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sabato 1 luglio 2006.
Le separazioni e le fusioni comunali

Nei recenti anni sulla stampa scritta e alla radio e televisione ho visto e sentito che ci sono molte opinioni in merito: chi è assolutamente contrario e chi perora la causa con insistenza. Il mio modesto parere è che non ci si possa basare per risolvere la problematica solamente su criteri geografici, linguistici o finanziario-economici, ma è necessario tener presente anche ciò che ci sta alle spalle nei secoli scorsi in campo politico e storico.
Voglio qui rammentare un fatto storico ormai nel dimenticatoio, cioè quella che fu la separazione giurisdizionale della Calanca Interiore nel 1796 dal resto del Comungrande di Mesolcina-Calanca.
Nella prima metà del Cinquecento, quando si trattò di trovare il sistema per liberarsi dal giogo della Signoría dei Trivulzio in nostri antecessori furono molto uniti e con molta astuzia ed acume, nonché enormi sacrifici finanziari trovarono il modo di risolvere il problema. E il 2 ottobre 1549 a Mendrisio venne firmata la Magna Charta della nostra libertà che oggi si potrebbe definire indipendenza da ogni giogo straniero. I Trivulzio ben presto si pentirono del pessimo affare fatto e cominciarono subito una enorme serie di liti giudiziarie per rientrare in possesso della Signoría di Mesolcina, ma non ci fu nulla da fare, poiché i tribunali competenti erano in mano ai nostri spesso oggi vituperati concantonesi delle Tre Leghe, che da buoni montanari ci difesero a denti stretti. E dopo oltre un sessantennio i Trivulzio abbandonarono la partita poiché per loro non c’era più niente da fare.
E così, dopo il 1549, finalmente liberi e indipendenti, membri con tutti i diritti della libera Repubblica delle Tre Leghe fin dal 1496, per noi si cominciò una nuova vita. Ma purtroppo, appena liquidati i Trivulzio, i nostri cari antenati, non trovarono di meglio che cominciare in modo piuttosto deciso a litigare tra di loro. I Calanchini, per esempio, pretesero subito di potere amministrare in proprio la giustizia civile e penale, senza interferenze mesolcinesi; il Vicariato di Roveredo cominciò a litigare con quello di Mesocco per via che pretendeva un maggior numero di giudici nel Tribunale di Valle, sulla base della popolazione e delle spese amministrative.
I Calanchini, che giustamente Giovanni Antonio a Marca ha definito come gente più rude e selvaggia dei Mesolcinesi, cominciarono subito col mettere in pratica le loro idee e in Val Calanca eressero una forca e una berlina, per amministrare la giustizia a modo loro. Ovviamente con violente proteste dei Mesolcinesi. Cominciò una grande lite giudiziaria davanti ai tribunali della Lega Grigia e delle Tre Leghe, che si risolse, dopo oltre un sessantennio, all’inizio del Seicento con la condanna della Calanca a dover rimanere come all’antico solito ossia adeguarsi a quello che in campo giudiziario si faceva fin dal Medioevo e ovviamente a smantellare la forca e la berlina che avevano eretto in Arvigo.
I bravi Calanchini dovettero accettare la sentenza che imponeva loro di nemmeno più neanche parlare per i prossimi 200 anni della separazione giurisdizionale. Cosa che lodevolmente fecero.
Ma poi, subito dopo la Rivoluzione francese i Calanchini cominciarono di nuovo ad agitarsi chiedendo la separazione giurisdizionale dal resto del Moesano, guidati in particolare da quella grande personalità che fu il Landamano Pietro Demenga di Augio. Ne nacque un enorme litigio giuridico davanti alle massime istanze giudiziarie della Lega Grigia e delle Tre Leghe, con ricorsi e controricorsi. Alla fine del 1796 la Calanca interna riuscì nel suo intento ed ottenne la agognata separazione giurisdizionale. E dal 1796 fino al 1851 la Calanca interna, pur continuando ad appartenere alla Lega Grigia prima e al nuovo Cantone dei Grigioni poi, si resse da sé stessa, sia in campo amministrativo, sia in quello giudiziario. Poi nel 1851 venne varata la Legge cantonale sui Circoli e sui Comuni e il Moesano venne suddiviso in tre Circoli: Mesocco, Roveredo e Calanca e in 20 comuni (11 in Calanca e 9 in Mesolcina).
Nell’autunno del 1796 oramai la Calanca interna si era definitivamente separata ed era persa. Tra i molti tentativi per impedire la disgregazione del resto nel Comungrande di Mesolcina ce n’è uno che propongo nella trascrizione integrale e che servì a mantenere unita la Calanca esteriore.

