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Lettere dei lettori
lunedì 26 marzo 2012.
Risposta affettuosa ad una lettrice (e a tutte le altre)

Scusandomi di non averlo fatto prima, prendo alfine la penna, preceduto in questo da Giuseppe Russomanno (che qui fraternamente ringrazio) per rispondere come lui alla gentile ed arguta amica, la cui lettera dal titolo A proposito di donne mi offre il destro per precisare alcune cose.

In tutta onestà, non sono stato io a scegliere l’argomento della mia rubrica. L’idea navigava già in redazione ben prima del mio arrivo, frutto della lungimiranza (per niente maliziosa o interessata in senso....sciovinista) di un brillante collega di redazione. Io non ho fatto che accettare di occuparmene per sostituire una collega – femmina - troppo occupata. Ho accettato, nella mia scodella di chierico vagante, quel che passava, quel giorno, il convento. Né macho, né maschilista, dunque, cara Lettrice, ma semplice cronista neutrale nella sempiterna, tragicomica disputa tra Adamo ed Eva, nella quale, come tutti i veri innamorati sanno, non coesistono mai un vincitore ed un vinto, perché se uno/una dei due perde, perde anche l’altro/altra, e se, viceversa, vince l’uno/una, vince anche l’altro/altra. Se non è così, non è vero amore: è una bugia, o un’assicurazione contro gli infortuni (esistenziali).

Devo comunque ammettere che, nella mia scodella di vagabondo della verità portato su questi lidi da una piena del fiume, il cibo presentatomi era ricco ed invitante.

Da vecchio guerriero della penna qual sono, non ho certo, né mi permetto d’esibire, l’infingardaggine di dichiararmi tout court pro-femminista o anti-femminista : sarebbe troppo facile, e, non conoscendomi di persona, potreste vedermi come il Lupo travestito da Nonna per attirare Cappuccetto Rosso.

Ho un certo pudore a mostrare al primo venuto i miei argomenti più seri (li mostro solo dopo essermi assicurato, nel bene o nel male, che costui – o costei - se lo merita, perché gli – o le - interessano veramente) ed ho in più il preciso dovere (per non perdere quel poco che resta della mia leggerezza) di parlare soprattutto, come umile cronista, più che delle mie, delle scelte di vita degli altri, pardon delle altre, rendendole alle lettrici ed ai lettori il più possibile chiare e trasparenti, senza mezzucci o scorciatoie demagogiche, quindi senza appiccicarci sopra un’etichetta di comodo: capirete tuttavia molto presto, se siete buone osservatrici, anche senza tante bandiere spiegate al vento (curiosette!) da che parte sto....

Ad maiora, gentile Amica! Grazie di averci scritto : buon pro le faccia!

Mingus Neri

P.S. Dire che un uomo non dovrebbe scrivere, o riflettere, in una rubrica apposita, sulle donne (o con le donne, o per le donne) è come dire che Leonardo non doveva fare un ritratto a Monna Lisa, Beethoven non doveva comporre la sonata “Per Elisa” e Rossellini non doveva fare “Roma città aperta” con Anna Magnani.
E, inversamente, significherebbe che le giornaliste o scrittrici donne meriterebbero le critiche acidule dei maschi se inaugurassero, sul nostro giornale o altrove, una rubrica dal titolo “Gli uomini del Moesano”. E perché no? Che ci sarebbe di male? L’idea della nostra lettrice - una rubrica che rifletta su noi maschietti e sui problemi legati alle nostre mentalità – è, anzi, molto interessante, ma a condizione che sia una donna a tenerla! Perché una donna? Proprio perché così tale rubrica - così come la nostra, che è gestita da un uomo per parlare di donne alle donne e con le donne, non peccherebbe, in tal modo, di auto-indulgenza né di omertà sessuale – cioè il tacere i difetti ed i problemi del proprio sesso, censurandoli o edulcorandoli, il che succede spesso quando, parlando tra soli uomini o tra sole donne, non c’è più imparzialità nei dibattiti. In quest’ultimo caso, purtroppo, la maggior parte di noi esseri umani esprime non più ciò che pensa sia vero e sincero ma, in una complicità a volte ipocrita, ciò che gli conviene scrivere, dire o far credere a chi lo legge o a chi l’ascolta, senza alcuna remora morale, a tutto vantaggio del nostro sesso d’appartenenza.
Morale della storia: la differenza di sesso tra intervistatore o intervistatrice ed intervistato/intervistata (nel caso che ambedue siano onesti con se stessi, acuti, in forma e concentrati nel colloquio) è una garanzia supplementare di sincerità e di verità. Questo almeno è il mio parere, su cui potete, a buon diritto, non esser d’accordo con me: il dibattito è aperto, e tutti i vostri interventi firmati, col vostro consenso, saranno pubblicati.
Ciao e a presto!
Vostro Mingus

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Non consiste tanto la prudenza dell’economia nel sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio.

Francesco Guicciardini, Ricordi, 1512/30

 
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