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Storia di luoghi - Luoghi della storia
mercoledì 30 maggio 2012.
I “palazzi scolastici” del Moesano (3)
di Marco Marcacci

Il «Collegio Malvezzi» a Roveredo

Chi percorre la Caraa de Toveda a Roveredo, che dal nucleo di Piazèta sale in direzione di San Fedele, s’imbatte a un certo punto in un bel portale sul quale è ancora leggibile una scritta un po’ sbiadita: COLLEGIO MALVEZZI SCUOLA ELEMENTARE GINNASIALE E DI FILOSOFIA

Il portale lungo la Caraa de Toveda segnala l’ubicazione del Collegio Malvezzi (1834).

Quell’iscrizione, vecchia di quasi 180 anni, racconta un capitolo della storia dei profughi italiani in Mesolcina. Per la sua posizione strategica e geografica la Mesolcina ha attirato spesso rifugiati ed esuli politici: dai protestanti locarnesi esiliati nel 1555 ai profughi italiani durante la Seconda guerra mondiale. Intenso il via vai di esuli politici nella prima metà dell’Ottocento. Nel 1814 anche i membri del governo ticinese dovettero riparare per alcuni giorni a Roveredo e poi a Soazza, poiché minacciati nella loro incolumità da un’insurrezione armata. Nel 1815 soggiornò a Roveredo il poeta Ugo Foscolo. Dal 1821 troviamo invece spesso in Mesolcina carbonari e cospiratori degli Stati italiani, nemici dei governi al potere in Lombardia e in Piemonte. La loro presenza in Valle si spiega con vari motivi: il Canton Grigioni era meno esposto del Ticino alle pressioni e rappresaglie del governo sardo-piemontese o di quello austriaco che regnava sul Lombardo-Veneto; nel contempo, la vicinanza con il Ticino permetteva ai rifugiati di mantenere i contatti con i liberali ticinesi e con la tipografia elvetica di Capolago, vera officina di propaganda risorgimentale in direzione dell’Italia; anche il fatto di trovarsi in un paese di lingua e cultura italiana li facilitava probabilmente nel vivere quotidiano. Essi crearono in valle gabinetti o circoli liberali, invisi ai conservatori locali, frequentati da elementi indigeni e rifugiati. Liberali e progressisti nutrivano simpatia per questi uomini di cultura, dei quali condividevano gli orientamenti politici e sui quali si appoggiavano per riformare in senso democratico le istituzioni del paese. I conservatori li guardavano con sospetto e si attivavano per farli allontanare dalla Mesolcina. Tra loro il commissario Giuseppe Maria Togni di San Vittore, che teneva informata la polizia austriaca di Milano sull’agire dei profughi.
Lettera dell’ottobre 1835 con la quale il governo ticinese revoca l’ordine di arresto contro il sacerdote Luigi Malvezzi «attualmente dimorante in Roveredo».

Tra i profughi che soggiornarono a Roveredo intorno al 1835 troviamo anche il sacerdote Luigi Malvezzi (1806-1886), fuggito da Milano nel 1833 perché compromesso con l’organizzazione mazziniana della Giovine Italia. Malvezzi si era recato dapprima a Locarno, dove grazie all’aiuto finanziario di amici ticinesi, aveva aperto una scuola. Alla fine dell’anno, il governo ticinese minacciò di espellerlo: decise quindi di spostarsi in Mesolcina. Si trovava certamente a Roveredo nel marzo 1834, quando pronunciò nella chiesa di San Giulio l’orazione funebre per Francesco Bonardi (1767-1834), sacerdote piemontese carbonaro ed ex giacobino, che pure aveva peregrinato tra il Ticino, la Calanca e Roveredo, dove era deceduto il 9 del mese.
La lapide (con alcuni errori di data) in ricordo di Francesco Bonardi, all’entrata del sagrato di San Giulio.

A Roveredo Malvezzi aprì un collegio nell’autunno del 1834, come si può desumere dall’annuncio pubblicato sui giornali ticinesi. La scuola si trovava certamente nella casa Ciocco-Nicola in Toveda, che all’epoca apparteneva alla famiglia Broggi. L’ubicazione sembra confermata, oltre che dalla scritta sul portone, dall’indicazione nell’annuncio promozionale: il locale era situato «assai discosto dal fiume Moesa su deliziosa collinetta»; poiché la Mesolcina era stata devastata a fine agosto 1834 da una catastrofica alluvione, si capisce il perché di quella precisazione.
L’annuncio apparso sul giornale liberale «L’Osservatore del Ceresio» (12 ottobre 1834) in occasione dell’apertura del collegio a Roveredo.

Il programma d’insegnamento andava dalla scuola elementare alla “filosofia” (liceo), ossia permetteva di compiere tutto il ciclo di studi medi. Nella scuola insegnavano oltre al Malvezzi stesso due altri rifugiati italiani, un Bruni e un Torricelli, entrambi piemontesi. Per meglio far accettare il collegio dalla popolazione e dalle autorità, la sorveglianza fu affidata a due notabili del luogo. Dopo appena un anno, nel 1835, Malvezzi fu costretto a ridimensionare le sue ambizioni, rinunciando al ciclo liceale: in compenso si offriva di insegnare gratuitamente ai poveri di Roveredo e San Vittore «per meglio meritarsi la stima e la benevolenza della magnifica comune di Roveredo e del lodevolissimo Governo». Il secondo anno d’esistenza del collegio fu certamente anche l’ultimo. Nel settembre 1836 Malvezzi scrisse da Locarno al governo milanese, chiedendo di poter rientrare in patria senza essere molestato. Ottenne il passaporto, ritornò a Milano all’inizio del 1837. Nel 1848, avendo preso parte ai moti rivoluzionari, fu di nuovo costretto ad esiliarsi e si recò in Francia. Rientrò in patria nel 1859 e si fece un nome nella storia dell’arte e nella restaurazione di quadri. Morì nel 1886. A Roveredo, a ricordare i sacerdoti «carbonari» Bonardi e Malvezzi sono rimaste una lapide in San Giulio e un portone con una scritta quasi «esotica».

Bibliografia sommaria

Rinaldo Caddeo, Le edizioni di Capolago. Storia e critica, Milano 1934, p. 335-340.

Antonio Marcelliano Zendralli, Profughi italiani nei Grigioni, «Quaderni grigionitaliani», XVIII, 1948-1949, p. 204-217.

Arturo Bersano, L’abate Francesco Bonardi e i suoi tempi, Torino 1957.

Giuseppe Martinola, Gli esuli italiani nel Ticino, I, 1791-1847, Lugano 1980.

Marco Marcacci

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Pazienta per un poco: le calunnie non vivono a lungo.
La verità è figlia del tempo: tra non molto essa apparirà per vendicare i tuoi torti.

Immanuel Kant

 
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