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Ricordiamoli - i nostri cari
lunedì 16 gennaio 2023.
Renato Togni a cinquant’anni dalla morte
di Nicoletta Noi-Togni

Ricordare mio padre, Renato Togni, a cinquant’anni dalla sua morte mi sembra un atto di riconoscenza. Un valore questo che nella nostra societÓ contemporanea, Ŕ sempre piu’ in declino. Mi sembra quindi giusto rievocarne la figura di uomo politico con idee moderne – da sempre per il diritto di voto alle donne e favorevole alla loro emancipazione e indipendenza - seppur legato a quella tradizione che lascia libero il pensiero. E al pensiero lui teneva molto: nel suo parlare non mancavano i riferimenti alla filosofia, da lui appresa nel collegio dei Gesuiti a Milano dove la gente modesta del paese inviava i figli adolescenti per avviarli al sacerdozio. Grande insegnamento che gli ha fatto comunque preferire la filosofia alla teologia e gli ha permesso non solo di amare ma anche di trasmettere agli altri il pensiero degli Antichi, di Aristotele in particolare e di Kant nell’etÓ moderna. Per molti anni sindaco di San Vittore, mi Ŕ sempre piaciuto pensarlo generoso e umano nelle sue decisioni (celebre il suo volere che anche nella casa pauperile fosse concesso il bicchiere di vino ai pasti) e giusto nei confronti dei cittadini. Soprattutto giusto nelle sue altre cariche di magistrato, presidente di Circolo e di Distretto, che aveva esercitato per lungo tempo. Dalla scrittura e dall’eloquio facile, Renato Togni era anche conosciuto per intrattenere in modo sagace e partecipe gli avventori nella sua “Locanda mesolcinese” a San Vittore. Una sola cosa in ristorante non perdonava a nessuno: frasi triviali o grossolane in mia presenza. Un padre che non mi ha mai deluso, sia come padre, sia come persona pubblica. E per questo, cinquant’anni dopo, lo ricordo e ringrazio.

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╚ domenica

╚ domenica
e scendo queste scale,
e come un cane fiuto a queste porte
il solito, indistinto cucinýo condominiale.
Porto con me, ancora non so dove,
un giorno rosso della settimana,
forse un Natale,
con mia madre che gira il suo rag¨
e le campane cosý forti e vive
che ogni casa sembrava un campanile.


Vito Maida (poeta soveratese, 1946/2004) 
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