il particolare di un vecchio dipinto nella chiesa di San Giulio con la rappresentazione dell’edificio della zecca sulla sponda sinistra della Moesa, all’imbocco del Ponte di Valle, demolito nel febbraio 1954 e da dove partiva la “Caraa del Zechin”
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Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.

(Rita-Levi Montalcini)

 
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