In nomine Domini: Anno ab ejusdem nativitate Mille Sette Cento nonanta sei, Indizione Romana Decima quarta; in giorno di venerdì, ventesimo primo del mese di ottobre, in Roveredo [21.10.1796].
Dacché per decreto della General Dieta tenuta in Coira l’anno corrente sotto data del giorno 22 del scorso settembre, venne annullata la famosa contumaciale sentenza lata in Reichenau da una ristretta Deputazione della Straordinaria Radunanza di Stato l’anno 1794, il 14 del mese d’agosto; rimaneva l’affare della Separazione dalla Squadra di Calanca pretesa, ridotto a tale stato, che la medesima per ottenere l’intento altro mezzo più non aveva se non che: o di venire a patti con le 3 Magnifiche Squadre della Val Piana opponenti [Mesocco, di Mezzo e Roveredo], o pure d’intraprendere contro esse una nuova lite.
Quindi le 4 Mezze Degagne di Santa Maria, Castaneda, Busen e Cauco, ammaestrate da un canto dall’esperienza del passato quanto dannosa per li dispendi rechino le liti, e quanto incerte per l’esito; e dall’altro fatto avvedute di gravissimi inconvenienti, disturbi e mali; de quali la separazione, se fossasi ottenuta, o potesse ottenersi ne sarebbe stata troppo sicura e feconda sorgente; bramosa pertanto di sottrarsi una volta per sempre alle già assaporate, e alle possibili, e prevedute funeste conseguenze, si sono risolte di ritornare alla anticha unione colle prelodate Magnifiche 3 Squadre sotto le convenzioni che qui in seguito si anderanno specificando, quali condizioni doveranno per l’avvenire, sin in perpetuo essere inviolabilmente ed a pontino osservate, sì dall’una che dall’altra parte, sotto pena di scudi milla e refazione di tutte le spese e danni contro la parte mancante, esigibili senza riserva, ricorso, o formalità di Giustizia, e sotto la reale e personale responsabilità viceversa riconvenibile in ogni luogo e territorio della parti contraenti, come pure sotto perdita d’ogni dirittto, prerogativa e privilegio aquisibile alla parte osservante, delle presenti convenzioni, perché essi hanno reciprocamente promesso, convenuto e stipulato, riservato alle 3 Squadre il diritto di riunire le altre 4 Mezze Degagne non concorse al presente aggiustamento [ossia la Calanca interiore], senza però che alle succennate resti deteriorato alcun ponto o vantaggio delli aquistati mediante il presente concordato quanto all’interesse.
1° - Vi saranno per l’avvenire tre Landamani in Mesolcina, uno a Mesocco, l’altro a Roveredo, e il terzo in Calanca, il quale vien concesso alle 4 Mezze Degagne, con tutte le prerogative che godeva da prima la Squadra di Calanca intiera nel paese, e quanto al Messo alle Diete ed altro fuori di esso la sua attangente a porzion di Squadra, ed in altre con quei diritti e privilegi che saranno in seguito specificati.
2° - Resteranno le Giurisdizioni Civili così separate che nissuna di esse possa immischiarsi nelli affari dell’altra, e cosicché nissun individuo sia tenuto rendere alcun conto fuori che alli Superiori Dicasteri della sua, in solita forma.
3° - Per particolar condiscendenza alle 4 Mezze Degagne, si concederà per l’avvenire che in mancanza del Landamano presidente tenga Bacchetta il Tenente di Residenza, indi subentrerà il Landamano di Mesocco a Roveredo, quel di Roveredo a Mesoccco, indi quel di Calanca in qualunque luogo, si che in qualità di landamano nell’antico solito, come starà il Capo di Calanca nominato nelle sentenze e pubbliche Gride a riguardo alla formazione dei processi ne’ quali necessiti il Consiglio del Capo, doveranno allorché saranno formati in Calanca andar intesi fra di loro li due Capi di Roveredo e Calanca.
4° - Siccome si riguarda per troppo necessaria al bene del Pubblico la formazione d’una nuova Legge, si doverà questa compilare ed essere pronta per la nuova elezione delli Offiziali, affinché su d’essa possano prestare il Giuramento, ed in essa si procurerà al più possibile ogni mezzo per togliere le pratiche, le composizioni e l’esorbitanti spese dell’offizio, e per impedire qualunque ingiustizia ed oppressioni. E se questa nuova Legge portasse un Consiglio segreto, il Landamano di Calanca sia a jure Giudice del Segreto senza elezione, e resti eleggibile solo il secondo Giudice.
5° - Per ciò che concerne le taglie [imposte dirette] si starà al Capitolo di Lega, fuorché per ponti, ripari, acquadotti, porte, anditi e simili, a quali i beni stabili debbano essere sottoposti.
6° - Riguardo a fatti criminosi successi pria della Sentenza di Reichenau, saranno i processi purgati in compagnia, come anche li posteriori, quelli poi sono di già composti, tanto da una parte che dall’altra, si terrà per buono, con patto che vengano vicendevolmente conteggiate alla Camera le solite spese, senza altra spiegazione donde vengano e per tutto quanto riguardo la presente causa, si concede amnistia generale, estendibile anche a tutto il contenuto nella sentenza del 1595.
7° - Pagheranno le 4 Mezze Degagne contraenti una sol volta per indennizzazione delle spese nella presente lite quali ascendono a £ire 16’500 alle tre Squadre £ire di Milano quattro milla, oltre duecento e cinquanta scudi, per mantenimento delle strade, tenor instrumento dell’anno 1789, quale resta riguardo alle sudette Mezze Degagne casso e di niun valore, ed al pagamento del totale si concedono quattro anni di termine annesso il suo fitto passato il prossimo mercato di maggio e con ciò si lascia a loro disposizione, la parte a loro competente del Dazio che delli Offizi di Valtellina.
8° - Mediante il pagamento o polizze tenor termine sudetti saranno restituiti alli membri delle 4 Mezze Degagne i beni rispettivi esegutati di lor ragione, riservati però i beni delle altre quattro Mezze degagne, non concorse nel presente accomodamento, e nel caso che i beni restanti dopo fatto restituzione d’appartenenza di quest’ultimi non fosse sufficiente per coprire le Magnifiche 3 Squadre delle spese successe, e possibili, le 4 Mezze Degagne contraenti sian tenute dar braccio per esegutarne tanti quanti corresponderanno al bisogno dei beni non concorsi giacenti sul territorio delle prime.
9° - Si concede per questa sola volta a scanso di spese ed incomodi che posseno le 4 Mezze Degagne eleggersi li officiali nel numero necessario per esser presentati al Consiglio di Fiera [la fiera di San Gallo in ottobre a Roveredo], ritenuta però la carica di Fiscale pel Signor Vicario.
E per ultimo tanto le Magnifiche 3 Squadre, quanto le 4 Mezze Degagne si obbligano alla garanzia e manutenzione del presente reciproco contratto sotto le clausule espresse nel preambolo. E le Magnifiche 3 Squadre promettono ogni loro assistenza in ogni ragionevole pretesa che potrà loro competere contro le altre 4 Mezze Degagne, siccome contro ogni molestia e vessazione che alle contraenti potesse essere intentate.

