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venerdì 21 aprile 2006.
Proseguono le cure dei boschi di protezione del Moesano

Osservando il fondovalle del Moesano, denso di abitati e infrastrutture viarie e circondato da versanti ripidi, ben si capisce come la metà dei nostri boschi sia di protezione. E’ infatti grazie ai boschi che vaste zone di montagna sono abitabili e transitabili. Considerando l’aumento negli ultimi decenni del rischio di eventi naturali quali ad esempio alluvioni e franamenti, i boschi ricoprono una funzione sempre più importante. Laddove la protezione del bosco non è sufficiente, è necessaria infatti la realizzazione di costose opere tecniche. Per svolgere la sua funzione di protezione il bosco deve essere curato. Altrimenti, invecchiando, il bosco può andare in rovina e con esso anche la sua funzione protettiva. E proprio l’invecchiamento rappresenta il problema maggiore dei nostri boschi di protezione. Uno dei compiti forestali più urgenti è dunque la rinnovazione dei boschi con dei tagli promossi da comuni e servizio forestale del Moesano.

(Peccia): piantagione di abete rosso instabile

Le peccete a basse quote: un problema selvicolturale particolare L’abete rosso (la “pescia”) è la specie forestale “regina” delle nostre montagne: gli introiti che hanno sorretto l’economia dei comuni fino a 30 anni fa erano assicurati in principal modo proprio dal legname dell’abete rosso. Ancora oggi la maggior parte degli introiti della vendita di legname è garantita da questa specie molto versatile ed usata. Proprio per queste sue grandi proprietà e per l’importanza economica, nel secolo scorso i forestali hanno sovente impiegato l’abete rosso nelle piantagioni resesi necessarie per garantire la protezione dei paesi e delle vie di comunicazione. Questa scelta non è specifica solo per la Mesolcina bensì comune nella maggior parte della Svizzera! Oggigiorno ci si è resi conto che, mentre in montagna l’abete rosso è “di casa”, a basse quote le piantagioni con questa specie non hanno dato i frutti sperati. La crescita nei primi 50 - 80 anni è stata generalmente ottima ma, non essendo adatte a queste quote, le peccete presentano dei problemi di stabilità che possono influire negativamente sulla funzione di protezione del bosco. Alcuni problemi sono ad esempio il marciume del tronco (nel 2005 a Soazza è stata tagliata una giovane piantagione di soli 60 anni e si è constatato che più di 1/3 dei tronchi erano marci). Inoltre le radici poco profonde danno una stabilità degli alberi nettamente inferiore rispetto ed esempio al tiglio o alla rovere (specie che la natura ha predisposto per queste zone). Anche da un punto di vista ecologico, alcune ricerche hanno dimostrato che l’abete rosso a basse quote rappresenta un impoverimento del terreno e della biodiversità. Le piantagioni hanno comunque avuto l’enorme pregio di contribuire alla formazione di importanti boschi di protezione! Si tratta ora di trarre i dovuti insegnamenti e di riconvertire queste peccete in boschi con specie adatte alla zona, cioè quelle che la natura prevede. Dove è possibile, questi interventi selvicolturali si faranno in modo graduale, a lungo termine.

Zona Recint a Mesocco: boschi di protezione naturali e piantagioni e si vede anche le reti di protezione contro la caduta di sassi attualmente in fase di costruzione

Tagli nel bosco di protezione del Recint sopra Mesocco Le piantagioni sopra Darba e Logiano a Mesocco sono state create nel secolo scorso per proteggere gli abitati dagli scoscendimenti e dalla caduta di sassi. Emblematiche sono le fotografie raffiguranti lo scoscendimento tra Darba e Andergia. Il risultato delle piantagioni è ottimo: il bosco di protezione ha fatto finora il suo dovere e gli sforzi della generazione precedente sono stati ricompensati. Si tratta ora di garantire la funzione di protezione anche per il futuro. Analizzando le piantagioni di abete rosso del Recint, si è purtroppo rilevato che gli alberi presenti sono individualmente instabili: hanno una chioma troppo piccola e in alcune zone i tronchi sono marci. Resistono finché vengono lasciati tutti assieme (stabilità collettiva) ma, a medio termine, questi boschi sono destinati a crollare con conseguenze immaginabili per le frazioni. Un diradamento è pericoloso proprio per la scarsa stabilità individuale degli alberi. La soluzione proposta al Comune è dunque il taglio a porzioni della piantagione di abete rosso e la conversione in boschi con forte presenza di latifoglie, come il tiglio. L’esempio è lì a due passi: la funzione di protezione dei tiglieti, frequenti su tutto il versante sinistro di Mesocco, è infatti ottima e duratura. Per arrivare al risultato auspicato bisogna dunque tagliare i boschi più instabili e, sull’arco di alcuni anni dopo gli interventi selvicolturali, assumersi gli inevitabili ma limitati rischi di danni ai boschi vicini. Per garantire la sicurezza degli abitati dalla caduta di sassi e durante i lavori di taglio, sono attualmente in fase di costruzione delle opere tecniche di protezione.

In conclusione si può affermare che il miglior bosco di protezione è un bosco con specie adatte alla zona (copiando insomma dalla natura) e adeguatamente curato.

Luca Plozza, Ufficio forestale Grigioni centrale / Moesano

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