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Politica
domenica 20 maggio 2012.
Riceviamo e pubblichiamo:
Votazione storica a Rorè
dai Consiglieri comunali favorevoli a questa revisione

Il prossimo 17 giugno i cittadini roveredani saranno chiamati alle urne per accettare o meno la revisione dello statuto comunale, che permetterebbe l’estensione del diritto di voto ai cittadini stranieri domiciliati nel Comune da almeno 10 anni.

La possibilità di esprimersi tramite votazione popolare è stata offerta alla popolazione grazie ad una mozione presentata in consiglio comunale alla fine dello scorso anno e sostenuta da circa due terzi del legislativo. Dopo il forte sostegno del consiglio comunale nei confronti di tale proposta, tocca alla popolazione avente diritto di voto ratificare o meno la scelta fatta dai rappresentanti del popolo in seno al consiglio comunale.
 
L’estensione dei diritti democratici verso un’importante frangia della popolazione straniera che vive a Roveredo (con lo statuto di domiciliato) da oltre un decennio, è per il capoluogo mesolcinese un’occasione di dimostrarsi più aperto e più democratico in un quadro generale particolarmente delicato a causa dalle crisi politiche che si susseguono all’interno del Comune da oltre quattro anni.
 
Con l’accettazione della revisione dello statuto comunale, la popolazione roveredana permetterebbe ad una nuova cerchia di persone di potersi esprimere su decisioni in materia comunale che li riguardano (modifica del tasso d’imposta, consultazioni su progetti viari, investimenti pubblici e così via) allargando l’opportunità di partecipare alla gestione della “cosa pubblica” anche a persone che sino ad ora non hanno avuto l’occasione per farlo.
 
Per permettere a Rorè di distinguersi positivamente in un difficile momento di crisi e per estendere uno dei più fondamentali diritti democratici, votiamo un convinto “SI” alle votazioni comunali del prossimo 17 giugno.

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Non consiste tanto la prudenza dell’economia nel sapersi guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in sapere spendere con vantaggio.

Francesco Guicciardini, Ricordi, 1512/30

 
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