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Storia di luoghi - Luoghi della storia
lunedì 12 settembre 2011.
Il confine tra Mesolcina e Ticino a Monticello

Chi percorre la strada cantonale tra Lumino e San Vittore difficilmente si accorge di varcare una frontiera cantonale e di passare accanto a un masso di granito che da oltre due secoli serve da termine. Soltanto una leggera variazione del manto stradale segnala la linea di confine tra Ticino e Grigioni. Anche tra gli abitati di Lumino (comune ticinese) e Monticello (frazione di S. Vittore GR) è difficile reperire il confine, poiché i due insediamenti sono pressoché congiunti. Chi percorre il sentiero che dai monti di San Vittore porta alla capanna di Brogoldone s’imbatte invece in due cartelli artigianali affissi sul tronco di un abete che segnalano, subito dopo l’alpe di Martum, la linea del confine cantonale.

Lungo il sentiero nei pressi dell’alpe di Martum questo cartello indica il confine (foto Alessandra Manni).

Se oggi la Mesolcina e il Bellinzonese convivono in perfetta armonia e se Monticello, per esempio, fa capo alla posta di Lumino e i bambini della frazione frequentano le scuole del comune ticinese, in passato quella “frontiera” ha dato luogo a non poche dispute. Ricordiamo per cominciare che fino intorno al 1800 si trattava di un confine di Stato, tra il Moesano appartenente allo Stato libero delle Tre Leghe e il Bellinzonese, baliaggio dei Cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo. Conviene chiarire perché il confine giurisdizionale della Mesolcina si trova tra Monticello e Lumino anziché allo sbocco della valle a Castione: proprio in quel punto, la configurazione collinare del terreno presentava un confine relativamente facile da sorvegliare e da difendere. Falliti i tentativi dei Sacco di conquistare Bellinzona, passata definitivamente ai Confederati nel 1503, i Mesolcinesi ottennero nel 1507 un’esenzione daziaria per grani e riso importati per il proprio consumo. Proprio dall’applicazione e dal rispetto di tale accordo sono nate diverse controversie giurisdizionali e di confine. Altre vertenze sono invece state causate da vicende locali, tra gli abitanti di Lumino e Monticello. Così nel 1672 si arrivò quasi a un conflitto armato. I Mesolcinesi esposero le loro lagnanze alla Dieta retica, accusando i Bellinzonesi di «violare la loro sovranità con ogni sorte d’insulti e novità» e di praticare «altri pubblici trastulli et indecenti attentati», pretendendo addirittura che Monticello si trovi sul loro territorio «nonostante il possesso ab immemorabili che li Signori di Rovoredo et Santo Vitore si hano tenuto di detto Monticello». A partire dal XVIII secolo, gli Stati e i Principi provano il bisogno di definire in modo razionale frontiere e confini, per un miglior controllo del territorio: il confine diventa così una linea continua ed esattamente riproducibile su carte e mappe. Nell’agosto del 1776 si giunse così a fissare con questi nuovi criteri il confine tra Mesolcina e Bellinzona nella zona di Monticello e a posare di comune accordo i termini. La linea di confine subisce qui tre cambiamenti di direzione ad angolo retto, affinché la frazione di Monticello sia inclusa nel territorio mesolcinese. Uno dei cambiamenti di direzione è inciso sul masso chiamato Sass Bisson (Ilanzer Stein nei documenti in tedesco del 1776) che, allora come oggi, si trova proprio sul ciglio della strada principale, sul lato destro per chi circola da San Vittore in direzione di Lumino.

Il Sass Bisson, punto di confine tra Ticino e Grigioni: sono ben visibili la lettera B rovesciata di Bellinzona, il numero 2 e la direzione del confine in forma di L rovesciata; poco decifrabile sull’immagine la lettera M (Mesolcina) sulla destra.

Il termine di confine al Sass Bisson, stabilito nel 1776 tra lo Stato delle Tre Leghe e i Cantoni confederati, in un disegno dell’epoca.

I nuovi confini in linea retta, che tagliavano a metà diverse proprietà e ostacolavano i modi tradizionali di fruizione del territorio, suscitarono nuovi malumori e contese tra le comunità locali. Ne troviamo un’eco significativa in una protesta che il Consiglio generale della Mesolcina presentò alle autorità cantonali il 15 giugno 1803. Il Consiglio denunciava l’atteggiamento degli abitanti di Lumino che non rispettavano i diritti di pascolo, di transito, di accesso all’acqua nella zona di Monticello, deprecando altresì i criteri con i quali era stato tracciato il confine: «Dove mai si danno divisioni giurisdizionali con disegnare linee angolari e ritorte in una maniera si obbriobriosa come lo sono le nostre. Non ritrovasi certamente esempi negli annali che disegnano i limiti di giurisdizione come in siffatto luogo. Osservate il colle di Monticello la di cui giurisdizione ed abitanti fanno parte integrale del Cantone dei Grigioni, ritrovarsi rinserrato in un angol ..., cosicché con siffatta divisione territoriale non ha nemmeno l’acqua libera. Che diremo poi di quei poveri abitanti che son continuamente vessati da una banda di malviventi, che vieppiù s’accrescono causa la mal dissegnata divisione territoriale, dacché esciti dalle case ritrovasi ovunque sull’estero dominio? Lasciamo il pensiero a voi di quei poveri abitanti che devono sortir quotidianamente dalla loro giurisdizione per aver l’acqua, non che per andar sui suoi monti?».

Su questa mappa del 1776 è ben visibile il confine in linea retta che corre intorno alla frazione di Monticello.

Nel 1801 era stato fatto un tentativo di abolire quel confine unendo il Moesano al costituendo canton Ticino; malvista in Valle, l’aggregazione decretata dalle autorità elvetiche naufragò dopo pochi mesi nei torbidi che travolsero la Repubblica elvetica. Le questioni daziarie furono definitivamente risolte abolendo nel 1848 le dogane interne. E finalmente, alcuni anni fa, dopo il raggruppamento dei terreni, la linea di confine è stata modificata per farla coincidere con i limiti delle singole parcelle.


Bibliografia sommaria

Rinaldo Boldini, «I rapporti fra la Mesolcina e Bellinzona nei secoli», in Pagine bellinzonesi, a cura di Giuseppe Chiesi, Bellinzona, 1978, p. 111-122.

Cesare Santi, «Una lite fra la Mesolcina e Bellinzona nel 1672», Bollettino storico della Svizzera italiana, fasc.I/II, 1980, p. 69-75.

Felici Maissen, «Bündner und Eidgenossen im Streit um die Grenze bei Monticello im 18. Jahrhundert», Bündner Monatsblatt, Nr. 11/12, 1982, p. 269-303.

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