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Storia di luoghi - Luoghi della storia
sabato 19 novembre 2011.
I luoghi di San Carlo Borromeo
di Marco Marcacci

Pochi personaggi storici hanno lasciato una traccia profonda nella mentalità e nella vita religiosa del Moesano come Carlo Borromeo (1538-1584). L’allora arcivescovo di Milano visitò la Mesolcina e la Calanca 428 anni fa, nel novembre del 1583. Il mese di novembre ha del resto un ruolo importante nella vicenda del Borromeo: morì il 3 novembre 1584, fu canonizzato il 3 novembre 1610 e il giorno di San Carlo – che è anche il patrono della Svizzera cattolica – ricorre il 4 novembre.
 

Madonna del Rosario con S.Carlo (a sinistra) e S. Domenico; affresco di Francesco Antonio Giorgioli nel coro dell’oratorio di San Carlo a Lostallo.
 
Rampollo di una famiglia nobile tra le più ricche e influenti del Milanese, Carlo Borromeo fu fatto cardinale e designato arcivescovo di Milano a soli 22 anni, prima ancora di essere consacrato sacerdote, da papa Paolo IV, suo zio materno. Incaricato di far applicare le decisioni del Concilio di Trenta sulla riforma della Chiesa cattolica, prestò particolare attenzione alla Confederazione svizzera e ai Grigioni, terre dalle quali il protestantesimo minacciava di espandersi verso l’Italia.
 
Su invito dei notabili della Valle, dopo essere stato designato dal Papa Gregorio XIII (colui che ha legato il proprio nome alla riforma del calendario), il Borromeo soggiornò in Mesolcina dal 12 al 30 novembre 1583 per mettere ordine nella vita religiosa e restaurare il prestigio della Chiesa cattolica. Campione della Controriforma cattolica, si preoccupò soprattutto di arginare l’espansione del protestantesimo a sud delle Alpi. Tuttavia nel Moesano il tentativo di insediare comunità riformate era fallito già prima della visita del Borromeo. Egli dovette più che altro lottare contro l’immoralità e l’ignoranza del clero, la disorganizzazione della vita ecclesiastica, lo stato di abbandono di molti luoghi di culto.
 
Carlo Borromeo predica ai Mesolcinesi; incisione di Albertus Ronchus, Milano 1610.
 

I segni tangibili del suo intervento furono la moralizzazione del clero, il rinnovamento della vita ecclesiastica e liturgica, la diffusione dell’insegnamento scolastico, la partecipazione dei laici alla vita religiosa segnatamente attraverso le confraternite e la “tolleranza zero” verso l’eresia protestante. La sua visita nel Moesano, accuratamente preparata e gestita in modo da suscitare la massima impressione tra la popolazione, fu un successo: le prediche, le riforme intraprese, il carisma che emanava da questo uomo austero ma energico suscitarono grande ammirazione e il suo ricordo fu perpetuato in vari modi, facilitato anche dalla sua canonizzazione e dall’importanza attribuita nella Chiesa cattolica romana al culto dei santi.
 

La cappella o oratorio di San Carlo a Lostallo.
 

In quasi tutti i villaggi del Moesano vi è qualcosa che ricorda Carlo Borromeo: chiese, cappelle, altari, dipinti, statue, oggetti sacri o profani, luoghi denominati. Nella pubblicazione commemorativa per il quarto centenario della visita, se ne trova un inventario accurato non esaustivo. Possiamo menzionare la chiesa (oratorio) che gli è dedicata a Lostallo, terminata probabilmente nel 1633; di non grande pregio architettonico, l’oratorio contiene affreschi interessanti relativi al Borromeo, opera del pittore Francesco Antonio Giorgioli.
 

Carlo Borromeo brucia i libri eretici trovati a Mesocco; dipinto a olio nella chiesa di S. Rocco a Soazza. Subito dopo la sua visita in Mesolcina furono messe al rogo anche tre presunte streghe a Roveredo.
 

Nella chiesa di San Rocco a Soazza, si trova una serie di piccoli dipinti a olio che rappresentano episodi significativi della vita d San Carlo, compresa la sua azione in Mesolcina. Nella collegiata di San Vittore vi è un altare a lui dedicato, con una grande tela del 1832 che lo ritrae mentre predica ai sanvittoresi.
 

La «bruna» di S. Carlo a San Vittore, posata intorno al 1860.
 

Tra le testimonianze profane, val la pena citare la camera dove il Borromeo avrebbe alloggiato durante il soggiorno a Mesocco nella casa a Marca di sopra, oppure la “bruna” (fontana di S. Carlo) nel centro dell’abitato di San Vittore. Tra il sacro e il profano la piccola cappella nei pressi della chiesa della Madonna del Ponte chiuso a Roveredo, con una sorgente attribuita all’influenza miracolosa del santo. San Carlo è anche il nome di un insediamento montano ben conosciuto in territorio di Buseno.
 
Infine, il nome di battesimo Carlo, quasi sconosciuto nel Moesano, si diffuse parallelamente al culto popolare del santo dalla seconda metà del Seicento.
 


 
Cappella di S. Carlo presso il Ponte chiuso a Roveredo; a destra in basso la sorgente attribuita al santo.

 
Bibliografia sommaria
 

Quarto Centenario della visita di San Carlo Borromeo nel Moesano 1583-1983, con scritti di Rinaldo Boldini, Cesare Santi, Roveredo 1983.
 

Rinaldo Boldini, «Documenti relativi alla visita di San Carlo Borromeo in Mesolcina», Quaderni Grigionitaliani, 1960-1962 (anche come estratto, Poschiavo 1962, 79 p).
 

Guida d’arte della Svizzera italiana, Bellinzona 2007.

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