Dato e stipolato in Roveredo sotto la signatura e sottoscrizione de Signori Deputati delle 3 Squadre ad approvazione de loro Popoli e da quelli delle 4 Mezze Degagne già accettanti a nome del lor pubblico tenor lor instruzioni.
Landtvogt Enrico de Sacco, deputato affermo manu propria - Podestà Clemente Maria a Marca deputato affermo manu propria - Fiscale Pietro Giulietti deputato affermo manu propria - Giudice Fedele Toscano deputato affermo - Landama Giuseppe Toschini deputato affermo manu propria - Antonio Filippo Maffei affermo.
Domenico Righino affermo come Console di Castaneda - Giuseppe Antonio Vicario deputato affermo - Giuseppe Antonio Bittana Console di Santa Maria affermo - Giovan Angelo Zanotta deputato e Console di Busen - Console Pietro Fumi deputato di Busen - Console Domenico Contino [di Cauco] affermo.

Li 23 ottobre 1796, Roveredo e Mesocco Il qui retroscritto istrumento fu letto avanti li rispettivi Popoli delle Magnifiche tre Squadre, e da questi venne pienamente approvato, ed accettato con ordine di farne tre originali sottoscritti dai due nostri Signori Landamani Reggenti, dagli attuali nostri Cancellieri, e dai Magnifici Signori Consoli Reggenti delle rispettive Comunità, coll’apposizione dei due sigilli pubblici. In fede:
Giuseppe Maria Nisoli Landamano Reggente di Roveredo - Giovanni Antonio a Marca Landamano Reggente di Mesocco - Console Bernardo Toscano - Giovan Antonio Ciocco Console - Giacomo Fasani Console - Giacomo Cotelli Console - Tenente Domenico Togni d’ordine del Signor Giudice Stevenoni Console Reggente di San Vittore - Martino Sala Console di Campagna - Pietro Rampini Console di Guerra - Carlo Tognola Console - Pietro Giulietti fu Landama Console di San Fedele - Domenico Giboni Console di Toveda - Podestà Clemente Maria a Marca a nome del Signor Bolognini Console Reggente di Leggia - Francesco Righetti Console Reggente di Cama - Filippo Maria Nisoli d’ordine del Signor Console Uldarico Verza di Verdabbio - Giuseppe Perfetta Console di Soazza - Antonio Tonolla Console di Lostallo - Domenico Togni Cancelliere del Vicariato di Roveredo - Pietro Corfù Cancelliere del Vicariato di Mesocco - Landama Reggente Giovanni Antonio Righino.

La Carta originale oltre alle sottoscrizioni è munita di sei sigilli. Ho trascritto anche i nomi di tutte le personalità che sottoscrissero il documento, così da dare un’idea di chi erano coloro che ci governavano alla fine del Settecento.

Cesare Santi

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Se vuoi essere rispettato dagli altri, la cosa più grande è rispettare te stesso.
Solo in quel modo, solo con il rispetto di te stesso tu obblighi gli altri a rispettarti.

(Fëdor Dostoevskij)

 
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