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Fuori regione
sabato 6 ottobre 2012.
La procura di Reggio Calabria mette in guardia Repower dalla Mafia

L’azienda elettrica grigionese Repower pianifica in Calabria una centrale a carbone della potenza di 1320 MW. La “Südostschweiz” di ieri riferisce che, secondo il procuratore Anti-Mafia Nicola Gratteri, la ndrangheta cercherà sicuramente di mettere le mani sull’affare e ha già previsto un introito nelle proprie casse di circa 40 milioni di Euro che potrà venire dalla realizzazione dell’impianto carbonifero. La centrale è stata progettata dalla SEI S.p.A., una consociata della Repower. La multinazionale elvetica nel disperato tentativo di difendere, contro ogni evidenza, il discusso investimento sul carbone, assicura che è pronta a cautelarsi contro pressioni e richieste sleali , attraverso “severi controlli” nell’aggiudicazioni dei lavori, nelle assunzioni e nella gestione, in ottemperanza al così detto “Patto di legalità”. L’efficacia di questa certificazione è, però, contestata, con giuste argomentazioni, dagli oppositori alla centrale. Essi esigono piuttosto dal Governo Grigionese, che detiene il 46% delle azioni di Repower, una vigilanza serrata e un controllo “a monte” dei soci e collaboratori italiani dell’azienda quotata in borsa. Va sottolineato che la centrale a carbone pianificata da Repower – che detiene ben il 57,5 % della SEI S.p.A - condiziona investimenti per 2 miliardi di Euro.

Come riportato nell’edizione di’ieri della “Südostschweiz”, il sostituto procuratore della repubblica di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, si dice certo che la Mafia reclamerà una tangente del 4% e che s’ intrometterà nell’assegnazione degli appalti. La Radiotelevisione svizzera di lingua italiana ha già divulgato queste asserzioni del “cacciatore di mafiosi” Gratteri, peraltro profondo conoscitore delle pregresse vicende del territorio di Saline Ioniche, nella sua trasmissione “Ombre e carbone”: “Io commerciante se decido aprire un negozio in un comune” - ha esemplificato il noto magistrato che vive sotto scorta - “devo prima chiedere il permesso al capo mafia altrimenti il negozio non lo posso aprire. Sicuramente qualcuno andrà chiedergli una mazzetta del 4%. Sicuramente qualcuno andrà dirgli di chi dovrà eseguire i lavori di costruzione. Fino l’altro giorno era ancora così. La settimana scorsa è stato così. Da decine oramai da un secolo è stato così”.

Secondo la Südostschweiz, la Repower vorrebbe proteggersi da una cooperazione forzata con il crimine organizzato semplicemente attraverso i Certificati Antimafia. Essa, in sostanza, sottoscriverebbe i contratti per la costruzione della centrale a carbone esclusivamente con aziende che fanno parte del “Patto di Legalità”.

“Purtroppo” - dice Markus Keller, membro dell’associazione grigionese “Futuro invece di carbone” – “è dimostrato che concedere i certificati esclusivamente ad aziende che dichiarino di non assoggettarsi alle ferree leggi della Ndragheta, al di là delle buone intenzioni, non basta a scongiurare il pericolo. In Calabria, ma non solo, si è dovuto prendere atto che questi certificati vengano facilmente aggirati tramite delle “finte” delege”.” La ministra italiana della Giustizia Paola Severino e il capo della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), Piero Grasso, forti di una collaudata esperienza, esternano anche pubblicamente i loro dubbi sull’utilità del sistema.

Nic Rüdisühli, Presidente di “Futuro invece di carbone”, esige perciò dal Governo Grigionese che esso adempia al suo obbligo di preventiva vigilanza: “Dubitiamo” – egli dice – “che Repower abbia sottoposto i suoi collaboratori in Italia a quel sistematico e rigoroso controllo di sicurezza, che per le zone a forte presenza mafiosa sarebbe urgentemente necessario. Anche il Governo Grigionese, con la sua compartecipazione del 46% alla multinazionale energetica, dovrebbe mettere gli occhi con meno distrazione sugli affari e sulle alleanze che Repower fa in Italia.”

Il terreno dell’area ex industriale, che in parte è ormai di proprietà di Repower, è già stato gravato da attività della criminalità organizzata. Dopo il fallimento di un grosso progetto industriale il porto annesso è stato usato per affari illegali di droga e armi.

Ormai emerge da numerose sentenze e inchieste come la ‘Ndragheta viene gestita secondo i criteri di una moderna azienda con filiali (“locali”) in tutto il globo e si contraddistingue per il la discrezione e riservatezza dei suoi membri. Si comporta come una società segreta, ha una forte organizzazione gerarchica e prende in prestito antichi riti religiosi come per esempio il battesimo per allargare la propria base associativa. Attraverso le tangenti, la prostituzione, la droga, il contrabbando d’armi e i vari reati ambientali, a partire da quello relativo ai rifiuti, le sue attività illegali si sono ampliate. Si è estesa, parallelamente, in un processo di modernizzazione, la penetrazione in aziende con un grande volume d’affari, nella politica e nella giustizia. Neanche la Svizzera sotto questo aspetto può dirsi immune. Lo conferma la scoperta risalente a tre anni fa di una propaggine della ndrangheta calabrese, nei dintorni di Frauenfeld, con più di 49 membri. Occhi ben aperti, dunque. Pensarci prima è meglio!

Contatto:

Markus Keller, Co-Presidente Futuro invece di carbone, reponsabile per l’Italia cell. 076 316 92 37, markus.keller@myblueplanet.ch Nic Rüdisühli, Presidente Futuro invece di carbone, zukunftstattkohle@sunrise.ch

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Chi non sa sorridere non apra bottega.

(Proverbio cinese)

 
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